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Sovranisti o non sovranisti e il Giappone.

 

L’Osservatorio dei conti pubblici italiani e il relativo articolo con titolo “Giappone, il paradiso «sovranista» che però taglia il deficit e aumenta tasse ed età pensionabile”, mostrerebbero che in realtà il Giappone non sarebbe quel porto sicuro per i sovranisti.
Al di là dalle categorie ideologico-politiche, sovranisti, europeisti, ecc…
Cerchiamo di analizzare le politiche economiche dell’economia tra le più sovrane del mondo.

L’Osservatorio, riassumendo riporta che nel periodo 2013-2017 il deficit pubblico (giapponese) è stato ridotto di oltre 4 punti percentuali (e di oltre tre punti percentuale al netto del ciclo economico, principalmente  grazie a misure fiscali restrittive.
Allora:
1) Il deficit è stato sì ridotto, ma dalla cifra record del 9,5% del 2009 per recuperare dalla crisi finanziaria dell’anno prima.E tale riduzione è stata talmente graduale che a distanza di 10 anni, è risultata del 3,7% nel 2018 e prevista ora in aumento al 3.8% per il corrente anno, mentre in Italia, l’attuale governo ha intrapreso un lungo braccio di ferro con Bruxelles per strappare un 2% di deficit.
Inoltre per i tassi di interessi sul debito che paga, anzi che NON paga visto che sono in negativo, il Giappone può benissimo ridurre il deficit senza farlo pesare ai suoi cittadini. Anzi, a dicembre 2018 la bozza di  bilancio giapponese per il 2019  è salita ad un record di circa 101,5 trilioni di yen ( 894,4 miliardi di $) a causa dell’aumento della spesa per il welfare, i lavori pubblici e la difesa. E marzo di quest’anno la camera bassa giapponese ha approvato un budget record di 101,46 miliardi di dollari (913 miliardi $) per l’anno fiscale 2019, addirittura superiore alla bozza di dicembre 2018.

Discorso diverso per l’Italia, malgrado siamo da vent’anni in avanzo primario, ossia le spese dello Stato inferiori alle entrate, i nostri deficit sono per ripagare soprattutto gli interessi sul debito, perchè a differenza del Giappone, NON abbiamo una banca centrale costantemente prestatrice in ultima istanza in modo da calmierare i tassi di interessi. Basti pensare che ultimamente il bilancio della Banca centrale giapponese è superiore al pil del Paese stesso.

2) Età pensionabile in aumento. Sì, ma a 70 anni sarebbe opzionale, in linea l’età pensionabile è 65 anni, ma a 60 anni se si sceglie la pensione, si riceverebbe il 70% dell’ammontare di quella dei 65 anni, mentre posticipata a 70 anni ed oltre, il 142%.  Certamente la popolazione è in calo e  invecchia ma con il suo alto tenore di vita, è il Paese tra i più longevi del mondo.

3) L’aumento delle tasse, l’IVA dal 5 all’8% e prevista al 10% ad ottobre 2019, ma il governo ha stanziato  2.03 trilioni di yen (circa 18 miliardi di $) in misure fiscali, incluso un programma di sconti per acquisti senza contanti e buoni acquisto per famiglie con redditi bassi o bambini piccoli.
Un’Iva al 10% rimane comunque una dato irrisorio se considerata l’Iva italiana 22%.

Questi piccoli incrementi di tassazione in Giappone, sono ben tollerati e NON hanno nessun impatto che possa provocare la temuta austerità:

a) Il Paese come sappiamo  monetizza il suo debito pubblico grazie alla sua banca centrale garante, dal 2014 ad esempio ha acquistato titoli di Stato per 80 trilioni di Yen (circa 720 mld di $ all’anno). E’ vero che quasi tutto il debito giapponese è in mano nazionale, rispetto all’Italia, ma ciò che conta è quello di avere una banca centrale alle spalle (i loro tassi di interessi sono negativi) e un debito sotto la propria legislazione nazionale, lex monetae per l’Italia.
b) Il Giappone ha sempre detenuto surplus commerciali di export di beni e servizi (partite correnti) sempre superiori all’Italia in % al pil, (tranne nel 2013-14) e spesso oltre il doppio. Quindi parliamo di incrementi di una parte integrante del pil per il Paese e senza dover comprimere la domanda interna per essere competitivi.
c) Detiene un tasso di disoccupazione ai minimi storici, a febbraio di quest’anno appena 2,3%, cifra che nell’Eurozona sarebbe pura utopia.
d) Con un redditto pro capite costante di 48,556 $ annui, pagare l’8% e 10% di Iva non è certamente un peso, considerando che il reddito pro capite dell’Italia e dell’UE sono  di gran lunga inferiori rispetto a quello del Giappone e noi paghiamo più del doppio dell’Iva giapponese, per giunta considerando un 2,3% di disoccupazione come un sogno…
Infine, la percentuale di crescita del pil pro capite giapponese, rispetto all’UE  ha conosciuto fasi di alti e bassi, ma quasi sempre in linea con l’Europa (eccetto tra il 1997 e 1999 anno della crisi delle tigri asiatiche). Interessante notare però che la crescita % del reddito pro capite giapponese nel 2010, quindi subito dopo la crisi finanziaria mondiale 2008, sia stata più del doppio rispetto all UE e in quell’anno il deficit giapponese era all’8,3%. Quindi in teoria, il deficit è servito per recuperare e crescere.

In sostanza gli strumenti tradizionali di una economia nazionale, come la spesa a deficit, banca centrale garante del debito con tassi calmierati, leva del cambio e quindi moneta nazionale e flessibile (nel luglio 2012 1 euro= 95Yen circa, al 4 aprile 2019, 1 euro a 125 yen circa) faranno parte della normale amministrazione di uno Stato sovrano, al netto delle tante ideologie duellanti in Italia…

Ps. L’anno prossimo le olimpiadi si svolgeranno nel Paese con il più alto debito pubblico al mondo (Tokyo 2020) mentre Roma 2024 ha rinunciato…


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