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Risposta a Boeri sui trattamenti non contributivi e sull’integrazione al minimo per i residenti esteri da un dilettante in materia di previdenza e assistenza sociale

Tito Boeri

Ho sentito l'intervista di Tito Boeri sui pensionati italiani che vanno all'estero e ad un certo punto ho sentito questa affermazione: “bisogna bloccare i versamenti non contributivi per i residenti esteri'” (leggi l'articolo sul FQ). Frase legittima se non fosse che questo avviene già oggi!
Qualcuno potrà rispondermi: “ma può il presidente dell'INPS aver detto una panzata del genere?”  Ho fatto una ricerca sul sito dell'INPS per scrupolo perché in base a mie precedenti esperienze lavorative mi risultava che effettivamente la norma esistesse già, mai che non fosse stata cambiata nel frattempo.
Nel sito è riportata tale normativa così come segue:
“I pensionati, residenti in uno Stato dell'Unione Europea diverso dall'Italia, in uno stato aderente all'Accordo SEE o in Svizzera, non possono beneficiare dell'integrazione al trattamento minimo in base all'applicazione del principio di inesportabilità delle prestazioni non contributive (praticamente assegno sociale, disoccupazione, cassa integrazione, invalidità civile, assegni familiari) (regolamento CEE n. 1247/92 e regolamento CE n. 883/2004)".
Fonti:
leggi pagina 1 
leggi pagina 2 
leggi pagina 3
Diamo ora un'occhiata ai parametri necessari per ricevere i versamenti non contributivi.
Su tutti c'e' scritto: la residenza.
Allora la domanda a Boeri è: ma conosci  come funziona l'istituto dove lavori o no?
Boeri potrebbe benissimo rispondere che per gli assegni familiari esistono le eccezioni, si ma queste eccezioni sono tutte all'interno dell'Unione Europea, e se hai una pensione di un Paese europeo e vai a vivere in un altro Paese europeo, quindi per bloccare il pagamento degli assegni familiari bisognerebbe rigettare anche gli accordi europei, e vedendo la sudditanza italiana ce li vedete Boeri e Renzi andare in europa a dire alla Merkel che bisogna sospendere gli accordi di welfare? Io no.
Ma allora va tutto bene? Chiaramente no, ma il problema non sono i pensionati che vanno all'estero e ricevono la pensione; tutti loro dichiarano la residenza estera e si tratta di trattamenti contributivi, quindi esportabili, il problema sono gli extracomunitari, i comunitari e gli italiani di cui lo Stato italiano non verifica la residenza favorendo chiaramente i furbi.
Suggerisco pertanto a Boeri e al Governo di non accusare i pensionati residenti all'estero, ma di controllare la residenza di chi è in Italia siano essi italiani, stranieri ue o extracomunitari; è l'unica manovra fattibile.

Autore: Patrizio Calzolai.

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