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Uruguay: la nave cinese “Silk Road Ark” sbarca a Montevideo. Soft power e sfida al cortile di casa americano

La nave ospedale militare cinese Silk Road Ark approda per la prima volta in Uruguay. Tra diplomazia medica, affari e soft power, Pechino sfida il “cortile di casa” degli USA e punta alle risorse del Sud America.

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La geopolitica globale non si muove solo a colpi di dazi e portaerei, ma, talvolta, avanza silenziosamente sul ponte di una nave ospedale. Lo scorso 20 gennaio 2026, la Silk Road Ark (scafo 867) della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese (PLAN) ha attraccato nel porto di Montevideo per una sosta tecnica di quattro giorni. Non si tratta di un semplice scalo logistico: è la prima volta nella storia che un’imbarcazione militare di Pechino getta l’ancora in Uruguay.

Ufficialmente, l’operazione rientra nella missione “Harmony 2025“, un tour globale umanitario che offre servizi medici gratuiti e rifornimenti. Tuttavia, per gli analisti meno inclini alla poesia, la mossa rappresenta un calcolato esercizio di soft power in quello che Washington, fedele a una riedizione sempre verde della Dottrina Monroe, o Donroe, considera il proprio cortile di casa.

La diplomazia del camice bianco e l’interesse per le risorse

La presenza della Silk Road Ark si inserisce in una strategia molto più ampia, che ha già visto il naviglio cinese fare scalo in Brasile e Nicaragua, con future tappe previste in Perù, Cile e, potenzialmente, in Messico.

Questo attivismo dimostra un fatto ineludibile: nonostante la volatilità dell’area e la complessa gestione del dossier Venezuela – dove gli investimenti cinesi hanno conosciuto fortune alterne e pesanti rischi di credito – l’interesse di Pechino per il Sud America e le sue immense risorse naturali non subisce alcuna flessione. Anzi, si rafforza su basi più pragmatiche. L’Uruguay, in questo scacchiere, gioca un ruolo chiave. È uno dei partner più stretti della Cina nella regione, ha aderito con entusiasmo alla Belt and Road Initiative (la Nuova Via della Seta) e vede in Pechino il suo principale partner commerciale.

Da un punto di vista strettamente keynesiano, la strategia cinese appare chiara: sopperire a decenni di sottoinvestimenti infrastrutturali e disinteresse americano con un flusso costante di capitali, commercio e, ora, supporto logistico-umanitario. Il moltiplicatore degli investimenti cinesi si traduce in un crescente allineamento politico dei paesi sudamericani, un processo che Washington osserva con crescente, ma per ora impotente, allarme.

Gli obiettivi della strategia navale cinese

La Cina dispone oggi della marina militare più numerosa al mondo per numero di navi (oltre 370 unità), e l’uso di tre grandi navi ospedale serve a molteplici scopi. Possiamo sintetizzarli nei seguenti punti:

  • Normalizzazione della presenza: Abitua i governi e le popolazioni locali alla presenza della bandiera militare cinese, riducendo la percezione di minaccia.
  • Accesso infrastrutturale: Consente alla marina di mappare i porti commerciali, testare la logistica locale e consolidare relazioni operative con le autorità portuali.
  • Conquista dell’opinione pubblica: L’offerta di cure mediche gratuite in aree con sistemi sanitari sottofinanziati crea un immediato ritorno di immagine favorevole.
  • Test di prossimità: Avvicinare navi a capacità duale (civile/militare) alle coste americane, testando la reattività di Washington.

Un quadro riassuntivo del tour Harmony 2025 in America Latina:

PaeseStato della visitaValenza Strategica
BrasileCompletataConsolidamento asse BRICS
NicaraguaCompletataSupporto a un alleato anti-USA
UruguayIn corso (Genn. 2026)Hub commerciale, partner BRI
Perù/CilePianificataAccesso al Pacifico e litio/rame
MessicoIn valutazioneProssimità massima al confine USA

Un assedio silenzioso?

Mentre a Davos e a Washington si discute di nuovi ordini mondiali e di fantomatici consigli per la pace globale sotto l’egida di Donald Trump, la Cina gioca una partita di lungo periodo, basata sull’economia reale e sulla logistica. Non servono basi militari permanenti se si possiede il controllo dei porti commerciali e si viene accolti come salvatori umanitari.

L’allarme americano sul rischio che la presenza cinese possa minacciare le rotte marittime vitali dell’emisfero occidentale è comprensibile, ma forse tardivo. Pechino non sta invadendo il cortile di casa americano; è stata semplicemente invitata a entrarvi, con un contratto commerciale in una mano e uno stetoscopio nell’altra.

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