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TEMETE IL SURRISCALDAMENTO GLOBALE? C’è la soluzione, con qualche piccola controindicazione

 

Se seguite Greta e pensate che il problema dell’umanità sia il surriscaldamento globale c’è una soluzione dall’applicazione molto rapida e senza grossi sacrifici per gli abitanti della Svezia o della Germania, o per i giornalisti italiani, così preoccupate per lo scioglimento dei ghiacciai alpini.

La soluzione è semplice, quasi a portata di mano, e viene dal Kashmir. Siamo tutti a conoscenza della crisi che oppone India e Pakistan per la regione di confine settentrionale fra i due paesi. Ricordiamo che l’ultima crisi è stata causata dalla cancellazione del regime speciale per la parte indiana della regione, con l’applicazione di un rigidissimo coprifuoco, il divieto di comunicazione, la chiusura del sistema postale, di telefonia mobile ed una repressione durissima delle manifestazioni della maggioranza musulmana. La risposta del vicino e musulmano Pakistan è stata di fortissima critica con dure manifestazioni popolari che potrebbero spingere ad una ripresa del terrorismo in India.

Uno studio su Advanced Science analizza le conseguenze del passaggio del conflitto per il Kashmir da un livello convenzionale ad uno nucleare. Perchè sia Pakistan sia India sono due potenze nucleari ciascuna con 130-150 testate nucleari ciascuna, poco al di sotto di quanto  posseduto da Francia e Regno Unito

In Blu vedete le testate nucleare possedute dal Regno Unito, in Gialo quelle cinesi, in rosso quelle francesi, in ocra quelle di Israele, in verde quelle Indiane ed in viola quelle pachistane. Si calcola che per il 2025 questi due paesi avranno raggiunto le 250 testate nucleari ciascuno, lanciabili con mezzi aerei o con missili  a medio raggio.

Lo studio si sofferma quindi sui risultati di una guerra con mezzi nucleari ordinari, bombe sui 15 Kt, cioè circa della potenza di quelle lanciate su Hiroshima, sulle principali città indiane e pachistane. Si ipotizza l’utilizzo di 85 bombe di questo genere indiane e di 45 pachistane. Le ipotesi prevedono 22 milioni di morti all’esplosione e 44 nel periodo immediatamente successivo.

A indica il numero di morti a seconda della potenza delle bombe, con la linea continua ad indicare i morti immediati e quella tratteggiata quelli totali. L’ipotesi B riguarda una guerra attuale, con le attuali densità urbane, mentre quella A è relativa ad una guerra nel 2025, con dimensioni e densità urbane previste a quel momento. Si prevede che la maggioranza delle vittime sarebbe indiana, semplicemente per la presenza di un maggior numero di centri urbani di grandi dimensioni in quella regione.

Però le conseguenze non sarebbero solo locali, ma globali. 

Le distruzioni e gli incendi causati dalle esplosioni nucleari libererebbero nell’atmosfera grandi quantità di residui carboniosi (Black Carbon) con effetti climatici devastanti non solo regionali, ma globali, come previsto dai modelli di diffusione atmosferica. Le tempeste di fuoco successive alle esplosioni diffonderebbero enormi quantità di residui di combustione, crescenti al numero degli obiettivi e delle armi utilizzate. In questo caso il maggior numero di bombe indiane (linee tratteggiate) causerebbe danni maggiori rispetto a quelle pachistane) linee continue.

Al contrario di quanto avete sentito relativamente agli incendi in Amazzonia, e come provato da altri incendi in aree forestali, gli incendi massimi fanno diminuire, non incrementano, le temperature atmosferiche, a causa della riflessione dei raggi solari. Quindi l’effetto di questa enorme produzione di cenere a livello globale, mai vista in periodi storici, sarebbe quella di un forte raffreddamento dell’atmosfera:

A sinistra vedete le possibili diminuzioni delle precipitazione a seconda della quantità di black carbon emessa nell’atmosfera. Nel caso di guerra nucleare limitata vista sopra (45 bombe pachistane 85 bombe indiane l’effetto sarebbe un calo della temperatura mondiale fra i 4 e gli 8 gradi, mentre il calo delle precipitazioni sarebbe del 30%. Perchè, al contrario di quanto pensino molti, freddo significa secco e desertico, caldo significa pioggia e vegetazione.

 

Sopra abbiamo la variazione di  di Net Primary Productivity, produttività primaria (agricola o da pesca) netta, al variare dell’emissione di Ceneri nell’atmosfera. La nostra ipotesi di partenza corrisponde alla linea rossa, con una media globale al terzo anno di un calo del 20% della produzione mondiale ittica (a sinistra) e del 40% di produzione agricola.

Questi valori però vengono a dipendere da due fattori:

  • le correnti e le distribuzioni regionali delle ceneri;
  • con quale intensità è utilizzato il suolo.

Il primo punto influenza , con qualche sorpresa, la distribuzione delle ceneri, il secondo l’intensità con cui il calo della produzione agricola potrebbe venir compensato da uno sfruttamento più intensivo. Ad esempio in Europa e nel Nord America l’uso del NPP, lo sfruttamento de suolo, potremmo dire, del 70%, quindi in caso di abbassamento della produttività ci sarebbe dello spazio per recuperare, ma zone come l’India e la Cina vedono lo sfruttamento del NPP al 100%, per cui non si potrebbe recuperare.

La mappa C mostra lo sfruttamento attuale del NPP, mentre la D mostra NPP dopo la guerra nucleare. Come potete vedere la produttività calerebbe globalmente, anche in regioni che sono lontane, come il Sud America. In Europa avremmo cali dal 25% al 50%, mentre in Cina  aree calerebbero del 100%. Con la differenza che il vecchio continente ha capacità residua, la Cina no. Ci sarebbero carestie incredibili, con tutto quello che ne consegue.

Pensate che la guerra fra Pakistan ed India sia impossibile? L’India professa una politica di non primo uso delle armi nucleari, mentre il Pakistan ha espresso la politica dell'”Ultima Ratio” in caso di invasione, se fallissero le armi convenzionali. Quindi abbiamo tre casi almeno di possibile uso:

  • una campagna convenzionale con risultato negativo per il Pakistan;
  • che il comando centrale prenda il controllo del un vettore collocato localmente, per un attacco terroristico al comando centrale o ad un comando regionale, o un attacco convenzionale simile di grande successo;
  • se un attacco convenzionale pachistano fosse confuso dall’India per un attacco nucleare.

Sono eventualità non probabili, ma non impossibili, che ci porterebbero al sogno di Greta e dei propugnatori del riscaldamento globale, cioè ad un forte calo delle temperature mondiali, il tutto a spese di una quarantina di milioni di vite indiane e pachistane e di molte centinaia di morti per stenti nei mesi successivi. Però Greta ringrazierebbe.

 

 


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