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Se è vero che la decadenza italiana parte dal crollo dell’impero di Gardini dobbiamo ricordare che tale collasso fu anche causato da un giudice corrotto

Per non dimenticare.

Eh, si, in questo frangente della mia vita sto approfondendo. E sto mettendo i tasselli al suo posto. Ho certamente contagiato altri in queste mie analisi ed ho notato un articolo la scorsa settimana su questo sito che mi ha dato nuovo spunto.  Molti indicano nel ’92 con tangentopoli, unitamente all’uso abusivo della custodia preventiva in carcere – parole del decano della Corte Suprema USA, Justice A. Scalia  [e più recentemente, sebbene in termini più cristiani, dello stesso Papa Francesco] – l’inizio del declino economico italiano che arriva fino ai giorni nostri. Alcuni definiscono tangentopoli, come Fusaro la scorsa settimana su questo sito, come un colpo di stato giudiziario. Per quanto mi riguarda per risolvere i problemi attuali dobbiamo prima di tutto capire dove stanno le radici, che dite? E stare ai fatti….

A parte le opinioni, sempre da rispettare se costruttive e giustificate più che giustificabili, dobbiamo ricordare un aspetto “pratico” cruciale: la caduta di Gardini a capo del primo gruppo privato italiano dei tempi fu in buona parte determinata dalla malafede di un giudice [almeno nell’epilogo], Diego Curtò della Procura di Milano, che infatti fu condannato. Egli fece crollare, perchè corrotto [sentenza passata in gudicato, infatti finì in galera per poco più di tre anni, …] il castello Enimont dei Ferruzzi/Gardini causando la fine del Contadino Raul, poi apparentemente suicida, in realtà ucciso secondo il giudice M. Arlmerighi*.  Ossia, rischiamo di dover correlare un gravissimo errore della magistratura, quello del Curtò presidente Vicario del Tribunale di Milano se ricordo bene, una corruzione bella e buona, con la fine del più grande gruppo industriale privato italiano. Se vogliamo capire perchè i nostri figli non trovano occupazione oggi in Italia forse dobbiamo ricordare anche questo dettaglio, che dettaglio non è. Fa specie che i soldi – sempre quelli – che giustificarono le azioni del magistrato infedele da una parte non furono mai spiegati, ossia non si seppe per quale ragione sottostante e strategica venne pagato il giudice [il Curtò da buon siciliano tacque]. O meglio chi pagò il giudice fu un funzionario/vicepresidente di una banca**, la famosa e blasonata Comit (Banca Commerciale Italiana), causalmente legatissima a quella Mediobanca che negò il salvataggio dell’impero Ferruzzi e che dieci anni dopo vendette ai francesi di EDF. Per una strana ironia della sorte il nome del deposito di denaro del giudice custodito all’estero era a nome della moglie, una tale Antonina Di Pietro….

FireShot Screen Capture #068 - 'Il giudice Curtò agli arresti dopo la condanna - la Repubblica_it' - ricerca_repubblica_it_repubblica_archivio_repubblica_1999_04_24_il-giudice-curto-agli-arresti-dopo-lLascio a voi a leggere l’articolo di Repubblica dove viene spiegato quanto sopra. E poi non datemi del complottista, la fonte è il Santo Graal mediatico della sinistra attuale, Repubblica: ripeto, nessuno ci spiegò perchè – parlo delle strategie sottostanti – tale denaro venne pagato al giudice Curtò…. E fa ridere – dovrei dire piangere – che i giudici che riservarono la custodia preventiva in carcere a Gardini e Cagliari in cella con i criminali comuni [il primo suicida/ucciso prima di entrare in gabbia, il secondo morto dietro le sbarre] abbiano messo in cella singola con TV a colori il giudice milanese …

FireShot Screen Capture #069 - 'CURTO' RISCHIA 10 ANNI - la Repubblica_it' - ricerca_repubblica_it_repubblica_archivio_repubblica_1993_09_04_curto-rischia-10-anni_html

E stiamo ancora a chiederci se dobbiamo o meno introdurre la responsabilità civile e direi anche penale dei magistrati in caso di dolo o colpa grave. O anche introdurre il reato di tortura, impossibile non capire che la carcerazione preventiva particolarmente se utilizzata in modo “cattivo” [leggasi, non in cella singola con TV a  colori e – soprattutto – con il fine principe di fare “parlare” l’imputato…] rischi enormemente di essere una tortura [Justice A. Scalia disse che era pratica antidemocratica secondo i principi USA, ndr]!

