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Venezuela: il “Canale Segreto” tra Trump e Cabello. Mesi di trattative dietro la caduta di Maduro
Venezuela, il retroscena: Trump trattava con Cabello mesi prima del raid. L’accordo segreto per salvare il petrolio e fermare il caos. Alla fine un mix di corpi speciali e tradimenti

Mentre il mondo osservava col fiato sospeso il cambio di regime a Caracas, convinto di assistere a un’operazione improvvisa e chirurgica, dietro le quinte si stava svolgendo una partita a scacchi molto più complessa. Secondo quanto riportato dalla Reuters, che cita funzionari governativi coperti da anonimato, la Casa Bianca intratteneva comunicazioni dirette, tramite canali non ufficiali (i cosiddetti back-channel), con Diosdado Cabello ben prima del raid del 3 gennaio che ha portato alla destituzione di Nicolás Maduro.
Non stiamo parlando di un funzionario qualunque, ma del “numero due” del regime, l’uomo che detiene le chiavi dell’apparato di sicurezza venezuelano.
Il fattore Cabello: perché il “cattivo” è rimasto al suo posto?
Per chi segue le dinamiche geopolitiche con occhio disincantato, la sopravvivenza politica di Cabello potrebbe sembrare un paradosso. Cabello è nominato nello stesso atto d’accusa statunitense per narcotraffico utilizzato come giustificazione legale per l’arresto di Maduro. Sulla sua testa pende una taglia da 25 milioni di dollari. Eppure, durante l’operazione statunitense, non è stato toccato.
Il motivo è squisitamente pragmatico, o come direbbero i tecnici, di realpolitik. Cabello, ex ufficiale militare e braccio destro del defunto Hugo Chávez, controlla:
- I servizi di intelligence e controspionaggio.
- Le milizie pro-governative (i famigerati colectivos).
- Una vasta rete di fedelissimi all’interno delle forze armate.
Washington ha compreso che rimuovere Maduro senza il tacito assenso — o quantomeno la non belligeranza — di Cabello avrebbe scatenato il caos. E il caos è nemico degli affari, soprattutto quando l’obiettivo è riattivare i flussi petroliferi dell’OPEC verso gli Stati Uniti.
Trattare col nemico per evitare il baratro
Le fonti indicano che i contatti tra l’amministrazione Trump e Cabello risalgono ai primi giorni dell’insediamento e si sono intensificati nelle settimane precedenti il blitz. L’obiettivo americano era chiaro: assicurarsi che Cabello non scatenasse le forze di sicurezza contro il nuovo governo ad interim guidato da Delcy Rodriguez.
Se Cabello avesse deciso di “fare a modo suo”, la presa di potere della Rodriguez sarebbe stata effimera e il Venezuela sarebbe sprofondato in una guerra civile urbana, esattamente lo scenario che Trump voleva evitare. Cabello ha promesso pubblicamente unità con la presidente ad interim, la quale, su richiesta di Washington, sta lavorando per aumentare la produzione di petrolio e circondarsi di lealisti.
Il paradosso del “Cartel de los Soles”
Qui la narrazione assume tinte quasi grottesche, tipiche delle grandi operazioni di politica estera. Cabello è accusato di essere una figura chiave del “Cartel de los Soles”, un’organizzazione che il Dipartimento di Stato e il Tesoro USA hanno designato come terroristica. Tuttavia, emerge un dettaglio non trascurabile: lo stesso Presidente Trump ha ammesso che tale cartello non sarebbe un’organizzazione vera e propria nel senso tradizionale del termine.
Siamo di fronte a una situazione in cui la giustizia americana offre 25 milioni per la cattura di un uomo con cui la Casa Bianca dialoga per mantenere l’ordine pubblico. Come ha notato amaramente la rappresentante repubblicana Maria Elvira Salazar: “So che Diosdado è probabilmente peggio di Maduro”.
Tuttavia, Elliot Abrams, rappresentante speciale di Trump, suggerisce che questa convivenza potrebbe essere a tempo determinato. “Se e quando se ne andrà, i venezuelani sapranno che il regime è davvero cambiato”, ha dichiarato. Per ora, però, l’America ha bisogno del “poliziotto cattivo” per gestire la transizione, dimostrando ancora una volta che in geopolitica gli interessi economici e la stabilità vengono spesso prima della coerenza giudiziaria. Probabilmente un giorno, quando la sua funzione sarà finita, si prenderà un bel passaporto e partirà per Mosca.
Domande e risposte
Perché gli Stati Uniti non hanno arrestato Diosdado Cabello insieme a Maduro? La decisione è stata strategica. Nonostante le accuse di narcotraffico, Cabello controlla l’apparato di sicurezza e le milizie armate del Venezuela. Washington ha ritenuto necessario mantenere un canale aperto con lui per garantire una transizione “morbida” verso il governo ad interim di Delcy Rodriguez, evitando una guerra civile e il caos interno che avrebbero compromesso la produzione petrolifera e la sicurezza regionale.
Qual è il ruolo attuale di Cabello nel nuovo assetto venezuelano? Cabello mantiene una posizione di enorme potere e influenza. Pur avendo giurato fedeltà pubblica alla presidente ad interim Rodriguez, egli conserva il controllo sulle agenzie di intelligence e sui colectivos. Funge da garante dell’ordine (o della repressione) necessario per stabilizzare il paese mentre il nuovo governo cerca di riorganizzarsi e aumentare l’export di greggio verso gli USA. La sua presenza è, paradossalmente, un pilastro della strategia americana a breve termine.
Cosa c’è di vero nelle accuse sul “Cartel de los Soles”? La situazione è ambigua. Sebbene il Dipartimento di Stato e il Tesoro abbiano designato il “Cartel de los Soles” come organizzazione terroristica e di narcotraffico, accusando Cabello di esserne a capo, lo stesso Trump ha ammesso dubbi sulla sua esistenza come struttura organizzata formale. Questo solleva interrogativi sulla natura politica di certe designazioni, utilizzate spesso come strumenti di pressione diplomatica più che come descrizioni fattuali di realtà criminali strutturate.








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