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Spiegazione a prova di Piddino di cosa succederà a breve all’economia italiana

Il PD ormai è partito per la sua solita tangente e punta a imporre il bando completo alle importazioni di Gas Naturale. Lo abbiamo già detto un paio di giorni fa

In realtà il bando è già in atto, perché ai prezzi attuali energetici le aziende italiane, che NON possono contare su fonti energetiche alternative a bassi costi, non sono più competitive, non riescono a vendere, e chiudono. Per ora in modo volontario, ma comunque chiudono.

Ora vediamo quanto è stata la produzione industriale, per valore, sino a dicembre 2021:

A dicembre 2021 si era tornati, nonostante i già alti prezzi energetici, ai valori ante crisi. Ora la stima è che il calo nel consumo di gas sia stato pari al 10% rispetto al marzo 2021. Ora cosa significa il 10% in meno? Significa che la produzione industriale è scesa di una cifra molto significativa, ad essere ottimisti circa 6 miliardi a trimestre.

Cosa significherebbe tagliare completamente il gas russo? Circa il 40% viene ancora dalla Russia, tagliarlo significa, anche forzando LNG, gas algerino, azero, libico, e produzione interna, tagliare nel breve periodo un 30% delle nostre importazioni energetiche che non solo servono per il riscaldamento, ma anche per la produzione dell’energia elettrica. Ecco il mix energetico italiano:

Nel caso quindi di sanzioni sul gas dovremmo vedere un taglio del 15% nella generazione elettrica, e facciamo una stima ottimistica, che tiene conto dei tentativi di ritorno al carbone, mentre l’incremento dell’idroelettrico e delle rinnovabili sarebbe minimo, se non inesistente, e comunque sempre dipendente dalla situazione atmosferica. Niente vento niente elettricità da eolico, niente o poche piogge, come ora, poco idroelettrico.

A questo punto avremmo due problemi:

  • razionamento elettricità, che colpirebbe tutto il settore industriale;
  • razionamento del gas, che comunque dovrebbe riempire i depositi invernali, e quindi danni all’industria energivora.

Il mix colpirebbe un po’ tutti. Una mia stima prevede che, dal combinarsi dei due fattori, la produzione trimestrale industriale scenderebbe a una cifra fra i 55 e i 60 miliardi di euro a trimestre, quindi al livello che si ebbe durante il lockdown “Duro”. 

Però le conseguenze sarebbero ben diverse: 

Durante il lockdown vi erano due fattori distinti:

  • si sapeva che comunque era un fenomeno temporaneo, come fu, per cui le aziende lo presero, oggettivamente, una specie di lungo periodo di ferie;
  • il fenomeno colpì anche i nostri competitori internazionali e coincise con un momento di contrazione della domanda mondiale;
  • esenzioni particolari furono a favore dei settori energivori, come la siderurgia etc.

Ora la situazione sarebbe, da un certo punto di vista, esattamente opposta. Infatti:

  • la misura non è temporanea, a livello di trimestri, ma colpirà per un medio termine, almeno, nella migliore delle ipotesi, per due/tre anni. In un simile tempo si convertono i settori industriali, ma convertirli in cosa?
  • la misura colpirebbe solo la UE, e nella UE soprattutto Italia e Germania, perché i nostri competitori di tutto il mondo, dall’Oriente agli USA, non condividono i nostri problemi. Questo significherebbe perdere posizioni competitive o delocalizzazioni di industrie all’estero. Ad un certo punto i produttori di piastrelle ad esempio, che esportavano negli USA, andrebbero a produrre li;
  • ad essere più colpiti sarebbero proprio i settori energivori, dal metalmeccanico al ceramico al chimico, su cui potremo mettere una bella croce.

In tutto perderemmo circa 80-100 miliardi di PIL nell’arco di un anno, a stima ottimistica. Ci giocheremmo un 30% delle aziende, e solo per l’effetto diretto. Poi ci sarebbero gli effetti sui servizi collaterali e sull’indotto di fornitori e collegati, per cui potremmo arrivare a un 120 miliardi di minor PIL.

Cosa potrebbe fare lo Stato? Nulla. Ricordiamo che dal prossimo anno scadranno le clausole di salvaguardia e quindi troneranno le regole di bilancio ordinarie perché nessuno in questi due anni, allo stato attuale, è stato in grado di superarle. Non solo, il calo del PIL porterà ad un calo delle entrate fiscali stimabile sui 40/50 miliardi e a un’esplosione del rapporto debito-PIL. Quindi niente compensi e rimborsi, anche minimi. Niente cassa integrazione, perché le aziende chiuderebbero. La perdita cadrebbe secca su famiglie e aziende. Più tasse a chi resta per far fronte al maggior deficit e un taglio probabile a tutti i servizi pubblici, dalla previdenza, alla sanità , alla scuola. Una decrescita si, ma estremamente infelice, con alta disoccupazione e senza alcuna speranza. 

La scelta del boicottaggio del gas è una scelta, quindi, puramente politica, ma ha delle ricadute economiche enormi, che danneggeranno e modificheranno la struttura economica e industriale dell’Italia in modo permanente.

A me questa scelta fa molta paura, soprattutto perché fatta da persone irresponsabili, nel senso che non rispondono MAI dei propri errori, e gestita da una classe politico/burocratica che sinora non ha dimostrato la benché minima capacità di programmazione, affidandosi mani e piedi a una Commissione ancora più incapace. Eppure nessuno di noi influenzerà neanche di un pelo le decisioni che verranno prese a Bruxelles ed eseguite a Roma da chi non ha salvato ILVA , non ha salvato Alitalia, non è in grado di fare la benché minima programmazione di politica industriale o energetica. Ci vorrebbe una nuova IRI, ma la immaginate gestita da Draghi, Di Maio e Speranza?


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