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Visco (BI): “L’euro può durare solo se la zona euro divent un unico stato”. Chiederlo ai cittadini europei è così brutto?

 

Il governatore della Banca d’Italia quest volta è stato molto chiaro, come riporta Reuters: “Una moneta senza Stato può durare fino a un certo momento ma poi c’è bisogno di uno Stato e di un’unione di bilancio”e la BCE si trova nella straordinaria posizione di essere “l’unica banca centrale federale di un insieme di paesi che non ha una struttura federale”. Quindi ha anche affermato che la situazione dell’epidemia di Covid-19 sta :  “in parte, sta spingendo verso quella direzione”.

Sul terzo punto magari le impressioni del pubblico possono essere discordanti, anche perché, per ora, il RRF non è stato approvato dai parlamenti nazionali e le altre operazioni poste in atto, come d esempio il SURE, sono marginali e di utilità non proprio chiara, ma sorvoliamo.

Sostanzialmente Ignazio Visco ha ragione: si arriva d un momento in cui una moneta unica non può essere retta senza politiche economiche veramente comuni e trasferimenti fra gli stati. Se le politiche, e soprattutto le prestazioni, dei diversi paesi vengono a divergere eccessivamente l’unico modo per tenere assieme il costrutto monetario e seguire la politica monetaria più lasca possibile, cioè quella che viene  ad essere più espansiva ed a porre minori problemi dal punto di vista del debito , privato (Paesi Bassi) o pubblico (Italia, Francia Spagna), ma questo rischia di avvenire con possibili aumenti inflazionisti nei paesi finanziariamente più forti. In realtà la struttura economica, e aggiungerei culturale, dei tedeschi ha sinora impedito questa eventualità, ma questa resta comunque sul piatto, e la fiammata inflazionistica potrebbe colpire sistemi economici meno pronti ad affrontare questa eventualità, come quelli, d esempio, di alcuni paesi euro dell’Est Europa.

Uno stato federale potrebbe sviluppare una politica economica comune e sviluppare un sistema di trasferimenti fra stati, che, almeno in linea teorica, potrebbe compensare le disuguaglianze, magari misurando la politica fiscale comune, attualmente inesistente, sulla base di obiettivi concordati e comuni di disoccupazione, reddito medio e crescita economica.

Perfetto, ma questo richiede che questo costrutto sia approvato, ed in modo ragionato ed esplicito, di cittadini europei, con un vero processo democratico comune, non con le forzature, tra l’altro sempre invertibili della “Cessione della sovranità”, avvenute sempre con approvazioni indirette di parlamenti non sempre espressione dell’effettiva maggioranza politica in un paese? Perchè non chiediamo questo passo a francesi, tedeschi, italiani, spagnoli, austriaci,  olandesi, portoghesi con un referendum chiaro ed esplicito? Non è che c’è  il timore, tutt’altro che infondato, che i vari popoli votino contro questo progetto? Ricordiamo che i francesi bocciarono un primo progetto di costituzione europea. I tedeschi voterebbero a favore dei trasferimenti fra stati? E gli Olandesi, che perfino si oppongono al RRF a fondo perduto? Gli stessi italiani come vivrebbero un voto libero, dopo un decennio quasi ininterrotto di governi non eletti?

L’Europa federale, se nascerà non dovrà nascere da una moneta, ma da un processo democratico, Negarlo significa mettere i semi sia per la fine dell’Euro, sia per quelli dell’Unione europea stessa.


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