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Caracas sotto assedio: il “messaggio esplosivo” di Trump a Maduro (e alla Cina) illumina la notte venezuelana
Caracas in fiamme nella notte: Missili USA e caccia a Maduro. Il ruolo della Cina nell’attacco Sottotitolo: Esplosioni a Fuerte Tiuna e elicotteri sulla capitale. Trump alza il tiro dopo l’incontro con i cinesi: è la fine del regime?

Il Sud America si è svegliato di soprassalto, scosso da un boato che ha ben poco di naturale. Alle 2 del mattino, Caracas non ha sentito il tuono di un temporale tropicale, ma il suono inconfondibile della realpolitik americana che torna a bussare alla porta del suo “cortile di casa”. E questa volta, non ha bussato con le sanzioni o con la diplomazia felpata: ha bussato con i missili.
Le notizie che filtrano dal Venezuela, frammentarie e confuse come accade sempre nella nebbia della guerra, dipingono uno scenario da “shock and awe”. Almeno sette esplosioni hanno squarciato la notte della capitale, colpendo con precisione chirurgica il cuore del potere militare chavista.
🇺🇸 Helicopters reportedly belonging to the United States were seen over the skies of Caracas, the capital of Venezuela:
US President Trump had called on Venezuelan leader Maduro to resign.🇹🇷 ABD’ye ait olduğu belirtilen helikopterler Venezuela’nın başkenti Karakas… pic.twitter.com/Ocp3DTi5ud
— Militer Enstitü (@militerenstitu) January 3, 2026
Obiettivi strategici e simbolici: la mappa dell’attacco
Non si è trattato di scaramucce di confine. I target colpiti rivelano una pianificazione volta a decapitare la capacità di risposta e, forse, la volontà stessa di resistenza del regime. Secondo le prime ricostruzioni, confermate da fonti locali e dal tam-tam sui social media, le esplosioni hanno devastato:
Fuerte Tiuna: La principale base militare di Caracas, il vero centro nevralgico dell’esercito venezuelano. La base è ora avvolta nel buio totale, con un blackout che suggerisce la distruzione delle infrastrutture energetiche dedicate.
La Base Aerea di La Carlota: Un altro punto strategico fondamentale per il controllo dello spazio aereo urbano.
Il Cuartel de la Montaña: Qui la questione si fa squisitamente politica e simbolica. Colpire il luogo dove riposano i resti di Hugo Chávez non è una mossa tattica, è uno schiaffo morale. È il segnale che Washington non intende solo neutralizzare una minaccia militare, ma cancellare un’eredità politica.
Maracay e La Guaira: Segnalate esplosioni anche in queste zone chiave per la logistica e la difesa costiera.
Ma c’è un dettaglio che fa correre un brivido lungo la schiena degli analisti più attenti: i cieli di Caracas non sono stati solcati solo da jet o missili a lungo raggio. Diversi video amatoriali mostrano inequivocabilmente elicotteri in azione sopra la città. La presenza di elicotteri, che operano a bassa quota e a raggio ridotto, suggerisce due scenari inquietanti: o le forze speciali sono già sul terreno, o il controllo dello spazio aereo venezuelano è stato totalmente compromesso, permettendo agli USA di operare quasi impunemente sopra la testa di Maduro.
Una delle principali basi militari cittadine, forte Tiuna , è stata attaccata dagli elicotteri USA:
Il fattore scatenante: l’ombra del Dragone
Perché ora? E perché con questa violenza? La narrativa ufficiale parlerà sicuramente di lotta al narcotraffico, riallacciandosi alle dichiarazioni di Trump della scorsa settimana su un’operazione nell’Alta Guajira contro i moli dei narcos. Ma ha davvero senso scatenare un inferno di fuoco sulla capitale per una partita di droga? Ovviamente no.
Ieri Nicolás Maduro ha avuto incontri di alto livello con inviati cinesi. Pechino continua a vedere nel Venezuela non solo un serbatoio di petrolio, ma una testa di ponte strategica nelle Americhe. La reazione di Washington, tornata sotto la guida assertiva di Donald Trump, è stata immediata e brutale. Evidentemente questi incontri non sono stati graditi e questa risposta militare, preparata in anticipo, non è scattata a caso.
Il silenzio assordante di Miraflores
A ore di distanza dai primi attacchi, dal governo venezuelano tutto tace. Nessun comunicato, nessuna apparizione televisiva, nessuna retorica anti-imperialista a reti unificate. Questo silenzio è forse il dato più allarmante. Indica caos, paralisi, o peggio. Maduro è ancora al comando? È in fuga? O sta negoziando una resa che potrebbe cambiare per sempre la mappa geopolitica del Sud America? La TV di Caracas invia messaggi natalizi…
Per le strade è stato subito il caos, seguito da mezzi blindati che hanno percorso le vie della città. VOci affermano che sia stata colpita anche la residenza del Ministro della Difesa, cosa non impossibile, visto che i missili sono caduti anche nel quartiere dove vivono i potenti del regime.
Conseguenze economiche e prospettive
Cosa significa questo per noi? Innanzitutto, instabilità sui mercati energetici. Se il Venezuela dovesse precipitare in una guerra civile aperta o in un cambio di regime traumatico, le forniture petrolifere (già compromesse, ma potenzialmente recuperabili) subirebbero ulteriori scossoni. Comunque il messaggio è chiaro: Maduro vattene. Il dittatore ha risposto con l’attivazione del “Piano di difesa” affermando che risponderà a tempo debito. Intanto gli elicotteri USA volano sopra la capitale venezuelana, senza problemi.
Il leader venezuelano ieri, a poche ore dall’attacco, si era fatto riprendere in auto, in un momento in cui accusava i colombiani di essere resposnabili dell’export di cocaina negli USA. Ora è sparito. Gli USA hanno emesso un NOTAM vietando lo spazio aereo venezuelano e gli stratotanker, spostati per tempo nell’area, sono in azione per rifornire i cacciabombardieri. Le azioni militari non sono finite
Domande e risposte
1. Perché gli Stati Uniti hanno attaccato proprio ora, dopo anni di tensioni?
La tempistica non è casuale. L’elemento scatenante sembra essere stato il recente incontro tra Maduro e gli inviati cinesi. Washington, in piena competizione globale con Pechino, non tollera che la Cina consolidi una presenza militare o strategica nel suo “cortile di casa”. L’attacco serve a tracciare una linea rossa invalicabile: il Venezuela non diventerà un avamposto del Dragone nelle Americhe.
2. Cosa implicano gli avvistamenti di elicotteri sopra Caracas?
La presenza di elicotteri è un dettaglio tattico cruciale. A differenza di missili o jet ad alta quota, gli elicotteri operano a raggio ridotto e bassa quota. Questo suggerisce che gli USA abbiano già ottenuto la superiorità aerea totale o che stiano impiegando forze speciali (infiltrazione o esfiltrazione) direttamente nell’area urbana. È un segno che l’operazione non è solo punitiva, ma mira probabilmente a un obiettivo specifico a terra (cattura o eliminazione di target).
3. Quali saranno le conseguenze immediate sul prezzo del petrolio?
Nell’immediato ci si aspetta volatilità. Sebbene la produzione venezuelana sia già ai minimi storici a causa di anni di cattiva gestione e sanzioni, il rischio di un conflitto allargato o di sabotaggi alle infrastrutture (raffinerie colpite) potrebbe creare nervosismo sui mercati. Tuttavia, se l’azione portasse a un rapido cambio di regime verso un governo filo-USA, il mercato potrebbe scontare nel medio termine un ritorno del greggio venezuelano, calmierando i prezzi.








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