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Tsipras ha capito che la Germania non può permettere un’uscita della Grecia dall’euro e dunque sfida l’austerity, anche l’Italia dovrebbe fare lo stesso. Piccola bussola per orientarsi

Un piccolo aggiornamento sulla Grecia e sul suo prossimo fallimento con inevitabile uscita dall’euro… o meglio, inevitabile fatto salvo che non si cambino le regole europee! Ecco, il punto è proprio questo, se la Grecia non paga l’FMI, fatto molto grave, infrazione commessa in passato da paesi come Somalia, Sudan, Zimbabwe/ex Rhodesia etc. – ossia certamente non da alcun paese diciamo occidentale – verrà chiaramente dimostrato che in questo grande caos ellenico il vaso di coccio non è Atene ma è l’Europa e quindi la Germania quale vero difensore dell’austerity.

Si, perché la Grecia sta fallendo in quanto le regole austere che la Germania ha voluto per l’Europa sono loro stesse il vero fallimento, non funzionano se non trasformando i paesi che la subiscono in schiavi del debito sine die, guarda caso i paesi che detengono i titoli del debito sono gli stessi che impongono il rigore. Nulla di nuovo se solo si avesse il coraggio di espandere il periodo storico entro cui facciamo le nostre considerazioni, ossia non tenendo in considerazione solo gli ultimi decenni: quella che vediamo oggi è una moderna forma di colonialismo non dissimile dalle molte che abbiamo visto in passato, certamente meno sottile di quella britannica che soggiogando paesi ricchi di risorse naturali scambiava appunto materie prime vendute al prezzo del grezzo per poi costringere le stesse colonie a comprare i prodotti finiti da Londra a maggior valore aggiunto fatti con le commodities acquistate a basso prezzo. La conseguenza era un buco di bilancio dei paesi periferici di allora da colmare con il debito che via via diventava irredimibile anche attraverso la presenza in loco di grosse aziende britanniche che piano piano si accaparravano la gestione ed anche disponibilità delle risorse, Matheson, Jardine, Rhodes, Oppenheimer sono tutti nomi noti a chi studia i fenomeni legati alle colonizzazioni del passato.

Oggi si va invece con l’accetta: nell’arco di soli 15 anni la Germania ha trasformato paesi relativamente ricchi – la Grecia è un simbolo eccelso – in paesi poveri e per di più senza materie prime da barattare con il centro del moderno impero, leggasi con Berlino. Se non ci credete guardate questa tabella di fonte BCE in cui nel 2008 venivano riassunti alcuni invidiabili parametri economici dei solo teoricamente – ai tempi – poveri periferici (direi tutt’altro che poveri, alla fine del 2008 chi usciva con le ossa rotte dalla crisi subprime erano in Europa soprattutto Germania e Francia – anche l’Irlanda -, certamente non l’Italia, quella con i parametri meglio impostati, ma questa è un’altra storia, per il futuro…).

Tsipras ha capito che comunque la struttura dell’euro è imperfetta in quanto non prevede – teoricamente e per ora – in alcun caso l’uso della forza, al contrario delle colonizzazioni del passato che prima invadevano militarmente e poi “normalizzavano” con modelli economici ad hoc (per inciso, è lo stesso che avrebbe voluto fare la Germania nazista con il piano Funk una volta vinta la guerra in Europa). Quindi mi vien da dire nel bene dell’Europa dei Padri Fondatori del Trattato di Roma, avanti Tsipras, la Germania non può permettersi l’uscita di un paese dall’euro in quanto tutti prima o poi vorranno fare lo stesso, il giogo costruito attorno alla moneta unica a favore della sola Germania è ormai evidente. Abbiamo anche visto balenare come ipotetica soluzione – nei fatti è stata una proposta della Germania che solo teoricamente ha smentito – lo spauracchio della doppia valuta, una vera fregatura a cui la Grecia non ha abboccato e non abboccherà, infatti ciò significherebbe mantenere il debito estero in euro mentre si creerebbe una valuta svalutata per pagare le risorse produttive interne – e quindi i lavoratori locali – in modo scandalosamente basso. Anche questo una è modo per ridurre il CLUP (costo del lavoro per unità di prodotto, ndr)…

Quello che vedremo nelle prossime settimane sarà lo showdown: Tsipras ci ha ben fatto capire che o si pagano gli stipendi o si paga il debito agli stranieri portandosi dietro l’opinione pubblica greca, che coincide con la maggioranza ormai indigente del Paese ellenico. La Germania sa di non poter fare concessioni se non cambiando le regole per tutti i Paesi EU, ossia permettendo consistenti sforamenti nei rigidi parametri del rigore. Ogni tanto vediamo il puntello USA con il ministro del Lavoro USA Lew – che in teoria, ma solo in teoria, non c’entra nulla, … -, tanto per far capire chi è che non ha ancora voluto (fino ad oggi) un colpo di stato in Grecia. Appunto, un’altra soluzione sarebbe quella dell’intromissione militare soft, per ora esclusa, troppo vicina Atene allo scacchiere medio-orientale. Gli altri periferici restano silenti: Spagna e Portogallo sono in anno elettorale e stanno incrociando le dita, ieri Podemos ha fatto capire a Madrid e Barcellona la dimensione del possibile “danno collaterale”. L’Italia che invece potrebbe fare la voce grossa tace, Renzi si sta comportando in modo scellerato non volendo capire nonostante i mille segnali che questo euro è insostenibile [anche e soprattutto per un Paese abbiente come l’Italia, che si sta impoverendo a favore dei paesi che impongono il rigore nei conti, ndr] e sta portando alla miseria tutti tranne Berlino, a maggior ragione questo vale per l’Italia a valle di una uscita della Grecia. O forse, devo essere onesto, più semplicemente non ci sono ancora le condizioni per ribellarsi e far crollare la costruzione eurotedesca (…), costruzione di fatto mutuata dal Piano Funk di memoria nazista. Spero che tutti gli italiani abbiano capito che a seguito del default greco l’Italia dovrà pagare almeno 37 mld di euro da computare nel bilancio pubblico, ossia sforando il limite del 3% che per inciso certamente non sarà cambiato….

Non vorrei che il vero perdente dal default greco sia proprio l’Italia – per inciso, l’Italia è il primo competitor manifatturiero della Germania, ovvero più che una minaccia per Berlino un vero problema in caso di ritorno alla lira -, magari costretta dall’EU a causa dello sforamento nel rapporto debito/PIL a seguito del crack di Atene a svendere i suoi assets che contano, ossia quello che vogliono da tempo i tedeschi, a partire da ENEL. E lì vedremo se Renzi avrà finalmente gli attributi per fare quello che va fatto, nell’interesse dell’Italia.

Dopo una serie indicibile di disastri gepolitici ed un caos che non vedevano dalla fine dell’ ‘800, il termine del mandato Obamiano è prossimo e dunque il vero tutore di fatto dell’euro fra poco non avrà più poteri. Certamente da novembre 2016 le cose cambieranno e l’Europa come la conosciamo oggi finirà ma se la Grecia cadrà già nei prossimi giorni non avremo certamente il tempo per aspettare la fine del prossimo anno….

Renzi, se ci sei batti un colpo (finalmente).

 

Mitt Dolcino

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