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UCCIDERE I PRIGIONIERI, VESTITI DI NERO

Un movimento contrario allo Stato Islamico (IS), denominato Jaysh al Islam, ha diffuso qualche settimana fa un video che mostra la fucilazione, nel nord della Siria, di un gruppo di 18 soldati del sedicente califfato. Ciò che ha richiamato l’attenzione dei giornali è che i boia si sono vestiti d’arancione (come le vittime dell’IS) ed hanno vestito di nero dalla testa ai piedi i prigionieri, rendendoli identici ai boia dell’IS, nei famosi video degli sgozzamenti. Insomma hanno inscenato una macabra rappresentazione che visivamente ribaltava, replicandola, la barbarie islamista.
Soltanto chi si sia limitato alla storia insegnata nelle scuole può rimanere scosso da queste immagini. Chi ha letto Erodoto, Tucidide, Cesare, Tacito e tanti altri storici, ha un diverso punto di vista. Nell’antichità l’uccisione dei prigionieri (anche a migliaia, anche in modo barbaro) fu una prassi tutt’altro che rara. Dunque lo sgozzamento di un uomo inginocchiato, se si considera un arco di tempo sufficientemente lungo, è del tutto banale. Viceversa è del tutto discutibile che sia una pratica raccomandabile, e non in termini morali o di civiltà, ma semplicemente in termini di efficienza.
Nelle guerre la possibilità di fare prigionieri o di essere fatti prigionieri (come pure di essere colpevoli o vittime di atrocità) va sempre messa in conto. Dunque nessuno può escludere, se commette atrocità, che il nemico ne farà altrettante e di peggiori. Bisogna dunque sperare che non si inneschi il meccanismo delle vendette e delle controvendette. Perfino l’idea ingenua che, pubblicizzando le proprie atrocità, si intimorisca il nemico, è sbagliata. Infatti il combattente, avvertito che se cade in mani nemiche sarà ucciso, magari in modo barbaro, combatterà fino alla morte. Al limite, preferirà suicidarsi che arrendersi. Con ciò rendendo più costosa l’eventuale vittoria. Se invece sa che, fatto prigioniero, con ciò stesso avrà salva la vita e sarà trattato accettabilmente, potrebbe accogliere il momento della cattura come una fortuna: “Male che vada, per me la guerra è finita”.
La Grecia antica era ovviamente molto meno civile delle nazioni progredite attuali ed inoltre i greci, per temperamento, non soffrivano di eccessivi scrupoli. Dunque all’occasione si rendevano colpevoli di indicibili atrocità. Tucidide, come si sa, è forse il massimo genio della storia, e oltre tutto fu un professionista della guerra: infatti fu un generale in quella “Guerra del Peloponneso” che lo ha reso immortale. E tuttavia proprio lui ha esposto più volte concetti del genere. Egli insegna che se la scorrettezza o la crudeltà offrono occasionalmente dei vantaggi, è anche vero che offrono degli svantaggi. Chi manca alla parola data diviene poco credibile: nessuno si fiderà di lui e preferirà sempre lo scontro all’accordo. Perché chiunque temerà che l’altro non vi terrà fede. Analogamente la crudeltà, oltre ad indurre ad una risposta dello stesso segno, aumenta il numero di nemici: sia per l’indignazione, sia per la paura di cadere nelle mani di simili, spietati avversari.
Ciò che vale per il lontano passato vale per il presente e anche per noi occidentali, che abbiamo buone ragioni per essere umili, in questo campo. Infatti bisogna arrivare al Diciannovesimo Secolo e a Florence Nightingale perché sia accettata l’idea di eliminare dalla guerra gli orrori che non sono utili per la vittoria. Viceversa per un tempo lunghissimo non siamo stati migliori dei barbari dello Stato Islamico. Annibale aspettava il soccorso del fratello Asdrubale, ma questi fu intercettato dai romani i quali lo decapitarono e poi catapultarono la testa nel campo di Annibale: intendevano, con quella macabra messa in scena, essere ironici: Asdrubale era arrivato a destinazione. Né si può lodare il comportamento dei crociati, quando invasero Gerusalemme: essi trucidarono infatti la popolazione locale in tutti i modi possibili, anche precipitando i malcapitati dall’alto delle mura, fino a fare da cinquantamila a settantamila vittime. Come si vede, se si prescinde dalla pubblicità mediatica, lo Stato Islamico non ha inventato nulla. Non ha inventato nulla e non ha capito nulla.
Se gli Stati più potenti hanno rinunciato a questi metodi è perché non sono utili alla vittoria: contribuiscono soltanto alla cattiva fama di un esercito. Durante la Seconda Guerra Mondiale, tutti gli italiani, da Capo Passero in poi, non desideravano che di veder arrivare gli anglo-americani, che avevano la fama (giustificata) di distribuire cibo, non di ammazzare la gente. E certo non ci fu nessuna Resistenza, contro di loro. Viceversa, noi parliamo continuamente dell’infelice sorte di coloro che cadono nelle mani dello Stato Islamico, ma nessuno parla della sorte dei combattenti dell’IS che cadono in mani nemiche. Il fatto che non si abbiano di frequente filmati, in materia, non è affatto una rassicurazione. Soprattutto se fra i vincitori ci sono persone che hanno ragione e voglia di vendicarsi. In questo senso, la feroce ironia dello scambio di colori è l’assoluto minimo che si riesca ad immaginare.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
1 luglio 2015
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/vendetta-degli-anti-isis-uomini-nero-sono-fucilati-dalle-tut-1146998.html

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