Scienza
SMART-SEA: l’Intelligenza Artificiale che usa “Nuvole Grigie” e Gemelli Digitali per salvare le navi (e i conti)
Texas A&M svela SMART-SEA: l’AI che usa “gemelli digitali” e modelli matematici avanzati per guidare le navi cargo. Non sostituisce il capitano, ma vede ciò che il radar nasconde, evitando disastri contro le piattaforme offshore.

La navigazione marittima, vera arteria del sistema economico globale, si trova spesso a navigare – letteralmente – in acque cattive. Non parliamo solo di tempeste, ma di errori umani che costano milioni e mettono a rischio infrastrutture critiche. Mentre il mondo si perde in chiacchiere sui veicoli autonomi terrestri, alla Texas A&M University hanno deciso di affrontare il problema con un approccio industriale serio: non sostituire il capitano, ma dotarlo di una super-vista algoritmica.
Il sistema si chiama SMART-SEA (Ship collision avoidance of Machine learning And Radar Technology for Stationary Entities and Avoidance) e, come riportano fonti tecniche specializzate, rappresenta un salto di qualità nella gestione del rischio marittimo. La notiia è stata presa su New Atlas.
Il problema non è chi si muove, ma chi sta fermo
Sembra paradossale, ma per un radar marino è spesso più difficile gestire un oggetto immobile che uno in movimento. Le navi mercantili, con la loro inerzia mostruosa (parliamo di spazi di frenata misurati in miglia), devono evitare non solo altre navi, ma ostacoli stazionari come piattaforme petrolifere o parchi eolici offshore. Il problema è che questi oggetti, specie con mare mosso, si confondono con il “rumore” di fondo delle onde sui radar tradizionali.
Qui interviene SMART-SEA. Sviluppato sotto l’egida del Department of the Interior (DOI) e del Department of the Energy (DOE) degli USA, il sistema non si limita a “guardare”, ma interpreta.
La tecnologia: Nuvole Grigie e Ostacoli di Velocità
Secondo i dettagli emersi dalla ricerca, il cuore pulsante di SMART-SEA è un mix di algoritmi che farebbe impallidire un analista finanziario. Non è la solita AI generica, ma un sistema che combina tre elementi chiave:
- Dinamica dei Fluidi Computazionale (CFD): Il software conosce la fisica. Sa come lo scafo risponde all’acqua, al vento e alle correnti. Non è un videogioco, è simulazione reale.
- Algoritmo MVO (Modified Velocity Obstacle): Questa tecnica calcola le traiettorie di collisione potenziali basandosi sulla velocità relativa. In pratica, disegna coni di pericolo invisibili che la nave deve evitare.
- Modello AGC (Asymmetric Grey Cloud): Qui sta la vera innovazione. Il modello “Nuvola Grigia Asimmetrica” gestisce l’incertezza. In mare i dati non sono mai bianchi o neri; la nebbia, i ritardi dei sensori e l’errore umano creano zone grigie. L’algoritmo quantifica questo rischio e lo presenta al capitano in modo digeribile.
Il test sul “Gemello Digitale” della Gunnerus
Per validare il sistema senza affondare navi reali, il team guidato dalla Dott.ssa Mirjam Fürth ha utilizzato un approccio da Industria 4.0: il Digital Twin. Hanno creato una replica digitale perfetta della R/V Gunnerus, la famosa nave di ricerca della norvegese NTNU.
I risultati delle simulazioni sono stati chiari: il sistema è in grado di rilevare e classificare ostacoli stazionari (quelli che il radar classico spesso ignora o confonde) e proporre manovre evasive che rispettano rigorosamente le COLREGs (il “codice della strada” del mare).
L’Uomo resta al comando (Human-in-the-loop)
La filosofia dietro SMART-SEA piacerà ai pragmatici: niente automazione totale sconsiderata. Il sistema è progettato come Human-in-the-loop. L’AI elabora la complessità matematica e fisica, filtra i falsi allarmi del radar e propone la rotta. Il capitano, con la sua esperienza e intuizione, decide se applicarla.
È la sintesi perfetta tra la potenza di calcolo della macchina e la capacità di giudizio dell’uomo, indispensabile quando l’imprevisto non è un numero, ma una situazione reale in mezzo all’oceano.
Domande e risposte
Cos’è il “Digital Twin” usato in questo progetto? Il “Digital Twin” (o gemello digitale) è una replica virtuale esatta di una nave reale, in questo caso la nave di ricerca Gunnerus. I ricercatori hanno inserito nel computer tutti i parametri fisici, idrodinamici e meccanici della nave vera. Questo ha permesso di testare l’algoritmo SMART-SEA in migliaia di scenari di collisione simulati, verificando come la nave avrebbe reagito realmente alle manovre suggerite dall’AI, senza rischiare l’imbarcazione fisica.
In che modo il modello “Asymmetric Grey Cloud” aiuta la navigazione? In mare, i dati non sono mai perfetti: c’è nebbia, i sensori hanno ritardi e le onde creano disturbi. Il modello Asymmetric Grey Cloud (AGC) serve a gestire matematicamente questa incertezza. Invece di dare un semplice “sì/no” su un ostacolo, l’AGC calcola la probabilità di rischio in modo sfumato (una “nuvola” di possibilità), permettendo al sistema di essere più prudente e preciso nel suggerire le rotte di evitamento rispetto agli algoritmi tradizionali.
Perché il sistema si concentra sugli oggetti stazionari? Rilevare un’altra nave in movimento è relativamente semplice per i radar moderni. La vera sfida sono gli oggetti fermi, come piattaforme petrolifere o boe, specialmente in condizioni di mare agitato. Le onde creano “clutter” (rumore visivo) sul radar che può nascondere un oggetto immobile. SMART-SEA utilizza il machine learning proprio per distinguere la “forma” di una minaccia stazionaria dal semplice rumore delle onde, riducendo drasticamente il rischio di impatto.










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