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Toyota e i colossi giapponesi fanno squadra sui chip: un database comune per blindare la produzione (mentre l’Europa guarda)

Le case auto nipponiche lanciano un database rivoluzionario basato su Blockchain per tracciare i semiconduttori ed evitare nuove crisi produttive. Un piano per la sicurezza economica che esclude i fornitori cinesi e che l’Europa dovrebbe studiare attentamente.

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Mentre nel Vecchio Continente ci si perde spesso in regolamenti bizantini, in Giappone il pragmatismo industriale regna sovrano. Le case automobilistiche giapponesi, guidate da giganti come Toyota e Honda, hanno deciso di fare sistema con i produttori di semiconduttori per creare una rete di condivisione dati senza precedenti. L’obiettivo? Blindare la catena di approvvigionamento contro rischi geopolitici e disastri naturali, in una mossa che profuma di Realpolitik economica.

Un patto di ferro tra Auto e Tech

La notizia, riportata dal Nikkei, svela un piano ambizioso: circa 20 fornitori, tra cui i big giapponesi Renesas Electronics e Rohm, affiancati dalla tedesca Infineon Technologies, parteciperanno a un nuovo sistema di tracciamento. Il progetto mira a coprire tra l’80% e il 90% dei semiconduttori utilizzati dall’industria auto nipponica.

Il funzionamento è tecnicamente avanzato, ma concettualmente semplice:

  • I produttori di chip registreranno specifiche, date di inizio produzione e, soprattutto, l’origine dei componenti.
  • Verrà utilizzata la tecnologia Blockchain per garantire la sicurezza dei dati e impedire fughe di notizie tra case automobilistiche concorrenti.
  • Il tutto sarà gestito dall’Automotive and Battery Traceability Center di Tokyo, con l’obiettivo di essere operativi entro aprile.

La Cina resta fuori dalla porta

Un dettaglio non trascurabile, che farà sicuramente piacere ai sostenitori della sovranità tecnologica, è l’assenza di produttori cinesi nel consorzio. Il Giappone sta deliberatamente costruendo una “supply chain” sicura, che permetta di identificare rapidamente dispositivi con forniture incerte o rischiose.

La pandemia aveva già mostrato le fragilità del sistema, ma è stato il blocco delle spedizioni da parte del fornitore di proprietà cinese Nexperia, lo scorso anno, a far scattare l’allarme rosso, costringendo Honda e Nissan a tagliare la produzione. Questo quindi rischia di lasciare fuori dalla catena di fornitura quei produttori europei che si mescolino con quelli cinesi. Un fattore di cui nel Vecchio Continente si dovrà tenere conto.

Chip Nexperia

La tabella seguente mostra l’impatto stimato della carenza di chip sui conti di Honda per l’anno fiscale che terminerà a marzo 2026:

VoceImpatto Stimato
CausaCarenza di semiconduttori / Blocchi forniture
Perdita Utile Operativo150 miliardi di Yen ($950 milioni)
Impatto sulla produzioneTagli significativi e ritardi

Perché è una mossa intelligente

L’industria automobilistica è una piramide complessa. I costruttori di veicoli siedono in cima, ma sotto di loro c’è una rete intricata di subfornitori che spesso rende difficile avere un quadro completo delle origini dei componenti. Questo nuovo sistema illumina la “scatola nera” della componentistica.

Se un evento geopolitico o un terremoto dovesse colpire una regione specifica, le case auto sapranno immediatamente quali chip sono a rischio e potranno cercare alternative in tempo reale. È un esempio di come l’intervento coordinato tra attori privati, sotto l’egida di associazioni industriali nazionali (JAMA e JAPIA), possa generare efficienza sistemica.

Giappone vs Europa

Il mercato globale dei semiconduttori per auto raggiungerà i 159,4 miliardi di dollari nel 2035, crescendo dell’80% rispetto al 2025. Con l’avvento della guida autonoma e dell’IA, i chip sono il nuovo petrolio.

In Giappone, le aziende si riorganizzano per resistere all’ondata cinese, cercando efficienza e sicurezza per competere sui mercati internazionali. È una strategia di sopravvivenza industriale lucida e determinata. Dall’altra parte del mondo, l’Europa sembra aver rinunciato a fare politica industriale vera, preferendo subire gli eventi piuttosto che governarli. Tokyo ci insegna, ancora una volta, che l’economia reale non aspetta i ritardatari.


Domande e risposte

Perché i costruttori giapponesi stanno creando questo database condiviso?

L’obiettivo principale è la sicurezza economica e operativa. L’industria dell’auto ha una catena di fornitura estremamente frammentata (“a piramide”).1 Creando un database condiviso, i costruttori come Toyota e Honda possono tracciare l’origine esatta dei chip. In caso di disastri naturali o tensioni geopolitiche, possono reagire immediatamente trovando alternative, evitando i blocchi produttivi che in passato hanno causato perdite miliardarie.

Che ruolo ha la tecnologia Blockchain in questo progetto?

La Blockchain è fondamentale per risolvere il problema della fiducia tra concorrenti. Poiché al progetto partecipano rivali storici (come Toyota, Honda e Nissan), nessuno vuole condividere i propri segreti industriali con gli altri. La Blockchain permette di registrare i dati sulla provenienza e le specifiche dei chip in modo immutabile e sicuro, garantendo che le informazioni sensibili non trapelino ai competitor, pur rimanendo accessibili per le finalità di tracciamento.

Perché l’esclusione dei produttori cinesi è significativa?

L’esclusione della Cina segnala una precisa scelta di campo geopolitica e industriale. Il Giappone vuole ridurre la dipendenza da Pechino per componenti critici come i semiconduttori, essenziali per l’auto del futuro (AI e guida autonoma). Dopo i problemi causati da fornitori a proprietà cinese come Nexperia, Tokyo punta a creare una filiera “amica” e controllabile, proteggendo la propria industria dall’aggressività commerciale e dai rischi politici legati alla Cina.

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