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Venezuela: il “conto” del petrolio per la Spagna di Sanchez. Ora decide Trump
Venezuela, petrolio e Sanchez: il conto da 1,6 miliardi che ora gestisce Trump. L’import di greggio spagnolo è aumentato di 22 volte. Ma con Maduro fuori dai giochi e gli USA al comando delle risorse, Madrid trema.

La caduta di Nicolas Maduro e l’ingresso deciso dell’amministrazione Trump nella gestione della transizione venezuelana non sono solo notizie di geopolitica: sono un terremoto economico per Madrid. Il rapporto commerciale tra Spagna e Venezuela, che vale la bellezza di 1,62 miliardi di euro, è ora appeso a un filo. O meglio, è appeso alle decisioni di Washington.
La situazione è paradossale, ma economicamente cristallina. Le relazioni commerciali, nel 2024 (ultimo dato disponibile secondo il Rapporto Paese dell’Ufficio Economico e Commerciale Spagnolo a Caracas), sono esplose con un +160% rispetto all’anno precedente. Un boom sano? Tutt’altro. È il sintomo di una dipendenza energetica acuta.
Un deficit commerciale da brividi
Mentre le esportazioni spagnole verso Caracas si fermavano a 230 milioni di euro, le importazioni dal Venezuela schizzavano a 1,39 miliardi di euro. Il risultato è un deficit commerciale per la Spagna di 1,16 miliardi, triplicato rispetto al 2022. In pratica, per ogni euro che la Spagna incassa vendendo merci, ne spende sei per comprare risorse da Maduro. Ma cosa sta comprando Madrid con tanta foga?
- Petrolio, petrolio e ancora petrolio: L’oro nero e i suoi derivati rappresentano il 94,59% di tutte le importazioni spagnole. Repsol è un importante operatore in Sud America che ha più volte ricercato l’approvazione USA.
- Il resto sono briciole: molluschi (2,28%), alluminio (1,74%) e rum (0,56%).
Dal 2021, gli acquisti spagnoli dal Venezuela sono aumentati di 22 volte. Avete letto bene. Fino al 2022 la bilancia pendeva a favore di Madrid, poi la crisi energetica e la fame di greggio hanno ribaltato il tavolo. Un affare d’oro per il regime, un salasso per la bilancia commerciale spagnola.
Le grandi aziende col fiato sospeso
Non è solo una questione di macroeconomia pubblica. I colossi spagnoli come Repsol, Telefónica, Mapfre e Inditex (che aveva appena riaperto i negozi tramite franchising) osservano la situazione con terrore. Repsol, in particolare, è un attore chiave in questo scacchiere energetico. La Spagna è il quarto partner commerciale del Venezuela, dietro solo a USA, India e Cina. Una posizione di rilievo che ora rischia di diventare una trappola.
Il fattore Trump e l’incognita Sanchez
Qui arriva il nodo politico. Le relazioni erano regolate da un Trattato del 1990, e i governi socialisti spagnoli hanno mantenuto una linea di “tolleranza pragmatica” (per non dire ambiguità) verso il regime chavista. Ma ora lo scenario è mutato radicalmente.
Nel suo recente discorso, Donald Trump è stato chiaro: gli Stati Uniti gestiranno direttamente la transizione e, soprattutto, ottimizzeranno l’uso delle risorse. Che questo piaccia o meno alle cancellerie europee. La domanda sorge spontanea: Pedro Sanchez, che ha navigato a vista tollerando Maduro pur di avere quel greggio, ora a chi si appoggerà? Si ricorderà Trump che Sanchez lo ha sfidato sulle spese militari dei paesi NATO?
Se Washington decide di chiudere i rubinetti o di rivedere i contratti in ottica “America First” (o comunque privilegiando gli alleati più fedeli), la Spagna rischia di trovarsi con un buco energetico enorme o con costi di approvvigionamento insostenibili. L’incertezza per il governo socialista è massima: l’era dell’ambiguità è finita, e il conto del petrolio ora si paga in dollari, e con il benestare della Casa Bianca.
DOMANDE E RISPOSTE
Perché le importazioni spagnole dal Venezuela sono esplose così tanto? La causa è quasi esclusivamente il bisogno disperato di energia. La Spagna, come molti paesi europei, ha dovuto diversificare le forniture post-crisi russa. Il petrolio venezuelano, nonostante le complessità politiche, è diventato una risorsa fondamentale, portando gli acquisti a moltiplicarsi di 22 volte in quattro anni per coprire il fabbisogno interno.
Cosa rischiano le aziende spagnole come Repsol? Rischiano molto. I contratti e le concessioni stipulati o mantenuti sotto il regime di Maduro potrebbero essere dichiarati nulli, rinegoziati o messi sotto la lente d’ingrandimento dalla nuova amministrazione di transizione guidata dagli USA. Trump potrebbe favorire le compagnie americane nella gestione delle risorse, lasciando le briciole (o contenziosi legali) ai partner europei “tiepidi”.
Qual è la posizione politica di Sanchez in questo scenario? Estremamente fragile. Il governo socialista spagnolo ha mantenuto un atteggiamento morbido verso Maduro, spesso criticato dall’opposizione. Ora che Trump ha preso il controllo della transizione e delle risorse, Sanchez si trova in un vicolo cieco politico: non ha più il suo interlocutore a Caracas e deve trattare con un’amministrazione USA che non vede di buon occhio le ambiguità socialiste europee.







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