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Venezuela: il blocco navale USA stritola l’Orinoco. Crollo verticale della produzione (-25%)

L’assedio navale statunitense inizia a mordere la carne viva dell’economia di Caracas. Con i depositi pieni e le navi bloccate, PDVSA è costretta a chiudere i rubinetti.

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L’assedio navale statunitense inizia a mordere la carne viva dell’economia di Caracas. Con i depositi pieni e le navi bloccate, PDVSA è costretta a chiudere i rubinetti.

L’amministrazione Trump ha deciso di passare dalle parole ai fatti, e i risultati sui fondamentali economici del Venezuela sono immediati e devastanti. Le navi della marina statunitense presidiano le acque al largo delle coste venezuelane e l’impatto di quello che appare come un vero e proprio “assedio” fisico si sta scaricando violentemente sul settore petrolifero, l’unica vera arteria vitale del Paese che garantisce il 95% delle esportazioni totali.

Non si tratta più solo di sanzioni finanziarie, ma di logistica pura. Secondo i dati interni di PDVSA (Petróleos de Venezuela), la compagnia di stato, la produzione è in caduta libera. Il collo di bottiglia non è tanto nella capacità di estrazione, quanto nell’impossibilità di muovere la merce: lo stoccaggio è saturo e l’export è paralizzato.

I numeri del crollo

Il mese di dicembre ha segnato un punto di svolta negativo per l’industria energetica di Caracas. Ecco i dati principali che emergono dai report interni:

  • Produzione Totale: Il Venezuela ha estratto complessivamente 1,1 milioni di barili nel mese scorso.

  • Cintura dell’Orinoco: La regione chiave, che solitamente garantisce i due terzi dell’output nazionale grazie al suo greggio pesante ed extra-pesante, ha visto un crollo del 25%, fermandosi a soli 498.131 barili.

La situazione è tecnicamente critica: PDVSA ha iniziato a sigillare i pozzi in diversi giacimenti. Non c’è più spazio fisico dove mettere il greggio, dato che le petroliere non riescono a partire con la rapidità necessaria per svuotare i serbatoi di terra.

Geopolitica e “Narco-terrorismo”

La strategia di Washington è chiara: interrompere il flusso di cassa. L’amministrazione Trump sta interferendo attivamente con le spedizioni, intercettando e inseguendo le petroliere che tentano di attraccare o salpare. La giustificazione ufficiale risiede nelle accuse contro Nicolás Maduro, additato come capo di un’organizzazione terroristica dedita al narcotraffico. Un’accusa pesante, che tuttavia incontra lo scetticismo di diversi esperti internazionali di criminalità organizzata, ma che serve da base legale per l’azione di forza.

Il contesto si è ulteriormente infiammato la scorsa settimana. Trump ha rivendicato un attacco di terra contro una struttura in Venezuela, un’escalation definita “significativa”. Sebbene Maduro abbia scelto la via del silenzio, fonti della CNN riportano che l’attacco sarebbe stato condotto tramite droni della CIA su un molo costiero.

Il messaggio alla Cina

La partita, come spesso accade, si gioca su più tavoli. Mercoledì gli Stati Uniti hanno inserito nella black list delle sanzioni:

  • Quattro nuove petroliere.

  • Quattro entità con sede a Hong Kong e nella Cina continentale.

Questa mossa appare come un chiaro segnale a Pechino: il sostegno al regime di Maduro potrebbe costare caro alle aziende cinesi, suggerendo la volontà di Washington di evitare uno scontro diretto, ma di rendere economicamente insostenibile l’appoggio asiatico al Venezuela.


Domande e risposte

Perché la produzione petrolifera venezuelana sta crollando così rapidamente? Il crollo non è dovuto principalmente a guasti tecnici, ma a un problema logistico causato dal blocco navale USA. Le sanzioni e la presenza fisica della marina statunitense impediscono alle petroliere di caricare e partire. Di conseguenza, i depositi di stoccaggio a terra si sono riempiti completamente. Non avendo più spazio fisico dove immagazzinare il greggio estratto, la compagnia statale PDVSA è stata costretta a chiudere i pozzi, riducendo drasticamente l’estrazione, in particolare nella ricca zona dell’Orinoco.

Qual è l’impatto economico di questo blocco per il Venezuela? L’impatto è potenzialmente catastrofico. L’economia del Venezuela è un classico esempio di “monocultura” petrolifera: il greggio rappresenta oltre il 95% delle entrate da esportazione del Paese. Bloccare l’export di petrolio significa azzerare quasi totalmente l’ingresso di valuta estera necessaria per importare beni di prima necessità, cibo e medicine, oltre a finanziare l’apparato statale. Si tratta di un colpo mirato a provocare il collasso finanziario totale dell’amministrazione Maduro.

Cosa c’entra la Cina in questa crisi tra USA e Venezuela? La Cina è uno dei principali partner commerciali e creditori del Venezuela. Washington, sanzionando entità basate a Hong Kong e nella Cina continentale e colpendo le petroliere, sta inviando un avvertimento a Pechino. L’obiettivo è scoraggiare la Cina dal fornire quella “ciambella di salvataggio” economica che permetterebbe a Maduro di resistere al blocco. È una mossa strategica per isolare Caracas anche dai suoi alleati più potenti.

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