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La NATO – leggasi Washington – dice stop ai migranti verso l’Italia, vicinissima agli USA. Dal Meeting di Rimini (chissà come l’ha presa J. Bergoglio)

Le parole del segretario della NATO non lasciano adito a dubbi: la NATO vuole fermare i migranti diretti in Europa, per questioni che tavalicano lo spirito umanitario o una eventuale “missione” globale (forse dovrei dire globalista). Ed il centro militare che si accollerà l’onere (e l’onore) è il comando della VI flotta a Napoli, dove il capo di stato maggiore è oggi un Italiano, il gen. Luciano Portolano, già comandante delle missioni italiane in Afghanistan (dove gli USA sono e saranno sovraesposti, con l’Italia al seguito) ed Iraq. E aggiungo io, questo dovrà accadere con le buone o con le cattive, almeno pesando le parole del comandante della NATO [vedasi oltre le citazioni]. E per chi non avesse eventualmente capito, proprio ieri il messaggio è stato reso più chiaro, vedasi la dichiarazione sotto. Naturalmente taciuta dai media italiani, ormai filo EU senza mezzi termini.

Faccio notare che tale outing del Segretario del Patto Atlantico – durante la sua partecipazione come invitato al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini (!!!), chissà cosa ne pensa Jorge Bergoglio, di fatto CL indirettamente contraddice pletealmente quanto viene pontificato dal Papa sudamericano in tema di migrazione – avviene in un momento di enormi tensioni tra Usa e EU franco-tedesca, tanto per far capire chi è il più forte. Senza dimenticare che per la prima volta dalla seconda guerra mondiale oggi l’Italia è davvero nella stanza dei bottoni della NATO avendo in carico il Comando Brunssum (difesa di terra del centro Europa) con il generale Salvatore Farina, rappresentata appunto dal capo di Stato maggiore della VI flotta a Napoli oltre ad avere una vicinanza culturale con il Comando Supremo della NATO in Europa, essendo lo stimatissimo gen. USA Curtis Scaparroti un oriundo.

Riporto un estratto dell’intervista al segretario norvegese della NATO, rilasciata a La Stampa:

«Abbiamo navi, aerei e sottomarini nella zona. Forniamo supporto logistico e di informazione all’Ue, sebbene quella delle migrazioni sia una responsabilità europea e non direttamente nostra». 

La base di Napoli diventerà centrale per seguire i flussi dei disperati che fuggono dalle guerre e dalla povertà?  

«Uno dei suoi compiti è certamente questo: migliorare il modo in cui capiamo e analizziamo la situazione nell’Africa del Nord e nel Medio Oriente. Consente di affrontare in modo completo le sfide che si profilano, terrorismo compreso». 

Eccolo, l’antiterrorismo globale. Qual è il vostro ruolo?  

«È importante, del resto sono molti anni che siamo impegnati. La nostra più grande operazione militare è in Afghanistan, dove la presenza italiana è di punta. Ci siamo andati per impedire che il Paese fosse un porto sicuro per il crimine internazionale, per evitare il ripetersi di eventi come l’11 settembre. Ora siamo nella Coalizione Globale che combatte l’Isis; e in Giordania, Tunisia e Libia per aiutare questi Paesi a ritrovare la stabilità che serve alla sicurezza. Formare le forze locali è una delle nostre armi migliori per combattere il terrorismo». 

Ogni ulteriore commento è superfluo. Aggiungo solo che, per chi non se ne fosse accorto, gli sbarchi in Italia si sono fermati. Ne sono arrivati zero negli scorsi giorni. Zero. Tutto parte da quel giorno in cui Minniti dovette interrompere il suo viaggio in aereo per tornare in Italia a gestire l’emergenza dei 12mila immigrati arrivati in un solo giorno (il ministro degli interni stava andando a Washington…).

Infatti immediatamente dopo l’outing di Stoltenberg (meno di 24 ore), Macron si è affrettato ad affermare che la strategia italiana in Libya è corretta, sperando forse di evitare di dover restituire il maltolto ovvero le concessioni petrolifere e la presenza in loco nel post Gheddafi, abbattuto per volere franco-tedesco nelle more di un progetto egemonico EUropeo addivenire (nel 2011). Ma anche come strumento per indebolire l’Italia sempre troppo filo USA (purtroppo il Rais aveva la brutta abitudine – vista da Parigi e Berlino – di aiutare l’Italia nel momento del bisogno, vedi salvando un paio di volte la Fiat negli anni ’70 ed ’80, vedi comprandosi Unicredit nella crisi del 2008 ossia rendendo Roma l’unico soggetto occidentale che non dovette salvare le proprie banche con soldi pubblici nel post subprime, firmando così la sua condanna a morte).

Oggi i militari Usa, vicinissimi alla presidenza Trump, hanno deciso quanto ci si attendeva: l’Italia va salvata in quanto affidabile e strategica, a maggior ragione in un frangente storico in cui la Germania ha dichiarato pubblicamente di volersi sostituire a Washington al comando dell’EUropa. Ossia, gli USA hanno scelto di fare la guerra all’EU traditrice dei valori atlantici. Dunque l’Italia diventa il perno: sia per far restare Washington con un piede solido in Europa che per mandare in frantumi dal di dentro l’EU.

Chiaro, Monti, Renzi, Letta, lo stesso Gentiloni sono pedine dei franco tedeschi: Renzi e Letta temo verranno liquidati a breve, soprattutto il “sempre sopra le righe” Matteo che ha fatto carte false per incintrare Trump pur senza riuscirci, tempo che l’ambasciatore USA si insedi a Roma. L’Enrico francese cercherà invece di far perdere le sue tracce – fra le righe della sua proverbiale ignavia, ndr – ma ‘sta volta si è davvero esposto nel piano non tanto anti-italiano quanto anti-occidentale, intendendo con tale termine l’entità con gli Usa al comando. I rimanenti due mi viene da dire torneranno ad essere quello che sono sempre stati, delle comparse.

L’Italia sembra dunque destinata a tornare nell’alveo Usa ed al suo comando ritengo verrà chiamato un soggetto in grado di garantire la consistenza dell’asse. In due frazioni: dal 2018 a 2019 e poi dal 2019 al 2024. Con gli Usa contro, fra 7 anni l’asse franco tedesco sarà ridotto ai minimi termini.

L’uscita dall’euro potrà essere la contropartita richiesta dall’Italia o imposta dagli Usa, questo non so dirvelo. Certamente l’Italia – se non ci sarà una guerra – è destinata a tornare alle origini, scelta obbligata per Roma. Ossia agli ambiti che le hanno permesso di diventare la IV. potenza economica mondiale (magari anche grazie a Enrico Fermi che fece vincere la guerra in Giappone, ancora oggi dobbiamo ringraziare Dio per il fatto che il gruppo di via Panisperna sia emigrato in Usa e non nella Germania nazista). 

MD

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