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Una decrescita fino al 2030? Kondratiev, i supercicli e la capacità, o meno, di gestire la crisi

 

 

Kondratiev, o Kondratieff, è  stato un famoso economista di epoca sovietica noto per la sua teoria del cicli di lungo periodo, o onde di Kondratiev. Secondo questa sua teoria  l’economia si muove lungo dei cicli che sono, all’incirca, sessantennali, mossi da grandi evoluzioni o scoperte con effetti di lungo periodo, o di avanzamenti di carattere sociale, in grado di sconvolgere e rinnovare l’economia. Se l’inizio del ciclo viene segnato da grandi innovazioni, la fine è segnata da profonde crisi che mettono in dubbio i presupposti precedenti. La presenza dei cicli è coerente con l”idea di Keynes di un capitalismo instabile di un mercato che non è in grado di regolarsi in modo autonomo, ma non è coerente con l’idea di Marx di un capitalismo destinato ad una crisi finale, perchè nel concetto stesso di ciclo è contenuto il concetto di rinnovamento e di rinascita. Anche se l’analisi spettrale del PIL mondiale conferma la presenza di maxi cicli, questo all’epoca non salvò Kondratiev dalle purghe staliniane e l’economista morì fucilato nel 1938 all’età di soli 46 anni.

Vediamo come vengono normalmente interpretare le onde  di Kondraiev:

Ogni ciclo è diviso in quattro parti: prosperità, recessione, depressione, miglioramento, interpretate classicamente anche con le immagini delle stagioni.  I cicli tradizionali sono stati visti legati a:

a) la prima meccanizzazione;

b) la ferrovia;

c) elettricità e chimica moderne;

d) mobilità di massa ed industria petrolchimica

e) information technology.

Ogni ciclo viene a chiudersi con una qualche forma di profonda crisi, o di conflitto, o di insieme di conflitti, che segna il minimo assoluto dopo di che si riparte con il ciclo di miglioramento, la “Primavera”. Attualmente staremmo vivendo un ciclo di autunno inverno che dovrebbe concludersi con il 2030.

Un’interpretazione delle crisi di rottura è la seguente:

Naturalmente non bisogna interpretare una fase di passaggio come una data, ad esempio il primo gennaio 1860, quanto piuttosto un insieme di eventi conflittuali.

Appare ora che siamo al termine di un ciclo di Kondratiev. La ripartenza del ciclo negli anni ottanta può essere vista come figlia di una serie di innovazioni tecnologiche, economiche e sociali:

  • l’introduzione dell’information technology e di tutte le evoluzioni collegate;
  • l’introduzione di sistemi di produzione Just in time della prima fase della robotizzazione;
  • l’entrata sul mercato del lavoro di grandi masse di lavoratori, demograficamente, in crescita, in Cina, Russia ed India;
  • la prosecuzione di un livello di consumi molto elevato attraverso l’applicazione da un lato dello stato sociale e  la creazione di un’ampia classe media e dall’altro di sistema bancario in grado di finanziare i costumi.

Cosa indica la fine di un ciclo?

  • la fine della disponibilità del lavoro a basso costo ad oriente e la trasformazione in una classe media non ancora però abbastanza evoluta e diffusa;
  • il passaggio alla AI che esclude e cancella posti di lavoro della classe media;
  • la distruzione progressiva dello stato sociale in Europa;
  • l’incapacità del sistema bancario occidentale di sostenere oltre i consumi.

Siamo quindi giunti al punto in cui bisogna comprendere e risolvere la crisi, come sempre accompagnata da conflitti militari reali o comunque da forti tensioni internazionali. In queste fasi si vede la qualità delle classe dirigente che dovrebbe capire le evoluzioni da un lato e le contraddizioni dall’altro, per trovare la strada ad una transizione dolce e breve. Purtroppo sembra proprio mancare questa capacità, chiusi nella rigidità mentale ed intellettuale del ciclo precedente.

Se la crisi viene superata si passa ad un ciclo di espansione successivo, con un livello di benessere superiore:

La  fase successiva, ancora nebulosa, dovrebbe essere della robotica avanzata, del miglioramento umano e dell’economia olistica. Come ci arriveremo, con quali conflitti, è tutta responsabilità nostra e di chi scegliamo per guidare le nostre scelte.

 


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