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Scacco al Re (del Petrolio): perché l’operazione in Venezuela serve a salvare il Petrodollaro dall’abbraccio mortale di Cina e Cripto
Dietro l’arresto di Maduro si cela la guerra valutaria. Come il commercio in Yuan e Criptovalute tra Caracas e Pechino stava minando il debito USA e perché Washington ha dovuto “tagliare le mani” alla Cina.

Mentre i telegiornali di tutto il mondo trasmettono le immagini quasi hollywoodiane dell’arresto di Nicolás Maduro, con la narrazione ufficiale che punta tutto sul “narcoterrorismo” e sul ripristino della democrazia, a chi mastica di macroeconomia e geopolitica non sarà sfuggito un dettaglio fondamentale. Dietro la cortina fumogena della giustizia internazionale si nasconde una partita ben più vitale per la sopravvivenza dell’egemonia statunitense: la difesa del Petrodollaro.
L’amministrazione Trump non si è mossa solo per liberare Caracas, ma per “tagliare le dita” alla Cina che, su quella scacchiera, stava muovendo pedine troppo pericolose per la tenuta del biglietto verde. Il Venezuela, seppur con una produzione ridotta rispetto ai fasti del passato, era diventato il laboratorio a cielo aperto per un esperimento che terrorizzava Washington: il commercio petrolifero completamente de-dollarizzato.
La teoria del Petrodollaro: il vero motore dell’Impero
Per capire perché gli USA abbiano accelerato così bruscamente nel 2026, bisogna fare un passo indietro, agli anni ’70. Il sistema è semplice, geniale e, per Washington, irrinunciabile:
- Il petrolio globale viene quotato e venduto quasi esclusivamente in dollari.
- Chi vuole comprare energia deve procurarsi dollari.
- Chi vende petrolio incassa dollari e, non sapendo dove metterli tutti, li reinveste in Titoli di Stato USA (Treasuries).
Questo circolo virtuoso permette agli Stati Uniti di finanziare il proprio deficit monstre e di indebitarsi a costi che nessun’altra nazione potrebbe permettersi. È il “privilegio esorbitante”. Tuttavia, se il petrolio inizia a fluire senza passare dal dollaro, la domanda di valuta americana potrebbe diminuire e, con essa, la capacità di Washington di finanziare il proprio debito. Se ora gli USA autorizzano le stablecoin con backing al 100% in titoli a stelle e strisce, in dollari c’è un motivo: per sganciarsi, almeno parzialmente, da questo meccanismo e trovare delle alternative.
Ed è qui che entra in gioco il Venezuela di Maduro.
La “Flotta Fantasma” e l’asse Pechino-Caracas
Messo all’angolo dalle sanzioni, il Venezuela si è gettato tra le braccia della Cina. Pechino, affamata di materie prime e per nulla schizzinosa, ha assorbito fino all’84% dell’export petrolifero venezuelano nel 2025. Ma il problema per gli USA non era quanto petrolio venisse venduto, ma come veniva pagato.
Il commercio avveniva tramite una logistica degna di un film di spionaggio:
- Spegnimento dei transponder: Le petroliere disattivavano i sistemi di localizzazione in mare aperto.
- Trasbordi Ship-to-Ship (STS): Il greggio veniva trasferito da una nave all’altra in acque internazionali per confonderne l’origine.
- Il “lavaggio” malese: Il petrolio veniva etichettato come “miscela malese” prima di entrare nei porti cinesi.
Il risultato? Ufficialmente, nel 2020 la Cina importava zero petrolio dal Venezuela. In realtà, le raffinerie indipendenti cinesi (le cosiddette “teiere”) ne erano piene. E il pagamento? Yuan, compensazione debiti e, soprattutto, criptovalute. Il dollaro era stato tagliato fuori.
L’ascesa di Tether (USDT): il paradosso della stabilità
Qui la faccenda diventa tecnicamente affascinante. Secondo l’Atlantic Council, Caracas aveva iniziato a massicciamente utilizzare Tether (USDT) per i pagamenti.
L’ironia è sottile, ma potente: per distruggere l’egemonia del dollaro, i nemici degli USA usavano una stablecoin ancorata proprio al valore del dollaro, ma che viaggia su binari digitali (blockchain) fuori dal controllo del sistema SWIFT e della Federal Reserve.
| Caratteristica | Sistema Petrodollaro Classico | Sistema Evasione (Venezuela-Cina) |
| Valuta | Dollaro USA (USD) | Yuan (CNY) / Tether (USDT) |
| Tracciabilità | Totale (circuito SWIFT/Banche USA) | Scarsa (Blockchain / Banche ombra) |
| Destinazione | Mercato Globale | Raffinerie indipendenti Cinesi |
| Effetto USA | Sostegno al debito pubblico | Erosione della domanda di USD |
Adesso capite ancora di più il Genius Act che regola le stable coin e le rende legittime, Tether compresa, purché comprino titoli USA.
