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Sempre più anziani al lavoro. Le politiche strabiche.

L’elaborazione grafica by Scenari Economici dei dati ISTAT sull’occupazione italiana tra 1998 e 2015 mostra il progressivo invecchiamento della forza lavoro, dovuta essenzialmente a fattori demografici e sociali: è visibilmente l’effetto dell’ingresso dei figli del baby-boom nelle coorti demografiche dei 35-49 anni e dei 50-65, unito ai frutti delle riforme pensionistiche che trattengono al lavoro più anziani rispetto a 10-15 anni fa.

Il calo costante della partecipazione al lavoro dei giovani indica però un problema non solo demografico. La disoccupazione giovanile è quasi raddoppiata tra 1998 e 2015, mentre il tasso di occupazione dei 15-24enni passato da un già basso 29% a uno spaventoso 16%. L’economia italiana negli anni dell’euro ha creato lavoro ma misura largamente inferiore alle attese, con un leggero aumento totale dovuto alla crescita dei residenti per immigrazione (+5%) e all’allungamento dell’età lavorativa più che alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Occupazione 1998-2015

Restando sul problema dell’invecchiamento e del conseguente calo del dividendo demografico (ossia la crescita dell’economia dovuta all’aumento della popolazione, a parità di produttività), e nell’ipotesi che l’Italia torni un giorno a crescere e creare lavoro per i suoi cittadini, ricordiamo le soluzioni possibili per ovviare ai gravi impatti dell’invecchiamento su economia e welfare.

1. Aumento dell’età pensionistica.

Soluzione adottata in tutti i paesi occidentali che comporta grossi problemi sia politici che pratici oltre che umani. Negli ultimi decenni i nostri politici hanno lavorato molto sul tema, con ben ventisei leggi, DL e D.Lgs nei 18 anni tra 1993 al 2011. Per non citare che le maggiori riforme: Amato (1992) Dini (1992) Prodi (1997) Maroni (2004) Damiano (2007), Sacconi (2010) Fornero (2011). Riforme che hanno gradualmente ridotto l’importo della pensione e ritardato l’uscita dal lavoro. Sono stati così penalizzati seriamente tutti i cittadini comuni, ma non i politici italiani né i burocrati UE e BCE, a dimostrazione che la qualità della vecchiaia è meglio garantita da una buona pensione piuttosto che dall’estensione dell’età pensionabile.

2. Rientro sul mercato del lavoro degli ultra-65enni.

Soluzione in voga negli USA dove oramai è comune vedere persone molto anziane adattarsi a lavori umili, come commessi o inservienti per arrotondare pensioni troppo basse. Appare di difficile applicazione in Europa a causa della diversa struttura sociale e del mercato del lavoro. Senza dimenticare che i nostri nonni sono impiegati spesso a tempo pieno come baby-sitter, svolgendo una funzione non retribuita benché altamente gratificante per loro ed utile alla società.

3. Aumento dell’immigrazione

E’ la teoria della cosiddetta ‘immigrazione di sostituzione‘ cara sia alla sinistra europea che al centrodestra tedesco, uniti come sempre più spesso capita nella visione sociale e politica. Al di là dei problemi pratici dovuti alla scarsa formazione della forza lavoro immigrata e alle ben note difficoltà di integrazione, sono palesi – e comprensibili – le resistenze dei cittadini europei a farsi sostituire, nonché quelle dei cittadini dei paesi poveri a farsi espellere dalle loro patrie a causa delle superiori ragioni della globalizzazione.

4. Aumento della produttività

Non parliamo qui del tema caro sia ai socialisti che ai conservatori europei, ovvero l’aumento della produttività tramite il calo dei salari e del CLUP (costo del lavoro per unità di prodotto). Il tema vero è la produttività reale: lo sviluppo dell’Information Technology e della robotica potrebbe ridurre le ore di lavoro degli umani e garantire crescita economica anche con forza lavoro umana declinante. E’ la sostituzione degli umani da parte delle macchine, alla base di tante distopie fantascientifiche. Il dubbio dello scrivente è che chi mette i capitali non spartirà facilmente il dividendo tecnologico con chi mette(va) il lavoro. Ma questa sfida per l’umanità è molto più stimolante e promettente di tutte le ricette ottocentesche di quart’ordine a base di aumento delle ore lavorate.  

5. Politiche di favorimento della natalità

Un altro soggetto stranamente sparito dal dibattito politico sia italiano che europeo. I paesi che hanno incentivato la natalità degli autoctoni, come la Francia, non conoscono il problema demografico. A chi risponde che mancano le risorse si deve obiettare che le risorse esistenti vanno distribuite in base alle priorità nazionali. Ragionando in termini di priorità anziché di risorse che “avanzano o meno” si deve rimodulare la spesa pubblica in modo diametralmente opposto a quanto fatto finora. Non incentivi a pioggia alle aziende o contributi una-tantum da 80 o da 500 euro, non assunzioni parassitarie negli enti, ma forte defiscalizzazione delle famiglie con l’introduzione del quoziente familiare, ad immagine di quello francese.

 

In conclusione è poco comprensibile come un’emergenza nota da decenni e da risolvere nell’arco di decenni, e quindi perfettamente dominabile dagli strumenti della politica, sia lasciata in Italia all’improvvisazione di quidam senza preparazione e senza alcun consenso popolare che perorano soluzioni cervellotiche (ovvero uscite dal loro piccolo cervello individuale piuttosto che da un serio lavoro scientifico e un approfondito dibattito politico) a base di dosi crescenti di deportazione di “immigrati di sostituzione”, nuovo lumpenproletariat da sfruttare per i bisogni dell’Occidente. Le soluzioni abbozzate finora sono frutto di strabismo e superficialità purtroppo non nuova sia in Italia che in Europa. Al lavoro di lunga lena di politiche di natalità e investimenti in robotica e IT, e dell’elaborazione politica e sociale del modo migliore di sfruttarne le enormi opportunità, i politici italiani preferiscono la scorciatoia delle riforme pensionistiche draconiane (per gli altri) e dell’immigrazione. 

Ed è ancora meno comprensibile che non esista una strategia complessiva europea per far fronte al problema dell’invecchiamento delle due economie maggiori, Germania e Italia. In una battuta, “Europa quando ci servi non ci sei mai”.

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