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United Fakes of America

La surreale vicenda del voto USA dovrebbe mettere la parola fine sulla questione delle famose fake news, della post-verità e di tutti i dibattiti sul pericolo della falsa informazione. Finora ci era sempre stata raccontata una storia edificante che aveva questa trama: ci sono i buoni e affidabili diffusori delle notizie serie e verificate, da una parte. E i populisti, sovranisti, qualunquisti, spacciatori di bufale, dall’altra. La sfida Trump-Biden ci dimostra come la faccenda stia esattamente al contrario.

Un po’ come in una bella serie di Netflix, dal titolo “Stranger things” dove i protagonisti scoprono l’esistenza di un “sottosopra”: un universo parallelo a quello quotidiano, di una bella cittadina americana anni Ottanta, dove ci sono esattamente le stesse cose di quello vero, ma immerse nelle tenebre anziché nella luce, nel caos invece che nell’ordine, nell’orrore anziché nell’armonia. Ecco, il voto per le presidenziali 2020 ha strappato il velo sul “sottosopra” di giornali, tv, breaking news e affini.

La cosiddetta “informazione ufficiale” – a quasi tutti i livelli, in quasi tutto il mondo, a reti quasi unificate – ci ha mentito in modo spudorato, almeno tre volte. Prima raccontandoci la storia nera di un Trump rincoglionito, goffo, pasticcione, inadatto, buono a muoversi solo come un elefante bolso nella cristalleria argentata dell’establishment mondiale; dove tutti i “presidenti”, i “premier”, i “leader” marciano sempre compatti, e come un solo automa, verso la realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale.

E così non è stato mai raccontato, e tantomeno evidenziato, il fatto che Trump abbia conseguito risultati strabilianti sul piano economico interno (fino all’era Covid, almeno), il fatto che abbia rimesso al primo posto l’interesse della sua nazione come dovere primo di ogni politico degno di questo nome, il fatto che non abbia scatenato un solo conflitto in giro per il mondo (smentendo l’equazione: interesse nazionale=imperialismo guerrafondaio), il fatto che abbia avviato relazioni di pace tra i belligeranti del medio oriente, il fatto che si sia rifiutato di cedere alla manipolazione della varie “Grete” prefabbricate dal globalismo green, il fatto che abbia mostrato i denti a una dittatura conclamata come la Cina.

Ma i nostri menestrelli della menzogna seriale e pianificata hanno poi mentito una seconda volta spacciando sondaggi da querela dove Trump era sistematicamente in svantaggio di dieci, ma che dico, quindici punti sul suo avversario, sperando così di inquinare per bene, anzi “per male”, la campagna elettorale. Infine – di fronte all’accusa devastante di Trump sui brogli pacchiani, recidivi, programmatici avvenuti non nelle elezioni kazake, ma in quelle della democrazia più “rappresentativa” del mondo –  stanno facendo spallucce.

Cioè, di nuovo, se ne fregano, applicando alla lettera i consigli del Conte Zio manzoniano al padre provinciale: “A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire”. E ciò anziché scatenarsi come segugi alla ricerca di prove che dimostrino – o, se del caso, smentiscano – le terribili accuse di “The Donald”. Ad ogni buon conto, non ci resta che sperare nella giustizia americana, di certo più celere e affidabile della nostra. Questo per quanto riguarda l’America. Per quanto riguarda l’Italia, invece, ma anche tutto il resto del mondo, teniamo a mente un solo promemoria. Il mainstream media è come quella serie di Netflix: il “Sottosopra” della verità.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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