Voi direte, è il passato, oggi è diverso. Niet!  Abbiamo visto poco tempo fa – a valle degli eventi del 2011 contro il Cavaliere che molti definiscono un golpe, encore un  golpe – che Saipem e Finmeccanica stavano per finire gambe all’aria – in parte anche ENI – con rispettivi managers incarcerati preventivamente [Finmeccanica] a causa di inchieste non secretate della magistratutra milanese a seguito delle quali Finmeccanica finì sull’orlo dell’essere venduta mentre Saipem è stata effettivamente acquisita al 12% circa da un fondo straniero dopo il crollo dei titoli conseguente all’esposizione gidizial-mediatica [mi sembra di ricordare che i giudici italiani andarono ad indagare una tangente pagata da Saipem in Algeria…].

FireShot Screen Capture #070 - 'CURTO' CONFESSA, MA TACE QUALCOSA - la Repubblica_it' - ricerca_repubblica_it_repubblica_archivio_repubblica_1993_09_07_curto-confessa-ma-tace-qualcosa_html

La cosa più triste, bene che i giovani lo sappiamo, è che una volta l’Italia era un grande paese industriale, che cresceva ed assumeva le nuove leve. Oggi invece è un paese decaduto, quasi senza grandi industrie, quelle che ci sono pagano le tasse in Olanda o in UK (Fiat, Ferrari, Lottomatica etc.). E dunque assumono poco e comunque a basso stipendio in Italia essendo la testa all’estero. Il caso del giudice Curtò della Procura di Milano che contribuì ad affossare uno dei maggiori gruppi italiani che al tempo assumevano e pagavano le tasse in Italia può essere legato al fatto che i giovani OGGI in Italia non trovano impiego, appunto molte delle aziende che ai tempi assumevano sono state vendute, si sono dissolte o i nuovi acquirenti le hanno semplicemente trasferite all’estero. Montedison ad esempio….

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E qui rispondo alla domanda posta da colleghi in predenti articoli : forse la procura di Milano si rese conto a valle del caso Curtò e della morte di Gardini del disastro derivante da una Montedison distrutta ed un enorme impero industriale dissolto, senza per altro essere a conoscenza ai tempi che forse/probabilmente il seme delle privatizzazioni sotto forma di svendita di fine millennio era già stato gettato dalla stessa Procura di Milano come conseguenza degli eccessi di tangentopoli [come indicato da A. Scalia], soprattutto in termini di custodia cautelare. Appunto, forse è stata questa la ragione o meglio una parte delle motivazioni della fine improvvisa di tangentopoli a cui sono seguite le privatizzazioni/svendite di assets di Stato di fine millennio. La verità completa speriamo di scoprirla prima di morire, Di Pietro certamente potrebbe chiarire – se solo volesse – molti aspetti ad oggi ancora oscuri…

 

Quella che vi dò è una traccia. Questo non vuol dire che tutta la magistratura sia corrotta, anzi il perfetto contrario, Curtò finì in carcere (…). Il problema è che comunque nonostante il carcere al giudice – solo 3 anni o poco più di reclusione,  a parte che Curtò non ha mai spiegato nulla – nessuno può restituirci la grande azienda potenzialmente persa anche a causa di un errore giudiziario dovuto a corruzione. Ossia, i correttivi alle azioni sbagliate della magistratura [visto che i giudici sono umani gli errori sono sempre presenti] sono oggi vieppiù necessari se non vogliamo finire veramente a ramengo, parlo a livello economico. Mi riferisco all’assoluta necessità di introdurre la responsabilità civile dei magistrati limitatamente ai casi di dolo o colpa grave.

 

Vi prego di meditare su queste parole, in senso costruttivo e senza nessuna dietrologia e/o posizione preconcetta, men che meno politica. Fatelo per i Vostri figli, se volete che restino in Italia magari ad accudirvi in senescenza, quando rischierete che non vi paghino nemmeno più la pensione [se continua così…]

Jetlag per Mitt Dolcino

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* “Suicidi? Castellari, Gardini, Cagliari” , M. Almerighi – Ed. Università La Sapienza, 2011

** http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/02/09/era-lugano-il-tesoro-di-diego-curto.html?ref=search

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