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Venezuela: principi e pragmatismo

 

La vicenda che contrappone Juan Guaido e Nicolas Maduro alla guida del Venezuela si fa di giorno in giorno più complessa ed articolata, muovendosi sulla linea dello stallo. Premettiamo che nessuna delle due parti è in una situazione per poter affermare la propria totale legittimità costituzionale e legale: Maduro governa da caudillo anche perchè ha manovrato in passato le elezioni con metodi autoritari, reprimendo i media indipendenti ed usando le proprie squadre armate. Guaido governa perchè applica in modo forzato una norma legata al vuoto di poteri presidenziale, che , formalmente, non esiste. Quindi una visione meramente formale della situazione non è possibile.

Se vedessimo il problema dal punto di vista del mero diritto internazionale, l’improvvisa salita al potere , possiamo, dire, di Guaido, non sarebbe stata possibile senza un aiuto esterno e questo appare ovvio, direi lampante, sia per la rapida entrata in scena del giovane leader, sia per rapidità con cui gli Stati Uniti ed un nucleo di paesi sud americani con in testa Brasile, Argentina e Colombia, hanno riconosciuto l’autoproclamato Presidente. Anche le modalità di azione di Guaido sono coerenti con questo scenario, fra cui l’apertura ad aiuti umanitari, sotto il suo controllo.

Gli aiuti sono importantissimi anche dal punto d vista politico, perchè affermano il potere dell’autonominato presidente. Come in un attuale Piano Marshall chi tiene in mano i rifornimenti di prima necessità tiene in mano il consenso civile e magari anche quello militare, quando questi siano un modo per aiutare il cambio di idea di una parte delle forze militari o uno strumento per armarne di nuove. Per questo vengono fortemente osteggiate da Maduro che viene accusato di aver bloccato fisicamente le vie di accesso,

Ostacolo su un ponte per la Colombia

Nicolas ha negato che questi ostacoli siano stati posti ora, ma la polemica è ancora viva e può originare un pretesto per un intervento ancora più forte da parte degli alleati di Guaido in Nord America: Una volta in modo unitario sia il repubblicano Marco Rubio, sia la democratica Nancy Pelosi hanno affermato che l blocco mette in pericolo il popolo venezuelano e quindi si configurano come un crimine contro l’umanità, passo precedente l’effettuazione di un intervento “Umanitario” diretto, di cui si è fatta trapelare notizia.

Se vediamo la situazione con un po’ di real-politik siamo al punto di non ritorno per Maduro a causa delle sanzioni verso il petrolio venezuelano imposto dagli USA: la PDVSA, la società di stato venezuelana, viede da ora in poi considerata come sotto il controllo del governo di Guaido per cui i suoi depositi finanziari sono passati al neo-presidente ed eventuali ritorni finanziari vengono imputati a lui. La volontà del governo USA è tanto forte da aver portato alla chiusura di un’importante fetta dell’attività delle raffinerie USA sul Golfo: infatti il petrolio venezuelano si presenta come un prodotto molto particolare, molto “Pesante”, per cui gli impianti nell’area del Golfo del Messico erano stati disegnati per lavorare un mix del petrolio pesante del Sud America con quello leggero del Nord America e del Golfo. Chiudendo oggettivamente il mercato alle forniture venezuelane, tranne che Maduro non decida di dividere le entrate con Guaido, viene a far chiudere gli impianti perchè il possibile sostituto, il petrolio pesante dalle sabbie bituminose canadesi, è difficile da procurarsi per limitazioni alla produzione e di carattere logistico. Nello stesso tempo Maduro non può semplicemente impacchettare petrolio sulle navi e spedirlo in un alto paese, apposta per le caratteristiche della materia prima. Gli USA fino a ieri lavoravano il 44% del petrolio venezuelano, percentuale che aumento se si considerano le raffinerie caraibiche che lavorano per il mercato Nord Americano. Non è facile, anzi è impossibile, per Maduro sostituire le vendite verso gli USA nel breve periodo.

Il presidente bolivarista potrebbe tenersi al potere solo con un forte aiuto finanziario e materiale dei sui alleati, Russia, Cina, Turchia  in testa. Quanto siano disposti questi paesi ad aprire ancora di più il portafoglio in una  prospettiva politica di breve periodo ed economica (forse…) di lungo è tutto da vedere. Ogni giorno che passa le risorse di Maduro si riducono e siamo vicini al punto di non ritorno.

A questo punto la Real Politik pesa verso il riconoscimento di Guaido, magari accompagnato ad un impegno alle libere elezioni, con controllo ONU, nel breve periodo, per dare un aspetto democratico al cambiamento. Comunque anche il neo presidente si troverà di fronte ad una serie di ostacoli veramente ostici, peggiori di quelli messi sulla strade da Maduro:

La produzione di petrolio venezuelana è stata nel passato fortemente variabile, ed è stata calante già da prima l’arrivo di Chavez. Il prossimo leader dovrà riuscire a riportare la produzione ai livelli di massimo dei primi anni ’90, per poter rilanciare l’economia. Una sfida veramente non semplice.

 


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