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Sulla vittoria di Tsipras. Previsioni e bilancio provvisorio (di Diego Fusaro)

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Tsipras ha vinto, come si era previsto. Con lui ha vinto la protesta contro l’austerità, contro il regime neoliberale, contro la finanza e contro le banche. Occorre capire – questo il punto – se tale protesta sia efficace o resti soltanto un astratto proclama incapace di incidere sui reali rapporti di forza.

 

L’Europa federale dei popoli fratelli e democratici, del lavoro e dei diritti sociali – ciò che Tsipras vuole, e con giusta ragione – non è possibile se non uscendo dall’odierno lager eurocratico.

Riformarlo in corso d’opera non è possibile. Ciò che sembra sfuggire tanto a Tsipras è che solo uscendo dall’euro e dall’odierno incubo si può perseguire il sogno desto di un’altra Europa, ossia, appunto, l’Europa dei popoli fratelli e degli Stati democratici sovrani, vuoi anche una federazione politica e rispettosa delle differenze, delle culture e delle tradizioni.

Tsipras vuole democrazia, giustizia sociale e libertà dei popoli: e in ciò siamo totalmente dalla sua parte. Ma, insieme, Tsipras vuole mantenere ciò che rende impossibili democrazia, giustizia sociale e libertà dei popoli, appunto l’odierno dispositivo eurocratico.

 

L’euro non è una moneta – giova ricordarlo –, ma un metodo di “governamentalizzazione” (Foucault) neoliberale: è moneta privata e non statale; transnazionale e non nazionale.

Segna il compimento di quello che ho proposto di chiamare “capitalismo assoluto” (cfr. “Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo”), in cui l’economico spoliticizzato prende il sopravvento su tutto, esautorando la democrazia e la capacità politica di scegliere democraticamente.

Come si può, dunque, ottenere ciò che Tsipras vuole se se resta all’interno del sistema euro? Dire, come fa Tsipras, che l’obiettivo è salvare il sistema euro è un’assurdità: un’assurdità analoga a un Gramsci che dicesse “l’obiettivo è salvare il sistema capitalismo”.

 

In particolare, non può sfuggire come Tsipras sarà presto a un bivio. Le cose che dice contro l’austerità, contro il neoliberismo, contro la finanza sono sacrosante. Lo scrivente le appoggia in toto.

Il guaio è che non si può lottare contro neoliberismo, austerità e finanza rimanendo nell’Europa dell’euro, per le ragioni cui facevo poc’anzi cenno.

Stare nell’euro significa lasciare il potere in mano alla giunta militare economica, la stessa che ha prodotto il genocidio finanziario del popolo greco. Per quali ragioni la giunta militare dovrebbe ascoltare le ragioni di Tsipras? Per amore del dialogo e dell’“agire comunicativo” (Habermas)? Non scherziamo! I dominanti non si sono mai lasciati persuadere dai dominati: e Tsipras dovrebbe saperlo.

Il solo modo è togliere ai dominanti il fucile che essi tengono saldamente in mano e con cui tengono sotto ricatto la Grecia: il sistema euro, appunto; ciò che Tsipras dice di voler salvare!

 

Presto i signori della finanza metteranno Tsipras all’angolo, rifiutando di contrattare il debito e di ridurre l’austerità: a quel punto si vedrà chi è davvero il signor Tsipras. O tornerà in patria con la testa bassa, dicendo che è “stato bello sognare, non c’è più niente da fare”, poiché non è possibile toccare i sacri dogmi dell’austerità e del neoliberismo; o farà uscire la Grecia dall’Europa dell’euro, per mantenere fede alle proprie promesse.

Come direbbe Dante, “qui si parrà la tua nobilitate”, signor Tsipras. I signori della finanza e i caporioni della giunta eurocratica – faccio questa previsione, non difficile in verità – non accetteranno le richieste di Tsipras: ragion per cui o Tsipras cederà all’Europa dell’euro (rivelandosi l’ennesima dramatis persona del sistema), o dovrà uscirne, per potersi davvero opporre ad austerità, neoliberismo e ricatto del debito.

Tertium non datur.

 

Diego Fusaro

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