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“ Verum ipsum factum: avviso ai naviganti” di Raffaele SALOMONE-MEGNA

 

 

Per i nostri avi, i latini, “ verum “ e “factum” aveva una relazione reciproca molto stretta e nel linguaggio corrente si convertivano vicendevolmente.

Giovan Battista Vico affermò che “ verum ipsum factum “ e pertanto che l’uomo può conoscere la genesi solamente di ciò che è da lui prodotto e fatto, la storia.

Oggi, tempi infelici, questa correlazione è scomparsa, per cui leggiamo spesso di “verità fattuali” come se potessero esistere fatti disgiunti dal vero.

Operata questa premessa, gli innumerevoli dibattiti televisivi che si succedono ininterrottamente ed aventi per oggetto il programma del governo Movimento 5 Stelle e Lega seguono un cliché, ormai consolidato, che si basa sui seguenti personaggi: conduttori televisivi che si spacciano per imparziali ma che in realtà sprizzano faziosità da ogni poro, una pletora di studiosi, dotti e sapienti, tutti unti dal Signore e quindi portatori del verbo mercantilista, atlantista, liberista, europeista e da ultimi esponenti del Governo o qualche libero pensatore, sempre rigorosamente in solitudine, che cercano di spiegare come siano possibili anche scelte diverse da quelle operate finora.

Questi dibattiti, che tali non sono, per la sproporzione delle forze in campo, tentano di veicolare nell’opinione pubblica in maniera più o meno palese la seguente conclusione: non è possibile cambiare la Fornero, introdurre il reddito di cittadinanza, abbassare le imposte e le tasse poiché abbiamo l’enorme “fardello del debito pubblico” che dobbiamo portarci dietro come una colpa da espiare.

Qualsiasi deviazione dall’agenda Trichet-Draghi del 5 agosto 2011 farebbe spaventare i mercati e quindi aumentare la spesa per il servizio del debito pubblico.

Gli attuali governanti devono stare “buoni” altrimenti i mercati li puniranno e pertanto sono da considerarsi benevolmente dei velleitari, malevolmente dei “cazzari”.

Io credo, invece, che qualsiasi confronto su qualsiasi argomento debba partire dalla storia e quindi dai fatti, che sono questi e che sono incontrovertibili : l’Italia dal 2009 ad oggi ha perso il 25% della capacità produttiva, dopo i cinque anni della seconda guerra mondiale il 33%.

L’applicazione pedissequa dei dettami dell’austerità ha avuto sugli italiani gli stessi effetti di una guerra persa.

E’ vero che oggi il debito pubblico è un gravame, ma prima sicuramente non lo era.

L’Italia infatti ora non ne ha più il controllo, non avendo una propria moneta ed una propria Banca Centrale che possa fare da garante di ultima istanza.

Il debito deve quindi essere garantito dagli italiani con l’aumento delle esportazioni e con la riduzione dei consumi, dell’inflazione e dell’occupazione.

Qualcuno all’atto della firma dei Trattati ci avrebbe dovuto mettere in guardia. Anche sulle medicine sono scritte le controindicazioni. Nessuno lo fece.

Ed anche questo è una verità.

A chi afferma che non abbiamo saputo sfruttare il periodo dei bassi tassi d’interesse per ridurre il debito pubblico, bisogna ricordare che facciamo avanzo primario da più di venti anni e che prima di Maastricht i tassi d’interesse erano stabiliti dal Ministero del Tesoro. Lo spread non esisteva e non poteva esistere.

Nei dibattiti bisogna dunque partire solo ed esclusivamente dai fatti, che sono veri e che costituiscono la triste storia dei nostri giorni e bisognerebbe far comprendere che il fallimento di questo Governo sarebbe anche il fallimento dell’Italia.

Grecia docet.

Raffaele SALOMONE-MEGNA


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