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Vi spiego perché la UE garantisce stabilità finanziaria ma non crescita (di Davide Mura)

Paolo Savona ieri: «l’Ue garantisce la stabilità finanziaria, ma non è in grado di garantire la crescita». Dunque, secondo il ministro, non sarà possibile attendere i tempi lunghi delle elezioni europee. Bisognerà agire subito.

In realtà, qui non è rilevante la notizia in sé. Si può certamente condividere la riflessione, ma non è questo l’oggetto del commento. Bensì, quello che qui m’interessa evidenziare è la verità contenuta nella frase da lui pronunciata: l’Unione Europea garantisce la stabilità finanziaria, ma non la crescita.

Sembra buttata lì, ma questa è un’incontestabile verità, persino positivizzata nelle norme dei trattati. Dove? Prendiamo l’art. 3, par. 3, TUE: «L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva».

Notate: crescita economica equilibrata, che vuole dire tutto e niente, e stabilità dei prezzi, che invece ha un suo preciso significato nell’architettura sistematica europea informata appunto a un’economia sociale di mercato altamente competitiva.

Dunque la domanda è questa: cosa significa sviluppo sostenibile bastato su sulla stabilità dei prezzi?

Ebbene, la risposta è questa: significa che lo sviluppo di cui si parla nell’art. 3 deve garantire – tradotto in lingua volgare – che i crediti finanziari non siano svalutati dagli stimoli preposti alla crescita economica, e cioè dalle politiche economiche che in un modo o nell’altro possano determinare una loro diminuzione di valore nel tempo. Allo scopo, dunque, è necessario che gli Stati membri non abbiano la sovranità monetaria e siano vincolati a determinati parametri di deficit e debito che possano impedir loro di fare politiche in disavanzo preordinate allo sviluppo e al perseguimento di obiettivi di massima occupazione che determino però instabilità finanziaria (e cioè una svalutazione del credito) a causa dell’inflazione generata (da qui la stabilità dei prezzi).

 

Domanda (la seconda): quali sarebbero i crediti per i quali è necessario garantire la stabilità finanziaria? Non certo quello del panettiere sotto casa, ma i crediti legati alle attività delle grandi corporation globali che investono sui debiti sovrani. Il che – tradotto ancora in lingua volgare – i grandi investimenti del capitale finanziario.

Riassunto: l’Unione Europea non è stata creata per portare avanti uno sviluppo umanamente sostenibile il cui scopo primario sia l’equità e la giustizia sociale, ma è stata creata per garantire che lo sviluppo economico (che diventa così eventuale) non sia perseguito a danno del mercato finanziario. Il che comporta che il mercato unico è puntellato su due direttive che si intersecano tra loro: quella di una società globalizzata e consumistica, nazionalmente annichilita, nella quale le fasce più deboli della popolazione (massificate) sgobbano per pochi spiccioli in un contesto economicamente ordalico (mors tua vita mea), e dove la crescita è riservata a pochi, e quella che assume le connotazioni di un vero e proprio paradiso terrestre del profitto finanziario. Un paradiso nel quale la precarietà lavorativa e la svalutazione salariale sostituiscono l’inflazione monetaria e diventano la regola per garantire la stabilità della rendita finanziaria.

E che questa sia una drammatica verità lo conferma – clamorosamente – un’altra norma “carina” dei trattati, collocata nell’art. 127, par. 1, TFUE (Trattato fondamentale dell’Unione Europea), dove viene affermato che «l’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali […], è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea».

Bingo! Se volevate un’ammissione di colpa, un’autoaccusa, una prova del misfatto, eccola. Più chiaro di così non è possibile dirlo.

 

 

Altra domandona (la terza): ma è possibile garantire la stabilità finanziaria e la crescita (alias l’occupazione)? Certo che no. Non è affatto possibile, perché o si attuano politiche di piena occupazione o si garantisce la stabilità dei prezzi (l’inflazione prossima allo zero). Ma per questo ragionamento vi rimando all’articolo di Marco Mori.


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