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Voglio piu’ Stato! Autorevole, snello ed efficiente. Ora vi spiego perche’

Vi ripropongo questo mio articolo pubblicato il 2 Marzo 2012. 

Lo faccio dopo aver letto l’articolo pubblicato oggi dal Direttore Blondet Tremonti e Giannino – Secondo me, Sono Complementari (di Maurizio Blondet), ed in particolare un passaggio che qui sotto vi propongo (specie la frase in grassetto evidenziata), e che si integra perfettamente con l’articolo che segue.

Probabilmente  si detestano. Ideologicamente, sono – o appaiono – agli antipodi. Giannino un super-liberista, riterrà Tremonti uno “statalista”, un “socialista”.  Per Tremonti, l’altro sarà l’esemplare del “mercatista” selvaggio.  Ora, io dò ragione a Giannino quando strilla sdegnato che “lo stato è ladro”, e che non fa’ mai il “bene comune”, ma solo quello delle lobbies parassitarie che l’hanno occupato: in Italia è effettivamente così,   è scandalosamente così, e il settore pubblico va’ smantellato per scacciarne i parassiti che ciucciano le nostre tasse  dissanguando i cittadini e le imprese, il paese ha davvero bisogno di una ventata liberista, occorre davvero “affamare la bestia”.  Non gli dò ragione quando – con gli estremisti ultra-liberisti del Bruno Leoni, gli Al-Qaeda della scuola austriaca  – sostiene che “ogni” stato è solo  parassitismo e usurpazione  e sfruttamento del privato. Questa posizione auspica o crede possibile una sparizione dello stato, sostituito del tutto dal “mercato”:  ciò la rivela come  una ideologia. Molto vicina a quella di Marx, di cui si crede contraria. Anche  Marx e i marxisti profetizzarono il “deperimento” dello stato  – secondo loro,  organo  repressivo della borgesia sfruttatrice – e la sua graduale definitiva scomparsa, nella libertà comunista dove, tolta la proprietà privata,  non ci sarebbe stato più bisogno di leggi, obblighi e polizia.   Si sa com’è andata a finire quella storia.  Il liberismo selvaggio globale, il rifiuto di ogni regola pubblica ed ogni freno sui mercati finanziari,ci sta portando verso qualcosa di simile: un regime di miseria, spoliazione ed oppressione. Anzichè deperire  per lasciar posto alla benevola (per Adam Smith) “mano invisibile del mercato”,   gli stati  sono stati occupati da oligarchie finanziarie e burocratiche  che  comandano ai politici comprandoli.
 La  scomparsa dello stato è un’utopia ideologica, ancorchè di moda anche fra gli eurocrati. Continuerà ad esistere, perchè è la protesi necessaria  della vita in società. Ogni società è infatti in gran misura  anche “dis-società”,  dissociazione di gruppi d’interesse particolare pullulanti,  per tenere a bada i quali è necessaria la polizia, il diritto, il tribunale, un centro che faccia prevalere l’interesse generale, una qualche idea o “dottrina” del bene  pubblico;  occorre anche una forza reale che convinca o costringa  gli interessi particolari a “fare qualcosa di grande assieme”. Questa dovrebbe essere incarnata nello stato.  
Siccome non scomparirà,  lo stato, tanto vale farlo funzionare meglio. Come in Gran Bretagna, Francia, Germania, dove una qualche coscienza del bene comune anima quegli stati.  Lo stato italiano,  con le orrende Regioni,  non è normale;  è un caso di patologia, che va’ curata.  Questo non lo faranno certo i “partiti politici”, che infatti hanno lasciato il timone a Monti, il tecnocrate-incapace, e si propongono di continuare a reggere Monti e loro restare sotto ad arraffare.  Occorrono persone come Giannino. Occorrono persone come Tremonti, a cui magari dare il nostro voto e  la nostra  forza come cittadini che non godono di privilegi. Siamo   già così pochi; e ci dividiamo.   Tremonti e Giannino stanno su sponde opposte. Perchè non vedere, invece, che sono complementari?  Giannino porta idee utili per lo snellimento dello stato, per sfrondarlo di lacci e mediazioni politiche improprie; Tremonti   ha a cuore mettere un freno ai “mercati” distruttivi, e si interessa di più a restituire allo stato la sua potenza, sovranità ed autonomia dalla speculazione globale.  In qualche modo, hanno ragione entrambi.  Si occupano di livelli diversi dell’economia.  E  Stato “forte” non significa stato invadente, super-regolante l’iniziativa privata e super-tassante; al contrario, quello  è uno stato debole, come vediamo.  Uno stato “piccolo” è quello che, non avendo le mani in pasta in mille regolazioni e mediazioni losche, ha agio di prendere le decisioni strategiche: battere i pugni sul tavolo a Bruxelles, minacciare la Germania di uscire dall’euro,   esigere eccetera.

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(notate qualche differenza?)

Premetto: non sono impazzita. Voglio piu’ Stato !

