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Vertice di facciata tra Francia e Germania: sorrisi, strette di mano e poche decisioni concrete
L’incontro tra Macron e Merz nella base navale di Tolone è stato una sceneggiata. Dietro l’apparente amicizia, le divisioni su difesa e Ucraina restano profonde.

Tolone, tra yacht e cannoni: la scenografia non nasconde le crepe
Il sipario si è chiuso sull’ennesimo Consiglio dei ministri congiunto franco-tedesco, e lo spettacolo è stato, come sempre, impeccabile. A Tolone, nel suggestivo scenario della base navale e con la gigantesca portaerei Charles de Gaulle a fare da sfondo, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno messo in scena una dimostrazione di cordialità e amicizia. Sorrisi, pacche sulle spalle, e persino un sussurro complice sul red carpet: la regia voleva far credere che l’asse franco-tedesco, dopo le frizioni dell’era Scholz, fosse tornato più solido che mai.
Ma al di là della facciata, delle pochi fatti concreti e dell’incerto futuro politico, c’è ben poco da festeggiare.
La scelta delle location, prima il Forte di Brégançon e poi la base di Tolone, non è stata casuale. La Francia ha voluto ostentare la sua potenza, ricordando a tutti che la grandeur non è un concetto del passato. Merz, da parte sua, ha accettato la messinscena, forse per un’urgenza comune, quella di mostrare ai rispettivi cittadini un’unità che sembra svanire ogni giorno di più.
Eppure, dietro i segnali di una ritrovata amicizia, i veri nodi restano irrisolti. Mentre la Francia cerca di risolvere il suo “problema energetico” proponendo l’idrogeno spagnolo in cambio del riconoscimento del nucleare come fonte pulita (e Merz si limita a dire che “lavoreranno a stretto contatto”), sui temi che contano davvero le divergenze sono profonde e imbarazzanti.
Quando i dettagli svelano la verità. Difesa e Ucraina: accordo di facciata, ma le posizioni sono lontane
Il nervo scoperto è, come sempre, la difesa. Il progetto del caccia FCAS, un simbolo cruciale per l’indipendenza europea dagli Stati Uniti, è ancora in alto mare. L’accordo, che avrebbe dovuto arrivare entro agosto, è stato rimandato a fine anno, segno che la cooperazione è tutt’altro che fluida. E non è un caso se l’incontro con la stampa, inizialmente previsto per il tardo pomeriggio, è stato anticipato, permettendo ai due leader di dribblare le domande più scomode proprio sul tema degli armamenti. Un chiaro segnale di disaccordo nascosto, più che di unità, e del fatto che il programma è tutt’altro che definito
Lo stesso copione si ripete per la guerra in Ucraina. Sebbene sia stata ribadita una generica “prospettiva strategica congiunta,” le differenze restano evidenti. Mentre Macron e il Regno Unito spingono per l’invio di truppe di terra, la Germania si oppone. Un’ulteriore prova che l’unità decantata nelle conferenze stampa si sgretola di fronte alle scelte difficili. Amici sui piccoli particolari di strategie green che non saranno mai operative, divisi sui fatti essenziali.
Il bluff dell’unità: un futuro incerto e una leadership debole
Ma la nota più amara arriva dal fronte interno. L’8 settembre, il Primo Ministro francese François Bayrou affronterà un voto di fiducia cruciale. La prospettiva di una probabile crisi di governo imminente aleggiava su Tolone, rendendo le decisioni prese ancora più fragili e incerte. I ministri tedeschi hanno letteralmente negoziato con controparti di cui non sanno se saranno ancora in carica tra poche settimane.
L’ottimismo di facciata di Macron e Merz non può nascondere la cruda realtà: entrambi i leader sono al momento indeboliti nei rispettivi paesi, privi di un solido supporto popolare. Cercano disperatamente forza e legittimità nell’altro, ma l’apparente unità nasconde solo un vuoto di potere.
Il comunicato finale, zeppo di vaghe rassicurazioni e di “otto documenti strategici” con 27 progetti ambiziosi, risuona come un triste tentativo di coprire la mancanza di progressi reali. Alla fine, le decisioni pratiche sono poche e le divergenze restano. Il Consiglio dei ministri congiunto si è concluso con un sipario di fumo e specchi, mentre il pubblico europeo, che si aspetta azioni concrete, non ha ricevuto nulla se non un’altra recita ben orchestrata.

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