Dal 2024, PDVSA (la compagnia petrolifera statale venezuelana) richiedeva ai nuovi clienti di pagare in USDT, bypassando i conti congelati. Questo non era più un esperimento di nicchia, ma un modello replicabile. Se la Russia, già sanzionata, avesse adottato in toto questo schema con la Cina e l’India, il danno per il dollaro sarebbe stato strutturale.
La mossa di Trump: due piccioni con una fava
L’intervento americano, letto in questa chiave, appare come una mossa di realpolitik necessaria. Riprendendo il controllo di Caracas, Washington ottiene due risultati strategici immediati:
- Sicurezza Energetica: Le raffinerie del Golfo del Messico sono strutturate per lavorare il greggio pesante venezuelano. Avere accesso a quelle riserve (che sono le più grandi al mondo) a poche ore di navigazione riduce la dipendenza da aree più instabili.
- Ripristino Monetario: Trump sa che il petrolio venezuelano tornerà a fluire, ma questa volta sarà fatturato in dollari, passerà per banche americane e finirà nei bilanci delle compagnie occidentali.
Le “teiere” cinesi, che compravano a sconto proprio grazie ai rischi delle sanzioni, perderanno il loro incentivo. Se il petrolio venezuelano torna sul mercato legittimo a prezzo pieno, la Cina dovrà pagarlo in dollari, rientrando nei ranghi del sistema finanziario guidato dagli USA.
Una vittoria tattica, ma la guerra continua
L’operazione in Venezuela è un “cerotto” su una ferita aperta. Washington ha dimostrato di poter ancora ribaltare il tavolo quando un attore minore (Venezuela) sfida le regole, ma il problema di fondo rimane. La tecnologia blockchain e la volontà politica dei BRICS di creare circuiti alternativi non spariranno con Maduro.
L’uso di criptovalute per il regolamento delle materie prime è ormai sdoganato. Oggi è stato fermato in Sud America, ma l’attenzione ora si sposta su Mosca e Teheran. Il Petrodollaro ha vinto una battaglia importante, ma la guerra per il futuro della moneta globale è appena iniziata. E come ci insegna la storia economica, nessuna valuta di riserva dura per sempre.
Domande e risposte
Perché agli Stati Uniti importa se il Venezuela vende petrolio in Yuan o Criptovalute?
Non è una questione morale, ma puramente economica. Se il petrolio viene scambiato in valute diverse dal dollaro, diminuisce la domanda globale di dollari. Meno domanda di dollari significa che le banche centrali estere comprano meno debito pubblico americano (Treasuries). Dato che gli USA vivono in deficit cronico, un calo della domanda di dollari farebbe alzare i tassi di interesse sul loro debito, rendendo molto più costoso per Washington finanziare la propria spesa pubblica e militare. È una questione di sicurezza nazionale.
Come funziona il pagamento in Tether per il petrolio?
Tether (USDT) è una criptovaluta stabile il cui valore è ancorato 1:1 al dollaro. Viene utilizzata come “dollaro digitale” perché permette trasferimenti di valore rapidi e globali senza passare attraverso il sistema bancario tradizionale (SWIFT), che è controllato dagli USA e soggetto a sanzioni. I compratori cinesi trasferivano USDT ai portafogli digitali della compagnia petrolifera venezuelana PDVSA. Una volta ricevuti i token, il Venezuela li utilizzava per pagare importazioni o li cambiava in valuta locale tramite intermediari, rendendo la transazione invisibile alla Federal Reserve.
Questa operazione americana salverà definitivamente il Petrodollaro?
Probabilmente no, è solo una misura temporanea. L’intervento ha bloccato un canale specifico (Venezuela-Cina) e ha inviato un forte messaggio deterrente. Tuttavia, ha anche dimostrato al resto del mondo (specialmente ai paesi BRICS) che gli USA sono disposti a usare la forza per proteggere la loro valuta. Questo potrebbe paradossalmente accelerare la ricerca di alternative al dollaro da parte di potenze come Russia e Cina, che non possono essere “invase” come il Venezuela. La tecnologia per bypassare il dollaro esiste e continuerà ad essere sviluppata.







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