Seguici su

DifesaEconomiaUSA

Super-cani geneticamente modificati per il Pentagono: l’affare miliardario con dei rischi non secondari

Dalla selezione del Canis Pugnax romano alla manipolazione del DNA: la startup Warhound raccoglie 200 milioni di dollari per fornire al Pentagono cani clonati, geneticamente modificati e dotati di visori cibernetici. Un affare miliardario che punta a tagliare le forniture europee ma apre inquietanti interrogativi bioetici.

Pubblicato

il

Il Pentagono si prepara a schierare sul campo di battaglia cani clonati e modificati geneticamente, rivestiti di sensori cibernetici e visori tattici. Con un finanziamento iniziale di 200 milioni di dollari e una valutazione lampo da 1,2 miliardi, la startup texana Warhound promette di rivoluzionare le forze armate statunitensi, trasformando il migliore amico dell’uomo in una piattaforma bellica ingegnerizzata in laboratorio.

L’impiego di cani in guerra non è certo una novità storica. Già gli antichi romani avevano perfezionato l’allevamento di possenti molossidi da combattimento, dando vita al celebre Canis Pugnax (spesso citato erroneamente come Canis Puna), selezionato per affiancare i legionari in battaglia .

Come documentato dallo storico e divulgatore Roberto Trizio , il molosso romano univa stazza imponente e agilità scattante. Cresciuto fin da cucciolo negli accampamenti per riconoscere l’odore dei soldati amici e obbedire a specifiche parole d’ordine , svolgeva compiti di sentinella notturna  avanguardia durante le marce e forza d’urto lanciata con collari chiodati contro le linee nemiche.

Plinio il Vecchio definiva questi animali, antenati dell’odierno mastino napoletano e del cane corso, gli ausiliari più efficienti ed economici dell’esercito.

Oggi però i pazienti incroci degli allevatori antichi lasciano il posto alle forbici molecolari e alla clonazione industriale. Warhound è nata dall’alleanza tra Ben Lamm, amministratore delegato di Colossal Biosciences — l’azienda valutata 11,5 miliardi di dollari che punta a riportare in vita il mammut lanoso e il dodo — e Palmer Luckey, co-fondatore del colosso delle tecnologie militari Anduril.

Il programma partirà da due razze già centrali per esercito e forze di polizia: il pastore belga Malinois e il pastore tedesco. I ricercatori conserveranno le linee cellulari dei migliori esemplari in una biobanca, intervenendo poi sul DNA per potenziare velocità, agilità, resistenza e capacità olfattiva, fondamentale nella ricerca di esplosivi.

Malinois, famoso cane da pastore e guardia

Accanto alla genetica entra in gioco la cibernetica. Anduril fornirà giubbotti antiproiettile dotati di sensori telemetrici, protezioni oculari e acustiche e un sistema integrato con il casco a realtà mista Eagle Eye indossato dal soldato conduttore.

Si tratta anche una ricerca d’autonomia logistica. Oggi gli Stati Uniti soffrono di un paradossale collo di bottiglia nella catena di fornitura militare: oltre l’80% dei cani da lavoro del Pentagono viene importato dall’Europa. Inoltre, meno della metà dei cani acquistati supera l’addestramento triennale a causa di patologie ereditarie come displasia dell’anca, atrofia muscolare, difetti visivi o tumori precoci.

Per le casse della difesa americana si tratta di uno spreco enorme, con milioni di dollari bruciati per formare animali che vengono poi scartati prima di entrare in servizio. Warhound propone una classica operazione di sostituzione delle importazioni in salsa hi-tech: produrre in Texas, tramite la controllata di clonazione ViaGen, esemplari “garantiti” a livello genetico, pronti a nascere già all’inizio del 2027 e ad entrare in servizio entro due anni.

Non sorprende che sul piatto siano subito arrivati 200 milioni di dollari guidati da Sequoia Capital, con la partecipazione di In-Q-Tel (il braccio di venture capital della CIA), ARK Invest, Franklin Templeton, 8VC e Lux Capital. Quando il cliente finale è il bilancio del Dipartimento della difesa, i multipli finanziari corrono più veloci di qualsiasi pastore belga.

Parametro del progetto WarhoundDati economici e operativi
Capitale raccolto e valutazione200 milioni di dollari (valutazione: 1,2 miliardi di dollari)
Dipendenza attuale USA dall’EuropaOltre l’80% dei cani militari proviene da allevatori europei
Tasso di scarto nell’addestramentoPiù del 50% degli esemplari attuali non supera le selezioni
Tempistiche previstePrime nascite clonate a inizio 2027; operatività in 24 mesi

Nonostante la collaborazione annunciata con l’American Humane Society per certificare l’addestramento e gestire il pensionamento degli animali, la manipolazione del genoma canino a fini bellici solleva interrogativi pesantissimi. Passare dalla selezione naturale all’editing genetico in serie espone al serio pericolo di oltrepassare il limite biologico ed etico.

I rischi in evidenza: stiamo per creare dei mostri?

L’idea di “ottimizzare” in laboratorio un predatore per la guerra e per la sicurezza interna presenta incognite che nessun comunicato aziendale può cancellare:

  • Instabilità neurologica e iper-aggressività: il pastore belga Malinois è già per natura un cane a reattività estrema. Alterare i geni legati alle prestazioni fisiche, ai recettori sensoriali e alla spinta predatoria rischia di rompere delicati equilibri comportamentali, generando animali incontrollabili una volta usciti dal contesto bellico.
  • Effetti collaterali della clonazione e del gene-editing: la genetica dei mammiferi non funziona come il codice di un software. Modificare sequenze di DNA per eliminare malattie o amplificare l’olfatto può innescare mutazioni impreviste, patologie sconosciute o sofferenze croniche negli esemplari clonati. Siamo sicuri che non verranno crei dei mostri.
  • Riduzione dell’essere vivente a componente hardware: bardare un cane modificato con visori, sensori e telemetria collegata alla rete di battaglia rischia di trasformare l’animale in un asset bionico sacrificabile, sottoposto a un sovraccarico sensoriale e a uno stress operativo innaturale.
  • Impiego civile e monopolio dei “super-cani”: Warhound ha già indicato i dipartimenti di polizia tra i propri clienti. L’introduzione di cani geneticamente potenziati nel controllo dell’ordine pubblico, coperti da brevetti industriali privati, apre uno scenario distopico in cui la forza bruta bio-ingegnerizzata entra direttamente nelle nostre città.
  • Erosione della biodiversità funzionale: sostituire l’allevamento tradizionale con cloni derivati da poche linee cellulari conservate in una biobanca riduce drasticamente la variabilità genetica, rendendo l’intera flotta canina vulnerabile a un singolo agente patogeno. Queste selezioni rischiano di essere estremamente fragili e attaccabili.

Quindi il problema è semplice ed evidente: stiamo passando dall’allevamento del miglior amico dell’uomo a quello di qualcosa le cui conseguenze non sono per nulla chiare ed evidenti. I cani in uso militare e della polizia poi sviluppano un attaccamento fortissimo con i propri addestratori, per cui, proprio in forza del legame di fedeltà e affettivo creato in anni d’addestramento, finiscono la propria carriera nelle famiglie degli addestratori. Che cosa accadrà a questi cani geneticamente selezionati? Sarà possibile mandarli in famiglia?.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento