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USA-Iran: saltano i colloqui di Istanbul. Washington rifiuta il cambio di formato e schiera la forza militare
Washington respinge la richiesta di Teheran di spostare i colloqui in Oman. Saltano l’incontro di Istanbul e il formato bilaterale: gli USA rafforzano la presenza militare con F-15 e il gruppo navale Lincoln. Diplomazia al palo, cresce il rischio escalation.

Mercoledì gli Stati Uniti hanno comunicato all’Iran un secco rifiuto riguardo alle richieste di Teheran di modificare luogo e modalità dei colloqui previsti per questo venerdì.
Un “no” deciso, che potrebbe bloccare il percorso diplomatico e convincere il Presidente Trump a valutare opzioni ben più drastiche, incluse quelle militari. La notizia è filtrata tramite Axios.
Il nodo del contendere: Istanbul o Oman?
L’accordo iniziale sembrava fatto: USA e Iran avrebbero dovuto incontrarsi venerdì a Istanbul, con la partecipazione di altri paesi del Medio Oriente in qualità di osservatori. Un formato multilaterale pensato per affrontare il quadro regionale nella sua complessità.
Tuttavia, martedì scorso, la delegazione iraniana ha tentato una mossa a sorpresa, chiedendo di spostare i colloqui in Oman e di restringerli a un formato strettamente bilaterale. L’obiettivo di Teheran era chiaro: limitare la discussione al solo dossier nucleare, escludendo dal tavolo argomenti scomodi come il programma missilistico, una priorità assoluta per gli Stati Uniti e per i loro alleati nella regione.
La risposta di Washington, dopo una breve valutazione, è stata perentoria. Come riferito da un alto funzionario statunitense: “Abbiamo detto loro che o si fa così o non si fa nulla, e loro hanno risposto ‘Ok, allora nulla’”.
La posizione americana è pragmatica ma inflessibile:
- Se l’Iran è disposto a tornare al formato originale (Istanbul, multilaterale), gli USA sono pronti a incontrarsi questa settimana o la prossima.
- L’obiettivo è un accordo reale e rapido. In caso contrario, come ha sottolineato la fonte, “si guarderà ad altre opzioni”, un chiaro riferimento alle minacce di azione militare ventilate da Trump.
Dietro le quinte: due binari morti
I funzionari americani hanno rivelato che l’intesa originale per Istanbul prevedeva due binari paralleli:
- Colloqui diretti USA-Iran focalizzati sull’accordo nucleare.
- Colloqui multilaterali su questioni regionali, inclusi il programma missilistico iraniano, il supporto ai gruppi proxy e le violazioni dei diritti umani.
Il rifiuto iraniano ha cambiato l’agenda. Steve Witkoff, inviato della Casa Bianca, e Jared Kushner, genero e consigliere di Trump, sono attesi in Qatar giovedì per colloqui con il primo ministro locale. Da lì, il piano attuale prevede il rientro a Miami, saltando a piè pari l’incontro con gli iraniani. L’intervento degli altri operatori lovali era necessario per avere dei garanti dell’accordo al di fuori dell’Iran.
Lo scetticismo a Washington è palpabile. “Non siamo ingenui sugli iraniani. Se c’è una conversazione reale da fare, la faremo, ma non perderemo tempo”, ha chiosato un secondo funzionario USA. La percezione è che Teheran non sia pronta a quel cambio di passo necessario per un accordo che non sia la riproposizione di vecchi schemi fallimentari.
La logica della forza: F-15 e portaerei
Mentre la diplomazia si arena, la macchina militare si muove, ed è questo l’aspetto che chi segue le dinamiche geopolitiche deve osservare con attenzione. Non si tratta solo di parole.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato il dispiegamento di caccia F-15E Strike Eagle in Medio Oriente per “migliorare la prontezza al combattimento”. A questi si aggiunge il gruppo navale della portaerei Abraham Lincoln, già presente nell’area, e il supporto del Regno Unito, che ha inviato caccia Typhoon con capacità difensive.
I dati di tracciamento aereo mostrano inoltre un intenso movimento di aerei cargo militari statunitensi verso la regione, una manovra che ricorda il potenziamento delle difese aeree (inclusi i sistemi Patriot) visto lo scorso anno prima delle ritorsioni iraniane.
Il conflitto è tutt’altro che certo e, a ben vedere, non è nell’interesse immediato di nessuno degli attori in campo. Tuttavia, con il canale diplomatico di Istanbul interrotto, le parti dovranno trovare una via alternativa per riaprire il dialogo, prima che la logica delle armi prenda il sopravvento su quella dei negoziati.








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