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UN MILIONE E MEZZO DI ITALIANI SARANNO PRESTO BUTTATI FUORI DI CASA (di Alessio Bini)

 

 

In Italia sono circa 400mila gli immobili pignorati, una buona parte ad opera dello Stato stesso, perché le piccole aziende non sono riuscite a pagare le troppe tasse, pur avendole dichiarate, pur essendosi fidate dello Stato, che chiede sempre, ma difficilmente dà. L’altra parte è stata pignorata dalle banche, che hanno innescato la crisi nel 2008, chiudendo i rubinetti del credito e revocando i fidi di cassa e gli anticipi su fatture.  L’economia si è contratta a tal punto che anche i privati, perdendo il lavoro, non ce l’hanno fatta a pagare i loro mutui. 

Considerando che ognuna di questa case è abitata a 3 a 4 persone in media, ecco che il conto è presto fatto. Un milione e mezzo di italiani vive in una casa pignorata che periodicamente va all’asta, abbassando il prezzo di vendita di volta in volta, fino a quando l’offerta sarà di poche decine di migliaia di euro. Si trovano già case a 20mila euro in vendita sul sito delle Aste Giudiziarie. Se non vengono ancora vendute è perché i cittadini stessi, con un gesto di solidarietà, resistono ad acquisti così allettanti per non sfrattare i loro vicini di casa. Ma ancora per quanto? E se intervenissero i grandi investitori esteri ad acquistare in blocco case a 20mila euro l’una per poi rivenderle in tempi migliori? In Grecia è già successo.

L’aspetto più grottesco è che quando la loro casa verrà venduta, il debito non sarà estinto e li seguirà fino alla tomba, colpendo anche i loro figli e i coniugi eredi.

Questa è una delle ferite più profonde inferte dalla crisi. I suicidi per motivi economici avvengono proprio perché chi ne è stato vittima, non capendone il motivo, si attribuisce la colpa della propria rovina e di quella della propria famiglia e perché si sente solo. Chi non ne è stato vittima lascia solo il proprio vicino di casa, non capendo nemmeno lui le cause di questo sterminio sociale. A volte, guardare quanto è profonda una ferita richiede più coraggio che affrontare il dolore della ferita stessa. Ma è il momento di guardarci dentro, per non sentirsi soli o per non far sentire solo il proprio vicino di casa che vive una vita scandita al ritmo delle aste giudiziarie.

Sono anni che qualsiasi Ministro in carica scherza con le case degli italiani, promettendo loro una protezione, ma alla fine si rivela tutto un bluff. I nomi dei colpevoli portano i simboli del PD e dei 5 Stelle, i primi come artefici del disastro che si sta per scatenare e i secondi per essersi incaricati di fermarlo, facendo poi l’esatto contrario.

E’ una bomba sociale subdola e sorda, pronta ad esplodere. 

La politica ha iniziato a prendere coscienza di questo problema nel 2013, quando il Governo Letta nel Consiglio dei Ministri del 15 giugno decretò l’impignorabilità della prima casa. Era il cosiddetto “Decreto fare”. L’iniziativa era un cavallo di battaglia dell’allora Vice Premier Angelino Alfano ed era la prima bugia di una lunga serie sulla casa degli italiani.

Innanzitutto, il divieto di pignoramento era solo da parte di Equitalia e per debiti fino a 120mila euro. Le banche hanno continuato imperterrite a pignorare le case. Tuttavia, chi ha un piccolo negozio sa che basta rimandare il pagamento delle tasse di un anno per arrivare a quella cifra: un po’ di Iva, un po’ di contributi Inps, un po’ di Irpef. Poi tutto va a Equitalia che raddoppia l’importo in un batter d’occhio tra aggi, more e interessi.  In realtà, fosse interpretata secondo il buon senso la legge antiusura, Equitalia sarebbe il primo usuraio d’Italia. Ma la ripartizione della voce tra aggi e more, permette ai Giudici di non condannare Equitalia, cioè lo Stato, cioè lo Stato non condanna se stesso.

