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Sapir: Convergenza di Crisi

Da Voci dall’estero

Su Russeurope il prof. Jacques Sapir analizza le dinamiche del costo del lavoro e della produttività nell’Eurozona, e il risultato è che la famosa “convergenza delle economie” che si sarebbe dovuta realizzare con la moneta unica è solo una “convergenza di crisi”. 
 

  

La questione del costo del lavoro nella zona euro nelle ultime settimane sta attirando molta attenzione. Sulla base dei dati disponibili, di Eurostat e dell’OCSE, cercheremo di chiarire una serie di fatti.

In primo luogo, dovrebbe essere chiaro quando si parla di “costo del lavoro” che non si sta parlando di salario, ma anche dei contributi sociali legati ai salari. Poi si dovrebbe sapere che la produttività, anche all’interno dei paesi della zona Euro, può variare notevolmente. Così il “costo del lavoro”, inteso come il salario più i contributi versati dal datore di lavoro, risulta ogni anno da una media di tutte le attività. 

 
Tabella 1
Salario orario + contributi a carico del datore di lavoro, in Euro
  Germany Belgium Spain France Greece Ireland Italiy Netherlands Portugal Slovakia Slovenia
1998
25,7
26,5
14,9
23,2
9,2
14,9
17,5
21,4
6,4
2,8
7,6
1999
26,3
27,4
15,1
23,9
10
15,8
18,1
22,5
6,7
2,6
7,9
2000
27,6
28,4
15,1
25
10,4
17,1
18,3
23,4
6,9
3,1
8,2
2001
28,5
29,9
14,2
26,2
11
19
18,7
24,6
7,3
3,1
8,7
2002
29,2
31,3
14,9
27,2
11,8
20
19,4
25,9
7,7
3,5
9,2
2003
29,8
32,9
15,6
28,0
12,7
20,9
19,8
27,2
8,1
3,9
9,6
2004
30,0
32,3
16,3
29,0
12,7
21,9
20,6
28,1
8,5
4,3
9,5
2005
30,1
33,0
16,9
30,0
12,2
23,1
22,3
28,5
8,8
4,6
9,8
2006
31,3
33,9
17,6
31,0
13,1
21,8
22,7
27,4
9,0
5,1
10,2
2007
31,7
35,8
18,2
32,0
14,3
25,9
23,2
28
9,2
6,2
10,7
2008
32,3
36,4
20,3
32,9
15,7
28
23,6
30,3
8,6
7,3
12,3
2009
32,9
38,3
21,5
32,9
16,3
26,4
24,6
30,9
10,1
7,9
12,6
2010
32,8
40,1
21,7
34,2
16,8
26
25,2
31,5
10,3
7,9
12,9
2011
34,3
40,8
22
35,5
15,9
26,2
25,9
32,2
10,5
8,4
13,1
2012
35,1
42,0
22,5
36,4
15,1
26,9
26,7
32,9
10,8
8,8
13,5
2013
36,1
42,7
22,7
36,7
16,1
26,7
27,2
34,1
11,1
9,3
13,6
                         

Fonte : Eurostat

Si vede subito che le differenze sono significative, ma anche che la Francia non è in una situazione così catastrofica come la si dipinge. Le grandi differenze che ci sono tra i paesi riflettono le differenze di produttività. Sappiamo che la Francia è nel gruppo di testa, poco sopra la Germania. Tuttavia, questi dati non forniscono informazioni precise sulla competitività. Dobbiamo guardare anche alla quota di lavoro svolto in altri paesi che è incorporata in un prodotto fabbricato in Francia e in Germania, e dobbiamo vedere come le strutture di costo si sono deformate nel corso del tempo. Sul primo punto, ci sono pochi dati globali. Sappiamo che in alcune attività, le auto “tedesche” incorporano una gran parte di componenti prodotti in paesi dove il costo del lavoro è più basso (Slovacchia, Slovenia). Sul secondo punto, che riguarda la dinamica, ci si può fare un’idea trasformando questi dati in indici e utilizzando il 1998 come anno base, considerandolo pari a 100.   
 

 

Grafico
 

 

 
Fonte: Eurostat 

 

È subito evidente che la Francia è in evoluzione (o in dinamica) in una posizione intermedia. Il costo del lavoro, nel significato usato in questo studio, è cresciuto più che in Germania, ma praticamente come in Italia, Belgio e Paesi Bassi. La Spagna, dove la crescita era bassa nei primi anni 2000, si è unita al gruppo dei paesi simili alla Francia. Per contro, vediamo che la Grecia e il Portogallo divergono ampiamente.

