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VILLA RICA E ROMA D’OGGI

VILLA RICA DI OURO PRETO E ROMA D’OGGI

Cambia la musica, ma il copione è lo stesso.

Vi porto indietro nel tempo quando il Portogallo faceva il colonizzatore del Brasile, nella regione di Minas Gerais venne scoperto uno dei più grandi giacimenti d’oro della storia.

Nel 1700 circa il Brasile aveva 300 mila abitanti, ma dalla scoperta del prezioso metallo furono velocemente “importati” 11 milioni di Africani, schiavi da usare nelle miniere, insieme a loro giunsero anche circa 300 mila Portoghesi, al termine della corsa all’oro, dopo cento anni, la popolazione del Brasile valeva circa 11 volte quella iniziale e la povertà ed il disagio erano immensi rispetto alla sufficienza alimentare e l’elevata cultura del popolo indio pre esistente.

C’è da ricordare che gli schiavi morivano facilmente a causa delle inumane condizioni di vita e di lavoro, difficilmente raggiungevano i sette anni di miniera, utili a pagare il loro debito, che rimaneva in tasca al Caronte di allora.

A pochi anni dall’inizio dello sfruttamento aurifero si accorsero che la regione era anche ricca in diamanti e le condizioni di sfruttamento peggiorarono ulteriormente all’aumentare dei profitti.

Il Portogallo a causa di una sbagliata politica (amministratori incapaci? corrotti? collusi?) non raccolse quella enorme ricchezza,  anzi a seguito di un accordo bilaterale con l’associazione del commercio Inglese, non vide che misere briciole.

Il misfatto si consumò come un inganno, difatti ai sensi dell’accordo i produttori di vino Portoghese potevano accedere al mercato Inglese, ed in forza del medesimo contratto, i commercianti Inglesi potevano accedere al mercato Portoghese e delle sue colonie. (Gli attuali trattati commerciali non ricordano il medesimo modus operandi)

Si fece subito sentire la differenza dello sviluppo industriale delle due nazioni, infatti come conseguenza della diversa capacità tecnica e organizzativa i produttori inglesi monopolizzarono il mercato dei tessuti, portando alla rovina le antiquate filature e tessiture locali.

Appena 20 anni dopo la quasi totalità dei telai Portoghesi risultavano fermi e abbandonati, un editto (fatto a posta?) non permetteva alle colonie di fare tessuti.

Non fu il vino, ma l’immensa ricchezza dell’oro a pagare la nascente industria d’oltre manica.

Compagnie di navigazione Inglesi e Olandesi commerciavano sull’importazione di schiavi dall’Africa al Brasile, pagati solitamente in oro. Appaiono nel mio immaginario le odierne navi “umanitarie”, ma essendo Alice sono affetto da visioni da paese delle meraviglie.

Le nascenti gilde industriali Inglesi fornivano mezzi tecnici alle compagnie di estrazione mineraria facendosi pagare in oro e diamanti.

Nei periodi più floridi, gli storici, narrano che giungessero a Londra più di 50mila libbre d’oro alla settimana per pagare le tratte commerciali.

L’epilogo è noto ed altrettanto triste, lo sfruttamento intensivo lasciò un paese (ed anche la sua colonia) nella povertà più assoluta, con il territorio dilaniato dalle cave, ormai scheletri di un dinosauro vuoto.

Il popolo in miseria, affamato e con un agricoltura insufficiente (non era stata più praticata per 100 anni), subiva di riflesso il comportamento predatorio del territorio appena perpetrato, che restituiva con analoga moneta.

Vorrei, prima di passare a Roma, mettere in evidenza alcuni punti:

  • Portatori di interessi locali (compagnie che a vario titolo vedevano un profitto)
  • Compagnie straniere, anche loro con interessi di parte
  • Lassezza della classe reale e dirigente Portoghese (forse corruzione? Chissà?)
  • Furbizia della classe dirigente di uno o più paesi terzi
  • Enorme ricchezza disponibile in un ristretto punto del pianeta
  • Enorme numero di diseredati disponibili da utilizzare gratis

Passiamo a Roma d’oggi, cioè l’Italia; a partire dal dopoguerra e per 30 anni abbondanti, con il lavoro di tutti, abbiamo saputo creare e accumulare una ricchezza immensa, che non è solo privata, ma anche pubblica sotto forma di invidiabili (allora) infrastrutture e servizi di prima qualità.

L’abbiamo creato con il lavoro dignitoso e non in schiavitù, proteggendo le classi meno abbienti ed elevando il valore culturale medio del paese.

Abbiamo ridistribuito la ricchezza prodotta dal lavoro, dimostrando che è fattivamente possibile creare benessere senza predare nessuno e sono sicuro che saremmo capaci anche di migliorare i processi industriali evitando di inquinare il paese.

Ma ai trafficanti mondiali, nulla facenti, parassiti, incapaci, o meglio per nulla interessati al benessere diffuso, tutto questo non sta bene e sono alla perenne ricerca di un bottino da spartirsi, come si faceva con le colonie.

La storia ripete la lezione quando gli allievi non capiscono, ed adesso ci ritroviamo come nei secoli scorsi con: (ricopio i punti indicati sopra, specificando adeguatamente)

  • Portatori di interessi locali (banche private, fondi, industria della carta stampata, cooperative di gestione delle risorse umane, ecc)
  • Compagnie straniere, (multinazionali di vario genere)
  • Lassezza della classe politica e dirigente Italiana (forse corruzione? forse tradimento? Sicuramente basso profilo culturale e intellettuale)
  • Furbizia della classe dirigente di uno o più paesi terzi
  • Enorme ricchezza disponibile in un ristretto punto della terra (Ricchezza privata mobiliare e immobiliare, beni dello stato, terra demaniale, infrastruttura stradale e ferroviaria, costa e bellezze naturali, ghiacciai, servizi, oro della Banca D’Italia (2400ton), ecc)
  • Enorme numero di diseredati disponibili da utilizzare gratis, purtroppo su questa pianeta ci sono sempre, ed anche questa volta vengono dall’Africa.

L’appello ultimo e quello di crearci in fretta una coscienza, cambiare questa classe politica spazzandola via, rispondendo agli attacchi di questi “squali” con la nostra migliore gente, quella seria, incorruttibile, preparata, orgogliosa della bandiera, non solo quando giochiamo a pallone.

Lo scenario internazionale è complesso, dobbiamo muoverci con delicatezza, velocità e autorevolezza, sono certo che nel mondo sapranno accettarci per quello che siamo stati e possiamo essere nuovamente.

O vinciamo tutti insieme o perderemo tutti singolarmente, ritrovandoci con un paese straziato peggio del Brasile del 1964, quando terminato da tempo lo sfruttamento dell’oro, consegnarono lo stesso territorio a due compagnie straniere che ancora oggi estraggono il ferro. (una Usa e l’altra Olandese)

Grazie di essere giunti alla fine del pezzo.

 

Roberto Alice

 

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