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TikTok USA: accordo fatto. Pechino cede il passo, Oracle e Silver Lake prendono le redini
TikTok USA salvo al fotofinish: accordo storico tra Washington e Pechino. Ecco chi comanda ora. ByteDance scende sotto il 20%, entrano Oracle e capitali USA. Svelati i dettagli del piano che evita il ban e blinda l’algoritmo.

Con una firma fra Cina e USA nasce il nuovo operatore del Social TikTok dedicata solo al mercato statunitense. L’operazione, che si concretizza proprio alla scadenza del 22 gennaio 2026, vede la nascita di una nuova entità indipendente, progettata per placare le ansie di Washington sulla sicurezza nazionale e sull’influenza del Partito Comunista Cinese, ma permettendo al contempo a ByteDance di non perdere totalmente l’accesso al lucroso mercato a stelle e strisce.
La nuova architettura societaria
Il cuore dell’accordo risiede nella ristrutturazione del capitale. Non si tratta di una vendita totale, ma di una diluizione strategica che sposta il baricentro del controllo da Pechino agli Stati Uniti (e ai loro alleati). ByteDance, la casa madre cinese, scende sotto la soglia psicologica e legale del controllo.
Ecco come sarà composta la nuova proprietà della “TikTok USA”:
ByteDance: manterrà una quota di poco inferiore al 20%.
Oracle: acquisirà una quota del 15%, consolidando il suo ruolo di garante tecnologico.
Silver Lake: un altro 15% andrà al gigante del private equity.
MGX: il fondo di investimento degli Emirati Arabi Uniti focalizzato sull’AI entra con una quota del 15%.
Altri investitori: il resto sarà suddiviso tra investitori prevalentemente americani, inclusi Susquehanna, Dragoneer e il family office di Michael Dell.
La governance sarà affidata a un consiglio di amministrazione di sette membri, con una maggioranza di direttori statunitensi. Un dettaglio non da poco, che serve a garantire che le decisioni strategiche non passino più per i server di Pechino. Comunque è un “Parterre de Roi” dell’hight tech e della finanza USA.
Il nodo dell’algoritmo e la valutazione
Il vero punto di scontro, per anni, non è stato tanto il capitale, ma l’algoritmo. Chi controlla il flusso dei video, controlla l’opinione pubblica? L’accordo sembra aver risolto il dilemma affidando alla nuova entità statunitense il controllo completo sulla sicurezza dell’algoritmo, sulla moderazione dei contenuti e sulla protezione dei dati.
Come ha sottolineato il vicepresidente JD Vance, l’obiettivo primario era assicurarsi che “l’entità americana e gli investitori americani controllino effettivamente l’algoritmo”, impedendo così qualsiasi utilizzo della piattaforma per la diffusione di propaganda straniera.
Dal punto di vista finanziario, l’operazione è colossale. Sebbene le cifre ufficiali restino riservate, le stime circolate a settembre parlavano di una valutazione per la divisione USA intorno ai 14 miliardi di dollari. Un prezzo forse a sconto rispetto ai massimi storici, ma necessario per evitare l’azzeramento del valore che sarebbe derivato da un ban totale.
Dalla legge Biden alla firma di Trump
L’ironia della sorte vuole che l’accordo si chiuda sotto l’amministrazione Trump, che nel settembre scorso aveva firmato l’ordine esecutivo per ritardare l’applicazione della legge approvata nel 2024 sotto Joe Biden. Quella norma, il Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act, aveva posto un ultimatum chiaro: disinvestire o chiudere.
Dopo sfide legali arrivate fino alla Corte Suprema, la diplomazia economica ha trovato la quadra. Kevin O’Leary ha definito questa transazione come “una delle operazioni tecnologiche più complesse della storia”, e non ha tutti i torti. Si è trattato di sbrogliare una matassa dove si intrecciavano codice sorgente, sicurezza nazionale, capitali del Golfo e la rivalità tra le due superpotenze economiche del pianeta.
Resta da vedere se questa “pace armata” digitale reggerà alla prova dei fatti, ma per ora i mercati tirano un sospiro di sollievo: il business continua, e i dati degli americani (almeno sulla carta) restano in America. Il problema ora diventa: questo TikTok americano che farà nei mercati al di fuori degli USA?
Domande e risposte
La Cina controlla ancora TikTok negli Stati Uniti? No, o almeno non più in modo determinante. Con l’accordo attuale, la quota di ByteDance scende sotto il 20%, trasformandosi in una partecipazione di minoranza. Il controllo effettivo passa a un consorzio guidato da investitori americani come Oracle e Silver Lake, con un consiglio di amministrazione a maggioranza statunitense. Pechino mantiene un interesse economico, ma perde la leva decisionale strategica sulla sussidiaria americana.
Chi gestirà l’algoritmo che suggerisce i video? Questa era la preoccupazione principale della sicurezza nazionale USA. La nuova entità americana avrà il controllo sulla sicurezza dell’algoritmo, sulla moderazione dei contenuti e sulla protezione dei dati degli utenti. L’obiettivo è impedire che il codice possa essere manipolato dall’estero per diffondere propaganda o influenzare l’opinione pubblica americana. Oracle, in particolare, avrà un ruolo chiave nella supervisione tecnica dell’infrastruttura.
Perché l’accordo è stato chiuso proprio ora? L’accelerazione è dovuta alla scadenza imposta dalla legge statunitense. Dopo che la Corte Suprema ha respinto i ricorsi e la legge del 2024 è entrata in vigore, l’unica alternativa al bando totale era la vendita. Le proroghe firmate dal presidente Trump hanno spostato la scadenza finale al 22 gennaio 2026, creando la finestra temporale necessaria per finalizzare i complessi dettagli tecnici e finanziari tra Washington, Pechino e gli investitori privati.







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