 

 
La questione che ora dobbiamo porci è l’inflazione. È importante per sapere se il salario segue, supera o sta sotto all’inflazione, e questo ci dà un’indicazione sull’evoluzione del costo del lavoro da un altro punto di vista, e cioè come reddito per i lavoratori.

 

 
Grafico 2
 

 

 
Dati FMI

 

 

 

E’ subito evidente che il livello di inflazione è il più basso in Germania, ed è molto elevato nei paesi “nuovi entranti” (Slovacchia e Slovenia), ma anche in Portogallo, Spagna e Grecia. Il problema che si pone, se vogliamo misurare la competitività di un’economia, è chiedersi se l’inflazione è stata compensata da un aumento della produttività più veloce rispetto ai vicini. Si può stabilire un indice di produttività. Si osserva, allora, che se la Francia, la Germania e il Portogallo hanno avuto incrementi di produttività molto simili, non è così per l’Italia e il Belgio, che sono in ritardo. Tuttavia, una “unione monetaria”, come la zona euro dovrebbe essere accompagnata da un’armonizzazione dei livelli e dei guadagni di produttività.
 
 
Grafico 3 
 

 

  Fonte OCSE Calcoli CEMI-EHESS

 

 
Si noterà, inoltre, che i guadagni di produttività, molto importanti in Grecia prima del 2008, sono stati distrutti dalle politiche di austerità messe in atto per il controllo del debito sovrano. Questi guadagni sono molto alti in Slovenia e Slovacchia, ma è una cosa normale, dato il bassissimo livello di partenza.
 
Possiamo ora calcolare la dinamica sia dell’inflazione che del costo del lavoro in rapporto alla produttività. Per l’inflazione, vediamo che l’eterogeneità all’interno della zona tende ad aumentare. Alcuni paesi, che combinano alta inflazione e bassi guadagni di produttività, ne sono particolarmente colpiti, come la Spagna, l’Italia e il Belgio. Il caso della Grecia appare in tutta la sua tragicità, perché vediamo che il livello iniziale di inflazione era perfettamente controllabile dagli incrementi di produttività, ma il calo della produttività (le variazioni negative) dopo il 2009, comporta un’enorme esplosione dell’inflazione aggiustata alla produttività.

   

Grafico 4 
 

 

  Fonte OCSE e FMI Calcoli CEMI-EHESS

 

 
Questo dimostra il forte deterioramento della situazione della competitività in questi paesi, che li costringerà a fare pressione sui salari nominali e sulle prestazioni sociali. Ciò è possibile solo se si entra in una logica di deflazione, come è il caso della Spagna (dove i prezzi scendono) e dell’Italia. Ma questa logica di deflazione è catastrofica per l’economia. Quando ora guardiamo l’evoluzione del costo del lavoro aggiustato per la produttività, vediamo delle logiche di aggiustamento molto diverse all’interno della zona euro.

 

 
Grafico 5 
 
 
Dati Eurostat ed Ocse Calcoli CEMI-EHESS

 

 

 

Ad esempio, la Germania e la Slovenia arrivano a costi significativamente più bassi rispetto alla media, per una combinazione di costi nominali che sono stati relativamente controllati,  un elevato incremento della produttività e un’inflazione relativamente bassa. L’Irlanda e la Spagna al termine del periodo riescono a migliorare la propria posizione, ma questo è dovuto principalmente alla correzione al ribasso dei salari nominali e delle prestazioni sociali, che sono stati ridotti per via autoritaria in entrambi i paesi. Portogallo, Spagna e Italia, nonostante i notevoli sforzi, non riescono a controllare bene il costo del lavoro. Ciò significa che il miglioramento visto in Spagna e in Portogallo sarà solo temporaneo, e che nel 2015 dovremmo aspettarci ulteriori problemi economici, anche sul fronte del debito. Allo stesso modo, la Grecia ha imposto ai suoi lavoratori delle restrizioni che sono probabilmente al di là del sopportabile. E tuttavia il miglioramento registrato nel 2011 e nel 2012 è stato praticamente annullato dalla dinamica del 2013. Anche in Grecia, probabilmente da questo inverno, c’è da attendersi dei problemi economici molto seri, che dovrebbero combinarsi con problemi politici.

 

 
Nel complesso possiamo constatare che, se si fa eccezione per la Slovenia, non c’è ancora alcuna armonizzazione all’interno della zona euro. Questo fatto, combinato con la grave situazione a livello bancario (i prestiti in sofferenza continuano a crescere in modo significativo in Spagna e in Italia), dovrebbe portare a nuovi problemi di debito sovrano. Con Mario Draghi che alla BCE ha raggiunto il limite delle sue possibilità, ci sono tutti gli elementi per una convergenza di crisi nel 2015.

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