Destra e Sinistra

Spesso in Italia (e nel mondo) il dibattito politico si incentra su Destra e Sinistra. Politici e gente comune discutono e si dividono. Il confine tra destra e sinistra spesso e’ posto nella richiesta da una parte di minore tassazione e maggiore iniziativa private da una parte, e maggiori spese pubbliche e solidarieta’ dall’altra. Ovviamente le destre e le sinistre si differenziano per altri aspetti, ma fondamentalmente la differenza piu’ rilevante e’ quella appena destritta.

Vorrei brevemente farvi riflettere su una questione a mio avviso fondamentale, che stranamente non e’ posta al centro dei dibattiti politici ne’ del quotidiano discutere della gente comune, vale a dire l’efficienza dello Stato e delle Amministrazioni Pubbliche. Tale aspetto a mio avviso e’ piu’ importante dei temi di discussione che quotidianamente dividono la gente.

L’efficienza in economia: dare servizi adeguati al livello di tassazione richiesto

In Italia (e non solo) questo tema e’ poco affrontato. Si fanno grandi discussioni sull’ammontare delle tasse e delle spese, sull’evasione, sulla qualita’ dei servizi, ma difficilmente si mettono in connessione tutti questi parametri. In Italia, il livello di spreco ed inefficienza e’ enorme, come ho provato a dimostrare scrivendo alcuni articoli nel programma di riduzione da 200 miliardi proposto in questo sito. Oltre 100 miliardi di riduzione della spesa pubblica sono ottenibili con un criterio banale: “imitare I migliori”. In sostanza prendere per un tema di spesa la realta’ territoriale piu’ efficiente in Italia (che spende meno e da’ servizi migliori) e verificare il risparmio atteso a livello globale, tra l’altro con incrementi della qualita’ dei servizi. Il fatto che questi temi siano taciuti a livello di classi dirigenti del paese, ma anche di gente comune, e’ una sorta di tragedia nazionale.

Vi rammento che nella classifica mondiale delle qualità delle prestazioni offerte dalle istituzioni pubbliche, stilata dal World Economic Forum (Wef), il nostro Paese si piazza al 97° posto, e simultaneamente l’Italia e’ in testa alle classifiche relative al livello di tassazione sulle Imprese.

Arriviamo ora alla mia richiesta di piu’ Stato. La richiesta non si limita alla maggiore efficienza (meno spese e migliori servizi), ma essenzialmente alla capacita’ dello Stato e delle classi dirigenti amministrative e politiche, di guidare un paese nella direzione corretta.

Pensate all’Italia e fatevi alcune domande: secondo voi l’Italia ha una politica energetica? Ha una strategia chiara nelle infrastrutture?  Ha le idée chiare su come mettere I cittadini tra 20 anni nella condizione di vivere in una realta’ competitive e migliore di oggi? Direi di no. Potete aggiungere tante alter domande da voi.
Faccio un esempio banale: fatevi un giro in Alto Adige o in Svizzera e vedrete per esempio certi paesini, molto ordinati, con una pianificazione dell’edilizia ordinate, e case fatte tutte con un certo stile. In queste realta’ manca l’iniziativa private? No di certo, ma gli amministratori hanno una vision di lungo periodo e vigilano e regolano quest’aspetto al meglio. Fatevi poi un giretto in qualsiasi periferia di citta’ italiana e vi troverete un caos urbanistico spesso scandaloso. In sintesi l’iniziativa privata e’ regolata da una burocrazia asfissiante, ma del tutto inutile, visto che alla fine non preserva il contesto e lascia ai posteri brutture orribilanti.

Estendendo questo concetto, la mia conclusione e’ che lo Stato e le Amministrazioni Pubbliche in genere non hanno alcuna visione strategica organica per il futuro ed hanno abdicato al ruolo essenziale, non solo di dare servizi compatibili con le tasse riscosse, ma pure di pianificare il futuro e governare il presente in funzione di cio’ e del buon senso. I dirigenti politici italiani generalmente non governano un bel niente a livello di processi, e si fanno da scudo con una burocrazia elefantiaca e spesso inutile e dannosa, proprio per l’incapacita’ di pianificazione strategica.

In sintesi e’ necessario:
a)      uno Stato ed amministrazioni pubbliche  efficienti nelle proprie spese e processi (in pratica spendere meno e meglio, dando servizi in linea con quanto pagano I cittadini)
b)      che lo Stato e le classi politiche ed amministrative abbiano delle visioni strategiche per il futuro della nazione, e che siano in grado di gestire il presente in funzione di cio’ (cio’ non significa affatto che lo Stato entra maggiormente in economia, ma semplicemente che si ritaglia un ruolo piu’ autorevole di guida per il futuro dell’intera nazione, preoccupandosi che I cittadini si muovano in economia in modo tale che la loro iniziativa privata sia ben spesa anche per le generazioni di domani)

Vorrei che entrassero nei dibattiti nazionali, anche tra la gente comune, I temi di passare da uno Stato (e da una PA) inefficiente, burocratico, spendaccione ad uno efficiente, regolatore e con una capacita’ strategica ed una vision del future orietata dal buon senso.

GPG Imperatrice

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