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Venezuela: prove tecniche di “Governo di Pacificazione”? Machado e Rodríguez verso Washington, con la regia di Trump

Grandi manovre sul Venezuela: Trump invia diplomatici a Caracas e si prepara a ricevere Maria Corina Machado alla Casa Bianca (col pretesto del Nobel). Intanto Delcy Rodríguez chiede di volare a Washington. Si va verso un governo di “pacificazione nazionale” imposto dal realismo USA?

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In politica internazionale le coincidenze non esistono. Esistono solo tempistiche accuratamente sincronizzate. E quello che sta accadendo in queste ore sull’asse Caracas-Washington ha tutto l’aspetto di una manovra a tenaglia, o meglio, di una triangolazione diplomatica orchestrata dall’amministrazione Trump per chiudere definitivamente il dossier Venezuela.

Mettiamo in fila i fatti, depurandoli dal rumore di fondo, per capire il “Grande Gioco” in atto.

Le notizie certe: delegazioni e viaggi incrociati

Il quadro fattuale si compone di tre movimenti simultanei, che letti singolarmente sembrano slegati, ma visti nell’insieme svelano una strategia precisa:

  1. La delegazione USA a Caracas: Un team di diplomatici statunitensi è ufficialmente in Venezuela. Il pretesto è la valutazione tecnica per la riapertura dell’Ambasciata USA. In realtà, la presenza fisica di funzionari americani sul suolo venezuelano segna la fine dell’isolamento e apre un canale di comunicazione diretto e sicuro. Comunque è un incredibile passo avanti permesso dalla cattura di Maduro.
  2. La richiesta di Delcy Rodríguez: il capo del governo venezuelano, Delcy Rodríguez, confermata presidente, ha chiesto ufficialmente il permesso per recarsi a Washington. La Rodríguez, figura pragmatica e potente, cerca legittimazione e dialogo.
  3. L’arrivo di Maria Corina Machado: La leader dell’opposizione sarà ricevuta alla Casa Bianca la prossima settimana.

Il “Pretesto” del Nobel e la realtà politica

Qui entra in gioco la componente teatrale, tipica del Trumpismo, che serve a indorare la pillola per l’opinione pubblica. Maria Corina Machado, fresca vincitrice del Premio Nobel per la Pace (secondo le fonti), incontrerà Trump con l’intento dichiarato di “donargli” il premio.

Donald Trump, con la consueta modestia, ha accettato (“È un grande onore, ho fermato otto guerre”), ma non lasciamoci distrarre dal folklore. Il Nobel è il biglietto d’ingresso, il pretesto narrativo. La realtà è che Trump sta portando la leader dell’opposizione nello Studio Ovale esattamente negli stessi giorni in cui il vertice del governo venezuelano (Rodríguez) chiede di essere ricevuto.

L’ipotesi: un governo di Unità Nazionale?

Perché Trump, che ha appena dichiarato che la Machado “non ha il sostegno per guidare il paese”, la riceve con tutti gli onori? E perché apre alla Rodríguez, che fino a ieri era sanzionata?

La risposta è nel realismo economico. Trump non vuole il caos in Venezuela; vuole il petrolio e lo stop all’immigrazione. Un governo guidato solo dall’opposizione (Machado) rischierebbe di non controllare l’esercito e l’apparato statale (ancora fedele al chavismo). Un governo solo chavista (Rodríguez) resterebbe un paria internazionale.

L’ipotesi più probabile è che Washington stia forzando un Governo di Pacificazione Nazionale o di Transizione:

  • Delcy Rodríguez garantirebbe la struttura amministrativa, la fedeltà dei militari e la gestione operativa dell’industria petrolifera (PDVSA).
  • Maria Corina Machado fornirebbe la legittimità democratica internazionale, il rientro dei capitali e la “faccia pulita” del nuovo Venezuela.

Ecco come si configurerebbero i pesi sulla bilancia di Trump:

FiguraRuolo formaleCosa porta al tavolo (Interesse USA)
Delcy RodríguezEsecutivo / TransizioneControllo del territorio, Esercito, Produzione Petrolifera immediata.
Maria C. MachadoGarante Morale / NobelLegittimazione Occidentale, fine delle sanzioni finanziarie, consenso popolare.
Donald TrumpMediatore / “Deal Maker”Prezzi dell’energia bassi, successo diplomatico, stop flussi migratori.

Siamo di fronte a una soluzione cinica, ma pratica e funzionale ? È possibile.Il governo bolivariano ha rilasciato alcuni prigionieri politici, un segno della propria disponibilità a trattare. Se l’operazione riesce, Trump ottiene stabilità energetica e un successo diplomatico da vendere agli elettori, usando il Nobel della Machado come ciliegina sulla torta mediatica e la Rodríguez come motore immobile della macchina statale.


Domande e risposte

Perché usare il Nobel come pretesto per l’incontro?

Il Nobel offre una copertura mediatica perfetta (“soft power”). Permette a Trump di ricevere la Machado non come “capo di stato in esilio” (ruolo che creerebbe attriti immediati con la Rodríguez durante la delicata trattativa), ma come una celebrità umanitaria che gli rende omaggio. Questo abbassa la tensione diplomatica formale pur consentendo un incontro di altissimo livello politico a porte chiuse.

È verosimile una collaborazione tra Rodríguez e Machado?

In tempi normali, no. Ma con Maduro fuori dai giochi (arrestato/rimosso), le dinamiche cambiano. La Rodríguez rappresenta l’ala del regime che vuole sopravvivere e mantenere il potere economico, o non finire in prigione; la Machado vuole la democrazia. Sotto la pressione degli Stati Uniti, che tengono i cordoni della borsa e delle sanzioni, una coabitazione forzata di transizione è l’unica via d’uscita per evitare la guerra civile.

Cosa ci guadagna l’Europa o l’Italia da questo scenario?

La stabilizzazione del Venezuela riporterebbe sul mercato enormi quantità di greggio pesante, calmierando i prezzi globali dell’energia, un vantaggio per le economie trasformatrici come l’Italia. Inoltre, la pacificazione ridurrebbe la pressione migratoria globale e riaprirebbe le opportunità per le aziende occidentali (ENI, Repsol) di operare in sicurezza nel bacino dell’Orinoco.

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