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IOLE VELTRI – Veneto banca: quale lo scotto da pagare dopo che negli ultimi tre anni sono stati accumulati quasi 2 miliardi di euro di perdite?

Cari amici, anche oggi abbiamo l’onore di ospitare il pezzo di un vero giornalista, la nostra cara amica IOLE VELTRI. L’argomento economico scelto e’ la situazione finanziaria e patrimoniale di Veneto Banca. Trattasi di struttura a me cara non per i depositi o per investimenti, bensì per il rapporto di amicizia che mi lega agli addetti della filiale nella mia citta’. Per tale motivo ho chiesto ad una vera penna di esprimere il suo prezioso e disinteressato parere mettendomi adeguatamente in disparte.

Signore e Signori, a voi il pezzo di Iole Veltri.

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In Veneto Banca l’assemblea dei soci ha dato l’ok alla quotazione in borsa, alla trasformazione in spa, alla proposta di attribuire al Cda la facoltà di deliberare un aumento di capitale sociale fino a un miliardo di euro.

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Circa 7mila azionisti vedranno piazzate sul mercato le proprie azioni, quelle che lo scorso aprile grazie alleperdite e le svalutazioni accumulate della banca, si sono visti ridurre da 39,50 euro a 30,50 euro.  Per arrivare all’attuale quotazione: 7,3 euro. In  primavera è atteso lo sbarco in Borsa. A quale prezzo però molti si chiedono?

Benchè ancora non sia chiaro quale sarà il valore dell’azione alcuni esperti ipotizzano un prezzo addirittura più basso di quello del diritto di recesso (7,3 euro appunto).  Tale sacrificio però potrebbe non portare ai risultati sperati posto che la stessaBce ha più volte messo in luce il disastroso quadro delle debolezze strutturali e patrimonialidell’istituto di credito di Montebelluna. Sotto il mirino dei vigilanti della Bce anche il piano industriale che scadrà nel 2020.

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Lo stesso fissa cinque linee guida principali:

  1. incremento dei ricavi;

 

2. miglioramento strutturale del rischio di credito;

 

  1. aumento dell’efficienza della macchina operativa;

 

  1. azioni straordinarie (disinvestimenti e razionalizzazione della struttura del Gruppo);

 

  1. adeguamento alla nuova architettura di Vigilanza europea.

Il ritorno all’utile sarebbe previsto già a partire dal 2016. Con un risultato netto per il 2020 di 240 milioni di Euro, il raggiungimento di un ROTE al 7% e un CET1 ratio al 15,7%.

Peccato che i risultati fissati in tale Piano, di incremento del margine commissionale, di riduzione dei costi operativi e di miglioramento della qualità del credito sono assai superiori rispetto alle stime fornite da terzi indipendenti.

C’è da ricordare inoltre che il 9 dicembre la Bce faceva notare che Veneto Banca non aveva rispettato dal marzo 2015  il CET 1 del 10%, raggiungendo solo il 7,1%. Stesso discorso per il  total capital ratio stabilito per il 12%, che però non ha mai oltrepassato l’8,1%. Siamo sicuri che solo per aver rispettato le tre condizioni imposte dalla BCE la Veneto Banca riuscirà ora a raggiungere gli ambiziosi obiettivi economico finanziari del Piano industriale e a quale prezzo?

 

Se la decisione di sbarcare  in borsa, disporre l’aumento del capitale,  diventando una Spa è stata proprio quella di evitare il commissariamento e le norme sulla risoluzione bancaria, altre insidie si nascondono dietro l’angolo per la Veneto banca. Come quello dei licenziamenti dei dipendenti e di finire per esserepienamente controllata dai grandi investitori. Tutto ciò per toccare quegli obiettivi finanziari e adeguarsi al ‘sistema nel suo complesso ’. Trend che in realtà già molti anni fa avrebbero dovuto raggiungere i vecchi vertici della banca, i cui errori  ricadranno ora su piccoli azionisti e obbligazionisti .  

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