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#USA2020 🇺🇲 con Biden alla Casa Bianca cambierà ben poco. Il Trumpismo non è stata una parentesi (di G. PALMA)

Se pensate che Joe Biden possa tornare all’agenda di Obama, non avete capito nulla.

Non credo molto ai ricorsi giurisdizionali in materia elettorale, e soprattutto ai loro esiti, quindi è probabile che Trump dovrà arrendersi. Tuttavia, il nuovo Presidente non potrà abbandonare del tutto l’agenda di Trump.

Per tre motivi:

1) in politica economica la tenuta del tessuto sociale americano, soprattutto dopo il Covid-19, richiede una implementazione delle politiche espansive, di matrice keynesiana, che tutelino il reddito della classe media. Su questo Joe Biden – se non vorrà avere mezza America contro – dovrà continuare la politica economica di Trump, con la Federal Reserve che continui quello che Trump le aveva più o meno imposto: prestatrice illimitata di ultima istanza, senza la necessità – come avveniva con Obama – che l’ingente debito pubblico americano fosse acquistato dalla Cina in cambio dell’export cinese negli Usa con conseguente deflazione salariale degli stipendi dei lavoratori americani. Trump aveva rotto questo meccanismo aumentando i salari della classe media (operai e impiegati), detassando le imprese e – perché ciò fosse possibile – ha istituito forti dazi alle merci cinesi. Credete davvero che Biden possa invertire questo paradigma senza suscitare una rivolta della classe media?

2) in politica Estera il ruolo degli Stati Uniti sarà sempre meno incisivo. La “longa mano” di Clinton, Bush e Obama sulla Ue è un fatto storico al momento non più proponibile. Biden avrà il compito (molto arduo) di tenere unita l’America, e ciò avrà ripercussioni anche in Europa. Non sarà più “American First” alla Trump, ma poco ci manca. Biden o Trump, gli Americani penseranno ai fatti di casa loro (come ovvio). Se non vorrà spaccare l’America, Joe Biden dovrà necessariamente tenere conto dei 71 milioni di voti ottenuti da Trump, un record storico per chi ha perso le elezioni. E questo Biden lo sa perfettamente;

3) sempre in politica Estera – che poi è ciò che riguarda anche la Ue e non solo – ogni decisione del Presidente necessita della ratifica del Senato federale. Se questo, come pare, restasse in mano repubblicana, Biden potrà fare ben poco.

Insomma, sconfitto Trump (regolarmente o meno lo sapremo nei prossimi trenta giorni), l’agenda del nuovo Presidente dovrà necessariamente tenere conto del trumpismo. Come hanno correttamente sostenuto Massimo Cacciari e Massimo D’Alema, Trump non è stata affatto una parentesi momentanea ma un qualcosa che ha impresso un cambiamento di rotta, sia agli Usa che al mondo intero. Biden, sostanzialmente, è “conservazione” (cit. Cacciari). L’America e il mondo non torneranno più ai periodi della “terza via”, cioè quando si pensava che la globalizzazione fosse un processo irreversibile. Da questo punto di vista, Trump ha invertito il paradigma per i prossimi decenni. Biden Presidente non potrà tornare indietro alle follie globaliste.

Tutto questo, ovviamente, al netto degli esiti delle azioni legali e di quelle che saranno le decisioni della Corte Suprema sui ricorsi di Trump. La partita è ancora aperta, anche se vedo pochi spiragli.
In verità, al momento, nessuno Stato ha ancora proclamato ufficialmente gli esiti elettorali, la proclamazione di ieri è provenuta dalla CNN e da altre due TV. Occorre, per effetto delle azioni legali di Trump, che sia la Corte suprema a pronunciarsi.

Ciò premesso, Biden o Trump – salvo qualche guerra Dem (Trump di guerre non ne ha fatte) – per il mondo non cambierà un granché.

Ma una cosa è certa: da febbraio in avanti di virus non ne sentiremo più parlare. Il nuovo ordine mondiale, che non è una parolaccia ma una cosa normalissima in ogni epoca, che Biden cercherà di costruire, vedrà la Cina come protagonista assoluta. I cinesi acquisteranno i titoli del debito pubblico americano (come facevano prima di Trump) e gli Usa consentiranno l’export cinese in America, senza dazi. Ciò comporterà inevitabilmente deflazione salariale e delocalizzazione (vedesi seconda presidenza Obama), in controtendenza a ciò che invece ha fatto Trump: aumento dei salari della classe media e detassazione alle imprese che decidevano di tornare a produrre negli Usa, con forti dazi alla Cina, che dal canto suo ha reagito col virus nascondendolo per 5 mesi.

Se Biden dunque non vorrà vedere mezza America per strada, non potrà abbandonare l’agenda di Trump. A meno che, ripeto, non voglia trovarsi con mezza America contro. La globalizzazione, inutile fare finta di niente, non tornerà più al periodo pre-Trump.

Giuseppe PALMA

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Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni, aprile 2020.

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