AutomotiveEnergia
Solarstic (Hyundai): addio vetro, i pannelli solari in polimero promettono 80 km di autonomia “gratis”
Addio vetro, arrivano i polimeri. La nuova tecnologia promette di ridurre drasticamente le ricariche urbane, ma restano le sfide sulla resistenza ai graffi. Arrivo previsto tra 2 anni.

Dal CES 2026 di Las Vegas arriva una novità che potrebbe interessare non poco il mercato dell’auto elettrica, spesso frenato dalla cosiddetta “ansia da autonomia”. Solarstic, uno spin-off interno di Hyundai Motor Group, ha presentato una tecnologia che integra il fotovoltaico direttamente nella carrozzeria dei veicoli, ma con una differenza sostanziale rispetto al passato: niente vetro.
L’azienda, premiata come CES Innovation Awards Honoree, propone l’utilizzo di moduli solari basati su polimeri. Si tratta di un cambio di paradigma industriale interessante. I sistemi tradizionali, infatti, si affidano a pannelli basati sul vetro, che risultano pesanti e vincolanti per il design aerodinamico delle vetture. La soluzione di Solarstic, invece, utilizza un imballaggio polimerico leggero, che permette ai moduli di fungere da parti strutturali esterne, integrandosi perfettamente nel cofano e nel tetto.
Ecco i dati tecnici rilevanti emersi dalla presentazione:
- Potenza generata: Il sistema combinato (cofano, tetto, parti della carrozzeria) può generare fino a 500 watt.
- Estensione autonomia: Si parla di circa 50 miglia al giorno (circa 80 km), un dato che coprirebbe interamente il fabbisogno di chi utilizza l’auto per brevi tragitti urbani.
- Ricarica in marcia: Per le lunghe percorrenze, il sistema promette di rigenerare circa il 30% della batteria durante la guida.
Non è tutto oro quello che luccica (o che assorbe luce)
La tecnologia è stata validata su concept Hyundai, inclusi i modelli IONIQ 5 e ST1, confermando il funzionamento in condizioni reali. Tuttavia, siamo di fronte a un prodotto ancora in fase di sviluppo, con un orizzonte di lancio previsto tra uno e due anni.
Le sfide ingegneristiche non mancano e sono tipiche dei processi industriali complessi. La principale riguarda lo stampaggio a iniezione: i polimeri richiedono alte pressioni che rischierebbero di frantumare le delicate celle solari. Solarstic ha dovuto sviluppare una tecnologia di iniezione a bassa pressione e un design protettivo specifico.
C’è poi la questione della durabilità, fondamentale per un componente esterno esposto a intemperie e autolavaggi. Se il vetro è duro, il polimero è più morbido (e quindi più sicuro in caso di impatto con i pedoni), ma tende a graffiarsi o ingiallire. L’azienda sta testando rivestimenti antigraffio, cercando un compromesso tra estetica (spesso i clienti preferiscono non vedere le celle, quindi si usa una finitura nera) ed efficienza energetica. Un passo avanti interessante per la mobilità sostenibile, sempre che i costi di produzione rimangano sostenibili per il consumatore finale.
Domande e risposte
Questa tecnologia elimina davvero la necessità di ricaricare l’auto alla colonnina? Dipende dall’utilizzo. Secondo i dati forniti, per un guidatore che percorre brevi distanze urbane (entro gli 80 km giornalieri circa), l’energia solare accumulata potrebbe essere sufficiente a evitare la ricarica plug-in. Tuttavia, per viaggi lunghi o uso intensivo, il sistema funge da supporto, rigenerando circa il 30% della batteria, ma non sostituisce completamente la ricarica tradizionale.
I pannelli in polimero sono resistenti quanto quelli in vetro? Hanno caratteristiche diverse. Il vetro è più duro e resiste meglio ai graffi, ma è pesante e fragile agli urti. Il polimero è molto più leggero e sicuro in caso di incidente (assorbe meglio l’urto con un pedone), ma soffre maggiormente l’usura superficiale, come i graffi da autolavaggio o l’ingiallimento dovuto ai raggi UV. L’azienda sta lavorando su rivestimenti specifici per risolvere questi problemi.
Quando vedremo queste auto sulle strade italiane? La tecnologia non è ancora in commercio. Solarstic prevede di introdurre un veicolo equipaggiato con questi moduli entro i prossimi uno o due anni. Attualmente sono in corso i test di durabilità e la messa a punto del processo produttivo industriale, in particolare per quanto riguarda lo stampaggio a iniezione senza danneggiare le celle.








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