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Trump rinuncia ai Dazi sull’Europa e afferma di aver trovato l’accordo sulla Groenlandia. Il “Bazooka” UE rimane in Garage

Trump ferma i dazi UE: accordo storico sulla Groenlandia e il ruolo del “Golden Dome”. Salta il blocco del 1° febbraio: Washington e NATO trovano l’intesa. Niente guerra commerciale, ma gli USA mettono le mani sulle risorse artiche in cambio di sicurezza.

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Alla fine, come spesso accade con il Tycoon, il rumore dei nemici si è trasformato nel suono di una probabile firma su un pezzo di carta. Donald Trump ha annunciato ufficialmente che i dazi contro i paesi europei, previsti per il 1° febbraio, sono sospesi. Il motivo? Un “accordo quadro” raggiunto con il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, riguardante il futuro della Groenlandia e l’intera regione artica.

La minaccia era chiara: tariffe dal 10% al 25% su una lista di paesi “colpevoli” di aver ostacolato le mire americane sull’isola artica. Ma ora che l’accordo è sul tavolo, Bruxelles tira un sospiro di sollievo, mentre il famoso “Bazooka” commerciale europeo, l’arma di ritorsione che doveva spaventare Washington, torna silenziosamente nel cassetto senza aver sparato un colpo.

La Diplomazia del “Golden Dome”

L’incontro tra Trump e Rutte a Davos è stato definito “molto produttivo” nel corso di un’intervista alla CNBC. Non si tratta solo di acquisto di territori — termine che fa inorridire le cancellerie europee ma che per Trump è semplice real estate — ma di un’architettura di sicurezza condivisa. Al centro dei negoziati c’è il Golden Dome, il sistema di difesa missilistica che gli USA stanno estendendo e che, a quanto pare, proteggerà anche i cieli del Nord Europa in cambio di concessioni strategiche.

Ecco i punti chiave di quello che Trump ha definito un “accordo per sempre” (forever deal), contrapponendolo polemicamente ai trattati a scadenza delle amministrazioni precedenti:

  • Stop ai Dazi: Le tariffe punitive su Danimarca, Germania, Francia, Regno Unito, Olanda, Svezia, Finlandia e Norvegia sono cancellate.

  • Risorse Minerarie: Gli Stati Uniti otterranno accesso privilegiato alle terre rare e ai minerali critici della Groenlandia, essenziali per la competizione tecnologica con la Cina. Probabilmente l’accordo quadro riguarderà un po’ tutte le risorse minerarie ed energetiche.

  • Sicurezza Artica: La NATO, e non solo la Danimarca, garantirà la sicurezza dell’isola, ma sotto una forte egida americana integrata nel sistema Golden Dome, cioè degli USA.

  • Sovranità Formale: La Groenlandia rimane tecnicamente sotto la corona danese, ma economicamente e militarmente entra nell’orbita di Washington. Potremmo definire l’accordo un usufrutto.

Il “Bazooka” Europeo si è Inceppato?

La domanda che molti osservatori si pongono è: che fine fa la risposta muscolare promessa dall’Unione Europea? Nelle scorse settimane, Bruxelles aveva evocato l’uso del suo strumento anti-coercizione, soprannominato il “Bazooka”, promettendo dazi speculari su prodotti americani chiave come bourbon, motociclette e tecnologie.

La realtà è che Trump ha disinnescato l’arma europea prima che potesse essere armata. Con una mossa da manuale del negoziatore aggressivo, ha creato una crisi (la minaccia dei dazi), ha alzato la posta (l’acquisto della Groenlandia), e poi ha “venduto” la soluzione (l’accordo quadro) come un favore agli alleati.

L’Europa, che si preparava a una guerra commerciale potenzialmente devastante per l’export tedesco e italiano, accetta di buon grado il compromesso. Il “Bazooka” rimane uno strumento teorico, utile per la deterrenza ma politicamente difficile da usare quando la controparte offre una via d’uscita che salva la faccia (la sicurezza NATO) e il portafoglio (niente dazi).

Trump, nel frattempo, ha fatto fare dalla Casa Bianca una sorta di annuncio semi ufficiale:

Realismo contro superficialità

Da un punto di vista keynesiano e realista, questa vicenda insegna due cose:

  1. La Leva Economica Funziona: Trump usa i dazi non come fine ultimo (il protezionismo fine a se stesso), ma come leva negoziale per ottenere asset strategici reali.

  2. La Geopolitica batte la Burocrazia: Mentre l’UE discuteva di vertici di emergenza e comunicati congiunti sulla “solidarietà transatlantica”, Washington e il segretario della NATO chiudevano l’accordo in una stanza.

Il team negoziale americano, composto ora da JD Vance, Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff, lavorerà ai dettagli. Ma la sostanza è che l’Artico sta diventando americano, non per annessione, ma per osmosi economica e militare.

La crisi della NATO sembra rientrata, ma il prezzo è stato pagato. L’Europa mantiene la sua integrità territoriale formale, ma cede su quella sostanziale, riconoscendo che senza lo scudo americano (e senza il mercato americano privo di dazi) la sua posizione globale è fragile. Le istituzioni europee ne escono con le ossa rotte per non essere riuscite, come sull’Ucraina, a prendere l’iniziativa nelle trattative.

Trump ottiene quello che voleva: non l’isola in sé, ma il controllo di ciò che l’isola contiene e rappresenta. E tutto questo, risparmiando ai consumatori americani l’inflazione da dazi ed aprendo la strada a nuove basi militari e allo sfruttamento delle risorse minerarie, cosa che la Danimarca si era sempre rifiutata di concedere. Chissà se poi non saranno le stesse aziende europee a sfruttare queste risorse, sotto la guida USA.

Domande e risposte

Che cos’è esattamente il “Golden Dome” citato nell’articolo? Il “Golden Dome” (Cupola d’Oro) è un riferimento a un sistema avanzato di difesa missilistica, simile all’Iron Dome israeliano ma su scala molto più ampia, proposto da Trump per proteggere gli Stati Uniti e, in questo contesto, esteso agli alleati strategici. Nell’accordo sulla Groenlandia, l’inclusione dei paesi nordici sotto questo “ombrello” difensivo funge da merce di scambio: gli USA offrono protezione tecnologica di alto livello contro minacce missilistiche (ad esempio dalla Russia o altre potenze) in cambio dell’accesso alle risorse e alla posizione strategica della Groenlandia.

La guerra commerciale tra USA ed Europa è finita definitivamente? Non definitivamente. Sebbene i dazi specifici legati alla disputa sulla Groenlandia siano stati sospesi, l’approccio di Trump rimane transazionale. La sospensione è condizionata al successo dei negoziati futuri guidati da Vance e Rubio. Se i dettagli dell’accordo “quadro” non dovessero soddisfare Washington, o se i paesi europei dovessero ostacolare l’accesso alle risorse minerarie, la minaccia tariffaria potrebbe tornare sul tavolo. È una tregua armata, basata su interessi convergenti momentanei, non una pace perpetua basata su ideali condivisi.

Perché la Groenlandia è così importante per Trump e per gli USA? La Groenlandia ha un duplice valore strategico inestimabile. Primo, la posizione geografica nell’Artico è cruciale per il controllo delle rotte marittime che si stanno aprendo con lo scioglimento dei ghiacci e per la difesa missilistica contro rivali come la Russia. Secondo, il sottosuolo dell’isola è ricco di terre rare e minerali critici necessari per la produzione di alta tecnologia, batterie e armamenti. Controllare queste risorse permette agli USA di ridurre la dipendenza dalla Cina nella catena di approvvigionamento globale.

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