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Rinaldi: dobbiamo mantenere la regola dell’unanimità in Europa, tutela la nostra libertà

Diciamolo chiaramente: perché la commissione vuole superare il principio di uninimità ? Perché vuole applicare delle politiche inaccettabili per un singolo, o pochi, popoli che però sono volutye e imposte dall’alto. Oggi sono le sanzioni alla Russia, non volute dalll’Ungheria, domani potrebbe essere yuna tassa patrimoniale sull’Italia per ripagare il debito o latre misure finanziarie inaccettabili. Ecco perchè l’unianimità è importante e al centro della discussione. Ecco l’intervento di Antonio Maria Rinaldi proprio su questo tema davanti alla commissione parlamentare europea AFCO.

Grazie Presidente!

Colleghi,

Desidero subito entrare nel merito di quella che infatti potrebbe essere la modifica più incisiva del Trattato: il superamento del voto all’unanimità a favore del voto a maggioranza qualificata in Consiglio, anche in tema di politica estera, sicurezza comune, bilancio e fiscalità. Un’idea, questa, non soltanto preoccupante, rappresentando l’unanimità l’unica reale garanzia rimasta per la difesa degli interessi nazionali nei consessi europei, ma invero anche poco praticabile alla luce dell’attuale assetto normativo.

Se l’obiettivo è quello di superare celermente un meccanismo che i sostenitori di questa riforma definiscono come di ostacolo allo sviluppo di una difesa comune per far fronte alla crisi Ucraina, l’art. 48 TUE non offre in effetti alcun iter per renderlo possibile in tempi brevi. La revisione ordinaria prevede, infatti, un processo lungo e complesso, mentre la procedura semplificata non può riguardare che modifiche a disposizioni relative alle politiche e azioni interne dell’Unione. E ancora, neppure la procedura di cui al paragrafo 7 dell’articolo 48 per il passaggio da una delibera all’unanimità a una a maggioranza qualificata in Consiglio, previa decisione del Consiglio europeo, può applicarsi a decisioni che abbiano implicazioni militari o che rientrino nel settore della difesa.

Ciò detto, è anche da domandarsi se sia veramente conveniente modificare queste norme sulla spinta della crisi attuale, come anche quelle dedicate al settore energetico sancite nell’art. 194 TFUE. Eliminare l’unanimità, in qualsiasi settore, metterebbe fortemente a repentaglio la sovranità degli Stati membri e la possibilità di difendere adeguatamente i diversi interessi nazionali in quanto consentirebbe facilmente la creazione di alleanze di blocco, cioè la costituzione di veri e propri “patti di sindacato” tanto per utilizzare un classico termine societario, e questo certamente non rientra minimamente nello spirito dei trattati.

Se si vuole aprire una riflessione sull’opportunità di modificare i Trattati, dovrebbe essere piuttosto prioritario concentrarsi su quei settori per cui vi sia un urgente bisogno di ripensare l’architettura normativa esistente, ad iniziare da tutta la governance economica su cui si fonda il mercato unico.

E´ dal rapporto Werner del 1969 – 70 che si sostiene che una moneta condivisa  va completata con i trasferimenti mirati sui singoli paesi da parte di una fiscalità federale.

Abbiamo toccato con mano che con la crisi del 2011 ed ora con la pandemia e la guerra alle nostre porte, si pongono urgentemente e quanto mai due problemi:

  1. a) sostenibilità fiscale del debito pubblico dell´euro-zona, che con le attuali regole non è risolvibile con la sola crescita,
  2. b) inflazione non core da prezzi importati che obbligano nell´attuale schema a reagire con regole rigide come se fosse un´inflazione dovuta da pressione sui salari, cioè in modo pro-ciclico sui livelli di occupazione e di investimenti.

Ci si riferisce, in particolare, al c.d. statuto monetario presente nel TFUE agli articoli 123, 124 e 125 sul divieto di monetizzazione, di bail-out e di solidarietà fiscale. La rigidità delle regole delineanti la Governance economica ha, infatti, reso l’euro-zona incapace di affrontare le crisi degli ultimi decenni. Il Patto di Stabilità ha avuto nefaste conseguenze pro-cicliche sulle economie nazionali e sul benessere dei cittadini e ha contribuito all’insostenibilità dei debiti pubblici, imponendo austerità e stagnazione della crescita impendendo agli Stati di poter decidere la propria politica economica e monetaria. Queste regole sono ad oggi sospese, ma verranno presto riapplicate, con gravissimo impatto sul mercato europeo e sulle stesse economie nazionali.

Questo è ciò che veramente sta a cuore ai cittadini che rappresentiamo: una politica fatta di investimenti, di riforme del mercato del lavoro che non siano dettate dal rapporto deficit/pil o da miopi vincoli obsoleti di bilancio e condizionalità, dalle regole sugli Aiuti di Stato e da uno statuto della  BCE imperfetto, non certo la modifica del voto all’unanimità in Consiglio o altre astruse proposte che comprometterebbero la tutela degli interessi degli Stati membri e che consentirebbero facili accordi tra stati a discapito di altri. Pertanto è su queste tematiche che un eventuale processo di revisione dovrebbe concentrarsi.

A ciò doveva servire la Conferenza sul Futuro dell’Europa: ad aprire dibattito sulle reali cause delle crisi che hanno colpito l’Unione europea e a elaborare proposte serie e condivise per dare soluzioni e rendere l´Unione sostenibile, non per aggirare i meccanismi parlamentari e legittimare proposte nell’interesse di pochi e, di certo, non dei cittadini europei.

Grazie.


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