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UNA LEZIONE DA 1.600€

La notizia è che all’Ospedale “Niguarda” di Milano, per venticinque posti di infermiere – retribuzione di 1.600 euro al mese – si sono presentati in tredicimila. Tredicimila diviso venticinque fa cinquecentoventi. Cinquecentoventi concorrenti per ogni posto. Questa non è soltanto cronaca, è l’occasione per una riflessione economica, anche se per qualcuno suonerà irritante.
Cinquecento concorrenti per un singolo posto si spiegherebbero se essere infermieri in quell’ospedale fosse uno straordinario vantaggio, come ottenere una pensione di diecimila euro al mese fino alla morte, senza far nulla. Viceversa quel lavoro non sempre è piacevole, non sempre si fa nelle ore normali e non sempre si è liberi la domenica. E con milleseicento euro al mese una famiglia non vive certo nel lusso. Dunque la spiegazione deve necessariamente essere un’altra e la prima parola che viene in mente è disoccupazione. Ma non basta.
I disoccupati non fanno certo a gomitate per essere assunti come fornai o giardinieri. La verità è che, a parte il vantaggio del posto fisso, 1.600€ al mese sono considerati una paga veramente lauta e per così dire fuori mercato. Per dimostrarlo, basta fare un semplice ragionamento. Se l’ospedale proponesse una retribuzione di 1.500€, i concorrenti sarebbero di meno, e andrebbero a diminuire a mano a mano che quella somma dovesse scemare. Se alle fine si offrissero cento euro al mese, non si presenterebbe nessuno. Ma fra tredicimila e zero qualche numero c’è.
Facciamo l’ipotesi che, nel momento in cui si raggiungono i mille euro, i concorrenti si riducano a centocinquanta, sei per ogni posto. In quel momento, checché ne dicano i contratti nazionali, sapremmo che all’incirca quella è la retribuzione determinata dal mercato. Il valore di qualunque cosa che sia scambiata (bene o prestazione che sia) è determinato dall’incontro fra la domanda e l’offerta. Ma in Italia non sempre è così. Se alcuni sono troppo generosamente ricompensati per la loro prestazione (non in assoluto, soltanto in relazione al reale mercato del lavoro) mentre altri non trovano nessuna occupazione, c’è qualcosa che non va. La realtà economica è falsata.
Date le nostre condizioni dell’occupazione , gli attuali infermieri del “Niguarda” beneficiano di un vantaggio economicamente ingiustificato. Non in astratto, naturalmente: sempre in relazione al mercato. Se ci fossero venticinque persone disposte a lavorare come infermieri a ottocento euro al mese, ciò significherebbe che i precedenti assunti prendono il doppio di ciò che sarebbe determinato da una libera contrattazione. Dunque la loro paga rappresenta una distorsione. Infatti, i 12.975 non assunti al “Niguarda” andranno (sperabilmente) a lavorare altrove, magari percependo la metà della paga. E questa è un’ingiustizia. Il primo diritto che bisognerebbe assicurare ai lavoratori è l’uguaglianza: a pari prestazione, pari retribuzione. Ed è inutile dire: “Invece di abbassare il salario al Niguarda imponiamo a tutti i datori di lavoro di non dare meno di 1.600€ al mese”, perché di fronte ad una simile imposizione gli imprenditori si limiterebbero a non assumere. Oppure a farlo in nero.
A questo punto si può facilmente prevedere la classica domanda: “È giusto che qualcuno lavori come infermiere per mille euro al mese, o meno?” Ma è una domanda fuor di luogo. Forse è ingiusto non comprare le caldarroste dell’omino all’angolo della strada, perché non comprandole rendiamo più difficile la vita della sua famiglia. Ma se le caldarroste non ci piacciono, o se le troviamo troppo care, le compreremo soltanto per favorire la famiglia del venditore? Il giusto e l’ingiusto, in economia, sono invocati quando a pagare sono altri. Quando invece a pagare siamo noi, e spendiamo il nostro denaro nel nostro interesse, cerchiamo regolarmente il meglio di ciò che ci piace, al prezzo più basso. E se lo scambio non ci conviene non acquistiamo.
Attraverso questo episodio vediamo perché il mercato del lavoro non funziona. C’è chi è avvantaggiato e c’è chi è svantaggiato. C’è chi è protetto e garantito, anche quando batte fiacca, e c’è chi non è garantito da nessuno, come l’autonomo o il lavoratore in nero. Le retribuzioni non sono determinate dal libero mercato e le condizioni di lavoro sono troppo diverse. A volte i lavoratori delle imprese private sono ignominiosamente sfruttati, sotto minaccia di licenziamento, mentre ce ne sono altri che possono andare a fare la spesa durante le ore di lavoro, perché impiegati al Comune. Infine c’è chi la spesa potrebbe andarla a fare in qualunque ora, ma non ha i soldi necessari perché è disoccupato
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

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