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TURCHIA: LE SANZIONI EUROPEE SONO SUL TAVOLO (ad un paese NATO..)

 

 

Breve aggiornamento: il ministro francese Amélie de Montchalin (il capo di Gozi, per intenderci) affermato, al termine di una riunione che le “Sanzioni alla Turchia sono sul tavolo” dopo l’invasione della Siria ed i combattimenti con i curdi. Ricordiamo che i Curdi sono quelli che, insieme ai siriani di Assad, hanno veramente sconfitto l’Isis e che ora vengono premiati con l’invasione turca e la minaccia di un disastro etnico.

Le sanzioni, da quello che si capisce, sono però esclusivamente di carattere militare, cioè come tagli delle forniture di materiale bellico, e sono già state applicate da Finlandia e Norvegia. Per quest’ultimo paese si tratta di un caso veramente anomalo, in quanto paese NATO, quindi legato con un’alleanza ad Ankara che includono anche una collaborazione di carattere militare. A partire da luglio, quando si sono acuite le tensioni con gli USA per gli S400, Ankara ha provveduto ad acquistare grosse scorte di materiali e pezzi di ricambio proprio per far fronte ad eventuali sanzioni USA che poi non si sono verificate, essendosi il tutto limitato all’esclusione dal programma F 35, a danno soprattutto di Alenia Aermacchi, che ha visto dimezzarsi gli ordini. Anche in caso di interruzioni delle forniture militari da parte europea una delle parti maggiormente penalizzate sarebbe l’Italia, dato il contratto in corso fra Agusta (leonardo) ed il gruppo turco Turkish Aerospace Industries (TAI) per la fornitura all’esercito turco dell’elicottero d’assalto A129 ATAK, versione locale del A129 CBT Mangusta in forza anche al nostro esercito.

Tra l’altro ci si potrebbe chiedere che senso avrebbero delle sanzioni esclusivamente sul materiale militare quando ormai Ankara ha nella Russia un fornitore conveniente ed affidabile nel settore e non pare che gli USA siano disposti andare molto oltre nel rompere con Erdogan. Si tratterebbe di una misura perfino controproducente che permetterebbe ad Sultano di mostrare la sua capacità di resistere ed alimenterebbe il nazionalismo interno. Ben diversa sarebbe invece la reazione a sanzioni di carattere politico che colpissero le associazioni filoturche ed ultranazionaliste in Germania, quelle collegate al Yurtdışı Türkler ve Akraba Topluluklar Başkanlığı, YTB, il ministero dei turchi all’estero. Allora si che si verebbe a colpire la base nazionalista ed il potere di Erdogan, ma dubitiamo che qualcuno, in Germania o in Europa, abbia questo coraggio.

 


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