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Se non si va verso uno Stato europeo, il popolo elegga il Presidente della BCE. (di Paolo Savona)

 

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Uscirà oggi in libreria il pamphlet che ripropone e amplia i miei 3 J’accuse pubblicati su Scenari economici che sono stati ben accolti dai lettori https://scenarieconomici.it/jaccuse-1-2-e-3-di-paolo-savona/. Il costo del libretto è modesto: il mio scopo è che esso raggiunga il tavolo delle autorità e diventi patrimonio comune di coloro che avvertono il rischio di infilarsi sempre più nella corazza istituzionale paralizzante di cui da oggi si discute al Consiglio di Europa.  Sarebbe un’illusione pensare che ciascun partecipante a questo consesso lo legga, essendo “il suo cervel, Dio lo riposi, in tutt’altre faccende affaccendata, a questa roba è morto e sotterrato.”

Alla convergenza di valutazioni che così non può andare avanti, alle quali si associa anche Renzi, non segue una conclusione coerente sul da farsi. Anzi dietro questa necessità di mutamento si celano coloro che sostengono sia che le riforme non bastano – ovviamente quelle del mercato del lavoro e della burocrazia, la prima reale, mentre la seconda immaginaria – sia che il residuo di autonomia della politica fiscale a livello nazionale debba essere trasferito a Bruxelles; per questo trasferimento si usa con pudore la definizione di “coordinamento”, mentre è una vera e propria cessione ulteriore di sovranità che, invece di restituircela meglio gestita, verrà usata contro di noi e altri. L’Italia avrà il vanto di fare la prima Dichiarazione di dipendenza dell’uomo dopo le ben note Dichiarazioni di indipendenza e relativi diritti dell’uomo, conquistate a così caro prezzo e che hanno fatto la storia del mondo. Che ne dice la Corte Costituzionale della fine così poco mascherata dello Stato italiano?

Questa decisione si concreterà, forse nel solito modo non intellegibile, nella riunione in corso a Bruxelles. Il più preoccupato appare Mario Draghi il quale ha sostenuto, non senza una qualche sorpresa – almeno da parte mia, dato che è stata lasciata passare dai colleghi e giornalisti – che occorre impegnarsi per rendere l’euro irreversibile. Finora aveva sostenuto che l’euro lo era per sua stessa natura e, ovviamente, per quella dei trattati europei, ma evidentemente non è così. E’ un bel passo avanti. E’ pur vero che si riferisce al “buco nero” della Grecia ma, dopo al di là di questa vicenda, egli porta alla luce quello che i lacchè che lo circondano negano: ossia che non può esservi moneta senza Stato. Poiché non chiede che si dica una parola definitiva sull’unione politica che renderebbe l’euro irreversibile, egli ritiene che dello Stato si possa fare a meno, basta mettere insieme le politiche di ogni tipo; propone cioè di perpetuare l’errore fatto cedendo la sovranità monetaria e quella di regolare il mercato senza un coronamento statale e democratico. Se verrà deciso, significa che la nostra vita passa nelle mani della BCE. Come minimo bisogna urgentemente decidere che il Consiglio della banca e il suo Presidente vengano eletti dal popolo indicendo una tenzone democratica.

Paolo Savona

Nota bene: Il lavoro citato è pubblicato per i tipi della Rubbettino Editori sotto il titolo J’accuse. Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta, 8 euro.

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