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UE, TRA SLOGAN DI INTENTO E SORDIDE REALTA’ NEL NOSTRO AGROALIMENTARE

 

Eating junk food nutrition and dietary health problem concept as a person with a big wide open mouth feasting on an excessive huge group of unhealthy fast food and snacks.

Ospito oggi sulla mia pagina autore un interessante articolo dell’amica Valentina Lucarelli Consulente legale, specializzata in Diritto alimentare e blogger www.ilcibochetiama.com che si occupa principalmente di difesa del Made in Italy

 Anno 1957, Trattato di Roma, nasce il mercato comune interno della Comunità Europea : l’ispirazione è che le libertà sancite siano funzionali alla espansione economica e al miglioramento del tenore di vita degli Stati partecipanti.

Anni 1992 e 2007, Trattati di Maastricht e Lisbona , nasce l’Unione Europea :  leggi e moneta  comuni per “promuovere la pace e il benessere dei  suoi Popoli (…), fondandosi  sui  valori del rispetto della democrazia, dello stato di diritto e della dignità umana (…) ; l’Unione rispetta gli Stati membri  nella loro identità nazionale  insita nella loro struttura politica e costituzionale (…), rispetta le funzioni di salvaguardia dell’identità territoriale di ogni Stato membro  e di sua sicurezza nazionale e del suo ordine pubblico”, così recitano i primi articoli del TUE.

Ci siamo forse persi qualche passaggio nel frattempo ?

Restringiamo il focus a un comparto strategico della nostra economia Italiana, quello agro-alimentare fondato sul Made in Italy, valorizzato da tipiche produzioni differenziate, regione per regione, da microclima e terreni unici, dalle proprietà millenarie : organolettiche, qualitative e salutari senza pari. Addirittura un patrimonio mondiale dell’umanità riconosciuto dall’Unesco quanto a dieta mediterranea di Nicotera degli anni ’60, la dieta anticancro….

Già….

Regolamenti, Direttive UE e Accordi con Stati terzi dal nome accattivante di “Libero scambio” ci raccontano però un’altra storia. Una storia di mortificazione culturale del cibo e di inaccettabili fallimenti di aziende agricole Italiane.

Inizio la carrellata del nuovo cibo Cheap & Trash con il Regolamento UE sui “Novel Food” che da inizio 2018 rende libera la commercializzazione di insetti e larve provenienti da allevamenti intensivi asiatici, interi o sotto forma di farina…non si discute sul nome suadente in inglese, ma della sostanza scadente, insalubre ma di basso prezzo, come già succede da decenni per i gamberi allevati ad antibiotici in quelle zone.

Continuiamo con il CETA, Accordo di libero scambio tra Ue e Canada, niente dazi per l’importazione di grano duro Canadese al glifosato, potente pesticida che troneggia almeno nell’ 80% delle paste dei grandi brand presenti sugli scaffali dei supermercati, danneggiando i produttori di grano duro del sud Italia.

Pensiamo ad altri Accordi di libero scambio che coinvolgono Paesi come il Cile, niente dazi per i loro limoni coltivati a DDT, direttamente nei nostri supermercati a prezzi stracciati in modo tale da costringere i produttori Siciliani a abbandonare le loro coltivazioni. Per altri Accordi con la Cina, pomodori insipidi e insalubri a prezzi bassissimi mettono in ginocchio, tramite la GDO, i produttori Siciliani di straordinari pomodori pachino e piccadilly.

L’UE ha sdoganato anche il riso Cambogiano, mettendo sul lastrico i produttori di riso Piemontese: le riserie che trasformano il riso, comprano quello più economico aumentando, per ora, i propri profitti.

A completamento, l’UE emana, con un tempismo da ginnasta olimpionico, una nuova Direttiva in materia di etichettatura alimentare (dal 2020), in cui viene negata la possibilità al consumatore di conoscere l’origine della materia prima dei prodotti anche leggermente trasformati, omologando un’alimentazione globalista anche extra UE e senza libertà di scelta. Prodotti scadenti, a basso costo di cui nascondere la provenienza, per far fronte solo a maggiori guadagni della Grande Distribuzione Organizzata e delle lobbies della produzione standardizzata, avida di ampliare, a qualunque costo sociale, il proprio mercato superando l’ostacolo biologico e commerciale dello stomaco fisso, sfamando nuovi poveri di importazione programmata e preparandosi al mercato del neo pauperismo nostrano.

Un altro tassello alla lunga lista verso lo sradicamento identitario è posto : lo scenario Orwelliano poggia su tante fondamenta costruite dalle lobbies finanziarie.

Ma non dovevamo stare meglio ?


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