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Trump blinda il petrolio venezuelano: scudo legale sui ricavi e piano di rilancio (con la regia del Tesoro USA)
Trump firma un ordine esecutivo per proteggere i soldi del greggio dai sequestri giudiziari e rassicura Exxon. Il Tesoro pronto a sbloccare 5 miliardi dal FMI.

Donald Trump non ha intenzione di perdere tempo con il Venezuela. La strategia è chiara: prendere il controllo delle risorse, vendere il petrolio e usare il ricavato per ricostruire un paese devastato da anni di socialismo reale e cattiva gestione. Per farlo, però, serve pragmatismo, e il Presidente USA ha appena firmato un ordine esecutivo che blinda letteralmente i ricavi del greggio venezuelano.
L’obiettivo è semplice quanto essenziale: evitare che quei soldi finiscano in un buco nero legale. L’ordine stabilisce che i proventi derivanti dalla vendita del petrolio sono “proprietà del Venezuela detenuta dagli Stati Uniti” per scopi governativi e diplomatici. In parole povere: niente sequestri giudiziari. I creditori privati che speravano di aggredire quei fondi per ripagarsi vecchi debiti dovranno mettersi l’anima in pace, almeno per ora. Se quei fondi venissero bloccati nei tribunali, sostiene la Casa Bianca, verrebbe minato lo sforzo critico degli Stati Uniti per garantire la stabilità economica e politica di Caracas.
I dubbi delle Big Oil e la garanzia di Trump
La mossa non è casuale, ma risponde ai timori molto concreti dei colossi dell’energia. Durante un incontro venerdì scorso, Darren Woods, CEO di ExxonMobil, è stato brutalmente onesto: «Se guardiamo alle strutture commerciali e ai quadri normativi attuali, il Venezuela oggi non è investibile».
Il rischio paese, tra espropri storici e incertezza politica, è ancora alle stelle. Qui entra in gioco il “Trump-pensiero”: per rassicurare i mercati, il Presidente ha promesso che le compagnie petrolifere tratteranno direttamente con gli Stati Uniti, bypassando le incertezze locali. Washington si pone come garante e gestore.
La strategia si articola su questi punti chiave:
Controllo fisico e commerciale: Gli USA stanno prendendo in carico la vendita di 30-50 milioni di barili di greggio precedentemente sanzionato.
Scudo legale: Ricorso al National Emergencies Act per proteggere i ricavi da azioni legali che costituiscono una “minaccia inusuale e straordinaria”.
Narrazione ottimista: Trump, dai social media, ha già dichiarato: «Amo il popolo venezuelano e sto già rendendo il Venezuela di nuovo ricco e sicuro».
Il ruolo del Tesoro: Bessent apre i cordoni della borsa
Mentre la Casa Bianca gestisce la logistica e la legalità, il Tesoro prepara il terreno finanziario. Il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha confermato a Reuters un cambio di passo decisivo. L’approccio punitivo lascia spazio a quello ricostruttivo, sempre sotto stretta sorveglianza USA.
Ecco le prossime mosse finanziarie:
Revoca delle sanzioni: Già dalla prossima settimana potrebbero essere tolte alcune sanzioni per facilitare le vendite di petrolio.
Sblocco dei fondi FMI: Si punta a utilizzare circa 5 miliardi di dollari in Diritti Speciali di Prelievo (DSP) del Fondo Monetario Internazionale, attualmente congelati.
Coinvolgimento della Banca Mondiale: Bessent incontrerà i vertici delle istituzioni finanziarie internazionali per coordinare il “re-engagement” col Venezuela.
Siamo di fronte a un’operazione di ingegneria economica e geopolitica complessa. Gli Stati Uniti non si limitano a cambiare un regime,, ma si intestano la gestione economica della transizione, usando il petrolio come collaterale e motore della ripresa. Un approccio muscolare, che piacerà poco ai puristi del libero mercato assoluto, ma che risponde a una logica di stabilizzazione immediata necessaria per evitare il caos.
Ovviamente tutto questo succederà solo se il governo seguirà le indicazioni di Trump che, probabilmente, saranno comunicate la prossima settimana.
Domande e risposte
Perché Trump ha emesso un ordine esecutivo sui ricavi del petrolio? L’ordine serve a proteggere i soldi derivanti dalla vendita del petrolio venezuelano dalle azioni legali dei creditori privati. Il Venezuela ha molti debiti e cause in sospeso; senza questo scudo, ogni dollaro incassato rischierebbe di essere immediatamente sequestrato dai tribunali per risarcire vecchi creditori, lasciando zero risorse per la ricostruzione interna e la stabilità politica, che sono la priorità attuale dell’amministrazione USA.
Le compagnie petrolifere americane torneranno a investire in Venezuela? Al momento c’è molta cautela. Il CEO di ExxonMobil ha definito il paese “non investibile” alle condizioni attuali a causa dell’instabilità e dei rischi giuridici. Tuttavia, Trump sta cercando di aggirare il problema ponendo gli USA come intermediari diretti. In pratica, le compagnie non dovranno fidarsi di Caracas, ma avranno come controparte Washington, che gestirà le vendite e garantirà la sicurezza delle operazioni.
Cosa succederà alle sanzioni economiche? Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato un piano per allentarle rapidamente. L’idea è togliere le sanzioni che impediscono la vendita di petrolio già dalla prossima settimana per generare cassa. Inoltre, si lavora per sbloccare circa 5 miliardi di dollari in asset presso il Fondo Monetario Internazionale (i Diritti Speciali di Prelievo), fondi che erano stati congelati e che ora serviranno per riattivare l’economia venezuelana.







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