Poi è stata la volta di Renzi, che ha tirato due sciabolate ancor più subdole alle prime case degli italiani. Nel Decreto Legge 59 del 2016 ha dato discrezionalità ai Giudici di decidere se far liberare le case pignorate oppure no. Un immobile libero è più facilmente vendibile. E i Giudici si sono mossi a macchia di leopardo: nel Nord Italia prevalentemente hanno optato per farli liberare. Lo sfratto spettacolare di Sergio Bramini, con tanto di Forze dell’Ordine, è figlio di questo Decreto. Mentre nel Centro e Sud Italia in prevalenza  i Giudici hanno optato per lasciare gli immobili occupati. 

Tornando a Renzi, nel  2017 ha potenziato il Reparto Esecuzioni dei Tribunali. Non ha potenziato la Giustizia Civile per sveltire i processi e nemmeno la Giustizia Penale per condannare i criminali, ma si è preoccupato di quadruplicare i Giudici per le Esecuzioni: 4 volte tanto! La legge è entrata in vigore nel 2018 e da allora le aste immobiliari hanno accelerato vertiginosamente.  Se prima le aste di un immobile si succedevano ogni 2 anni, dal 2018 si succedono ogni 6-9 mesi. 245.000 aste nel 2018, 30 ogni ora, 2 al minuto (Fonte Astasy).Ogni asta un ribasso del 25% dall’ultimo prezzo. Il calcolo è presto fatto: nel 2020 la maggior parte degli immobili saranno svenduti al 40% del valore e nel 2021 al 17% del valore. 

L’aspetto peggiore deve ancora venire. Le case verranno svendute tra il 20 e il 40% del loro valore, ma non si estingueranno i debiti nei confronti dello Stato o delle banche. Quelli seguiranno a vita i debitori e seguiranno anche i loro discendenti. Sposare un piccolo imprenditore o esserne suo figlio oggi rischia di essere una condanna. 

Ecco come avviene: la vendita dell’immobile andrà a ripagare prima le spese che il Tribunale ha sostenuto per le aste. E si tratta di molte migliaia di euro per ciascuna asta. Le poche decine di migliaia di euro ricavate dalla vendita basteranno a malapena a recuperare le spese di vendita. L’intero debito sarà ancora in piedi. Solo se gli eredi rinunceranno all’eredità di fronte ad un notaio, potranno liberarsi del debito del genitore o del coniuge.

Durante il Governo giallo-verde alcuni Parlamentari 5 Stelle hanno sbandierato di cancellare gli affetti del Decreto Renzi, il 59/2016 (che per gli amanti delle leggi aveva modificato l’articolo 560 del Codice di Procedure Civile). Si tratta della cosiddetta “Legge Bramini”. Hanno dichiarato che il Giudice non ha più potere di far liberare gli immobili. Giusto! Sì ma la legge non è retroattiva e vale solo per gli immobili pignorati dopo il giugno del 2018. Per spiegarla con un detto popolare, è come chiudere la stalla quando sono scappati i buoi.

D’altronde proprio Luigi Di Maio durante la campagna elettorale del 2018 si esibisce fiero in un video inquietante, dopo che è stato in visita alla City di Londra, ovvero nel miglio quadrato o “supermile” sede della Finanza Internazionale. Di Maio dice che è andato a rassicurare i grandi Istituti finanziari sul veloce recupero degli NPL, che vuol dire “Non Performing Loan”, che tradotto in italiano vuol dire vendere le case pignorate. Si sa che quando c’è l’inglese di mezzo, la fregatura è dietro l’angolo. 

La furia delle leggi Renzi per far vendere le case pignorate nel più breve tempo possibile, senza alcun beneficio per i cittadini, si sta per scatenare. E la tanto decantata voglia dei 5 Stelle di fermarla si è rivelata un bluff.


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