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“Testa o testa?”

testa o croce

 

Grecia, la mancata elezione del presidente della repubblica ha aperto le porte a nuove elezioni politiche che si terranno a fine gennaio 2015. L’esito è quanto mai incerto: da una parte il premier uscente Samaras a capo di un governo di coalizione che ha messo in opera tutti i dettami chiesti dalla trojka e che ha fiondato il Paese in una spirale senza fine di deflazione e povertà e dall’altra l’antagonista Tsipras che non vuole uscire dall’€uro, che vuole “più €uro-pa” e che per uscire dalla crisi propone un taglio del debito pari al 50%.

Costoro sono le due stesse facce della stessa medaglia: in un modo o nell’altro la Grecia si troverà in un “cul de sac” da cui difficilmente potrà uscire in maniera ortodossa.

L’€uro contro il $ollaro giochicchia intorno a 1.21/1.22 e difficilmente vedremo movimenti significativi a breve, almeno sino alla prossima riunione del board BCE che è in programma per la seconda metà di gennaio e che arriverà in un momento di incertezza massima.

Cosa farà Draghi?
I mercati danno per scontato il QE: la dimostrazione di ciò è la calma apparente degli spread che nonostante gli scossoni delle borse degli ultimi giorni sono rimasti pressoché invariati. Questo è il sintomo che gli operatori attendono un acquisto di titoli di Stato per l’ammontare di almeno €500 miliardi complessivi (Draghi ha preso l’impegno di aumentare la base monetaria di €Z di €1000 mld: secondo i calcoli, gli ABS e altre operazioni simili la faranno aumentare solo di €500 mld e da qui la “quasi” certezza di un €uro QE pari al resto, ovvero €500 mld). Ma la cosa è tutt’altro che scontata: la forte opposizione del socio di maggioranza –Germania- rende la questione spinosa e di difficilissima soluzione. Draghi dovrebbe fare una cosa che è esplicitamente vietata alla BCE che per statuto, e in NESSUN modo, può sovvenzionare direttamente gli Stati. Da qui le perplessità di diversi seri analisti che vedono in una simile operazione l’inizio dello sgretolamento della moneta comune. Del resto lo stesso Draghi ha un atteggiamento dimesso e ha perso la sicumera precedente: egli ha ampiamente dimostrato che il suo “bazooka” altro non era che una pistola ad acqua e per giunta senza acqua.
Laddove l’idea del QE non dovesse superare le perplessità tedesche, il giorno dopo la riunione della BCE gli spread salterebbero come faranno i tappi di spumante alla mezzanotte del prossimo 31 dicembre, e l’€uro anche in questo caso sarebbe a forte rischio spaccatura.

Anche in questo caso sarà “testa o testa?”

Ad essere sincero penso che la prossima riunione sarà comunque decisiva e sancirà, in un modo o nell’altro, l’inizio della fine della moneta comune. Scommetto comunque sul QE: darebbe un forte segnale sia ai mercati che all’elettorato greco e terrebbe ancora in vita con l’ossigeno la moneta comune nell’attesa di una ripresa che è solo, forse, nei loro pensieri.

I dati rilasciati negli ultimi mesi sono impietosi e ci dicono che la discesa nell’inferno deflattivo globale è appena cominciata: ieri anche la Corea del sud ha mostrato segnali di debolezza più che preoccupanti, con una produzione industriale annua scivolata al -3,4% dal già pur negativo -2,3% atteso. Oggi anche la Thailandia ha visto un drastico calo sia delle esportazioni (-1,80% da un +4,30% previsto) e soprattutto delle importazioni (-4,2% da un +2,50% previsto), mentre dalla Spagna ci dichiarano che l’IPC (Indice dei Prezzi al Consumo) cala al -1,1% dal -0,7% atteso. ISTA ci dice che il PPI (Indice Prezzi alla Produzione) annuo italiano è in calo del -1,2%. A tutto ciò metteteci di contorno i cali dei prezzi del petrolio, del rame e del minerale ferroso, tutti ai minimi degli ultimi 5 anni e il quadro generale sarà ancor più nitido.

Rendiamoci conto delle amenità che escono dalle loro laide bocche: è stato annunciato un piano di investimenti per la crescita pari a €315 miliardi che in realtà è di soli 21 miliardi, di cui ben 8 sottratti a piani già annunciati da tempo. Gli inguaribili ottimisti, guardando in un cannocchiale che farebbe impallidire il telescopio “Hubble”, hanno assegnato, a loro discrezione insindacabile, un moltiplicatore pari a 15, facendo divenire in questo “fantasioso” modo l’obolo reale pari a circa 800 milioni (21,5 : 27 = 0.796), ben 11,6 miliardi per ognuno dei 27 di €Z. Neanche Picasso aveva una fantasia così fervida. Eppure in tanti ci credono, anzi in troppi. Costoro si aspettano che dando denaro alle banche i prestiti si moltiplichino come “riserva frazionaria” insegna. 315 miliardi di balle: a tanto ammonterà l’investimento reale.

Gli sparanumeri, ferventi osservanti del Dio-Say e delle teorie ricardiane e forti del loro innato ottimismo, si aspettano che il calo del greggio (secondo voci ben informate provenienti dall’Arabia potrebbe arrivare anche a $35) porterà una crescita sostanziosa dovuta ai minori costi di materie prime, energia e trasporto, tralasciando del tutto la parte negativa del problema: i possibili default di Stati esportatori come il Venezuela o i grossi problemi che si troveranno ad affrontare Russia ed Iran, oppure le molte aziende statunitensi sovraesposte e indebitatissime sull’olio di scisto (con un prezzo del petrolio sotto ai 70 dollari diventa antieconomico produrlo). Costoro (gli sparanumeri) pensano che con i prezzi calanti, gli abituali consumatori di “questaparte” che negli ultimi anni hanno visto contrarsi in maniera abnorme i loro introiti, riprenderebbero MAGICAMENTE a consumare per “medicine, cose buone e giornali” (dicendola alla De Andrè).

Questi, la parola “deflazione” ancora non la imparano e quando lo faranno sarà troppo tardi.

Anziché scervellarsi sul come riavviare i consumi interni nella più che depressa €uro-Zone gli Stati pensano a come far pagare di meno le maestranze all’industria. Il messaggio di fine anno è più che raccapricciante ed è sintomo di estrema ignoranza micro e macro economica, se non di conclamata malafede: come si può pensare di riavviare una Nazione in crisi da 7 anni tagliando salari e diritti ai lavoratori?

Dite loro che i “selfie” e gli “ashtag” non portano ricchezza, così come non porta prosperità un ottimismo stolto e quanto mai fuori luogo in questi bui tempi.

L’anno nuovo che sta arrivando porterà ancora materiale marrone diversamente profumato in abbondanza e loro, da inguaribili ottimisti qual sono, continueranno a dirvi che è cioccolato.

Comunque STATESERENI: c’è chi pensa a voi.

Auguri a tutti.

Roberto Nardella

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