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Three Seas initiative, ovvero la vera opposizione al Nord Stream ed all’alleanza Russo tedesca

 

Il Nord Stream 2 si sta avviando alla conclusione con il benestare pure di Biden, ultima resa di un presidente che ricorda il peggior Carte ogni giorno che passa. Ci manca ancora che a Kabul prendano il ostaggio l’ambasciata USA e il parallelo sarebbe perfetto.

La resa è stata condizionata, anche se le condizioni sono abbastanza livevi, se non risibili. dato che l’Ucraina e la Polonia sono i paesi più vicini alle posizioni USA e Nato dell’est Europa, che molto hanno sacrificato per diventare baluardi di contenimento russo. Il contentino è evidente nel comunicato emesso dal Ministero degli esteri tedesco e riportato dal buon Musso

La Germania, bontà sua, si è impegnata ad assicurare un transito minimo di metano nelle condutture che passano da Ucraina e Polonia, garantendo un minimo di introito anche  a questi paesi, e poi impegnandosi per la loro “Transizione energetica”, cioè per renderli meno dipendenti dalle fonti fossili. Cosa che interessa poco, o nulla a Kiev, che invece preferirebbe i due miliardi cash dei diritti di passaggio. Inoltre la Germania si è presa un impegno a far si che “Tutta la UE” si impegni ad aiutare l’Ucraina con un maggior uso di gas, cosa che umilia e riduce allo stato di colonie gli altri paesi.

Proprio questo eccessivo potere della Germania a livello comunitario, soprattutto non controbilanciato dal regno Unito, richiede un equilibrio. Con la Francia in autodistruzione, grazie a Macron e l’Italia non pervenuta, il riequilibrio non poteva che venire dai paesi dell’ex blocco sovietico, quelli che sono potuti entrare nella UE solo dopo i fondatori.

Ecco nascere nel 2015 la “Three Seas Initiative”, l’Iniziativa dei tre mari, i quali sono da intendersi come Baltico, Mar nero e Adriatico. Una coalizione di paesi che va dai baltici alla Polonia Ungheria, Austria, Repubblica ceca , Slovenia, Slovacchia, Croazia, Bulgaria e Romania.

Si tratta di un gruppo informale che ha come obiettivo la collaborazione  economica e lo sviluppo infrastrutturale nell’area. Molti di questi pesi vengono a corrispondere con il gruppo B9 (Bucharest Nine) che include nove paesi dell’ex patto di Varsavia che collaborano strettamente all’interno dell Nato nella standardizzazione delle procedure.

Questi paesi sono anche la prima linea nel confronto con la Russia e sono quelli più interessati al sostegno dell’Ucraina, proprio in funzione anti russa. Fra questi paesi un ruolo rilevante viene riconosciuto alla Polonia, piccolo leader nell’area che tradizionalmente cerca di tornare alla propria grandezza del XVII secolo, quella di Giovanni Sobieski, che salvò Vienna dai Turchi.

Questa coalizione, che sta sviluppando anche una propria banca autonoma per gli investimenti, con l’aiuto diretto degli USA, è ovviamente il contraltare maggiore del  blocco franco germanico, sempre più in crisi. I suoi interessi sono infrastrutturali, sull’asse nord -sud,  e nel settore energetico, in questo caso contrapposti ai diktat di Berlino, quelli che hanno creato il “Green Deal”,

Questo blocco, con le sue contraddizioni, si oppone alla Germania del Nord Stream 2 e si propone anche militarmente come l’unico appiglio possibile per l’Ucraina. Si tratta anche del blocco veramente interessato all’evoluzione della situazione in Bielorussia. L’evoluzione storica di un conflitto multi – secolare fra i poteri dell’est, la cattolica Polonia, con la sua area d’influenza, e l’ortodossa Russia della terza Roma.

Nel XVIII secolo la Polonia fu fatta a pezzi da un accordo fra Prussia, Austria e Russia. Avverrà lo stesso anche oggi?

 


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