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Riflessioni sulla PESC

Non volendo dilungarmi troppo in considerazioni pro o contro la questione dell’attentato francese mi limiterò a brevi riflessioni. D’altro canto al momento scrivo sulla Spagna e su questioni affini, ma questi avvenimenti meritano un’attenzione speciale. Una morte in nome della religione è sempre una morte ingiustificata, quasi ossimorica, in quanto una religione, per definizione, è votata all’amore ed alla pace per il prossimo. Dal Corano possiamo persino trarne questo versetto, molto bello e riflessivo

Chiunque uccida un uomo, sarà come se avesse ucciso l’umanità intera (5:32)

Se si riferisce ad un altro musulmano o a qualsiasi altro essere vivente dotato di El_sueño_de_la_razón_produce_monstruosraziocinio è tutto frutto di una interpretazione. L’interpretazione, la cosa che porta a vedere rosso ciò che è di altro colore o magari non ne ha nessuno. Un giorno una persona* disse che “il sonno della ragione genera mostri” e nell’uomo è da diversi anni che giace su di un letto senza mai alzarsi, quasi in coma. Non voglio difendere l’Islam, argomento del quale non ho sufficiente coscienza, ma attaccare semplicemente chi sfrutta delle parole scritte diversi secoli fa in piena assenza di una coscienza sociale, di uno stato di diritto (ed anche di un semplice ordinamento giuridico) cercando di attualizzarle in un contesto moderno qual è il nostro, pericoloso per due motivi: armi sempre più sofisticate e danaro. Anche nella Bibbia e nei testi sacri ebraici ci sono riferimenti piuttosto eloquenti riguardo ad uccisioni ed a sacrifici umani, ma non voglio addentrarmici. Possono esistere fanatici della religione, per carità divina, ma sta ad ognuno, nel suo piccolo, saper discernere ciò che è bene da ciò che è male. Male come lo sciacallaggio che si sta compiendo nei confronti delle 129 vittime di Parigi: il “più Europa”.

1) I NUMERI

Memore delle parole di Mario Monti sulla necessità delle crisi per le integrazioni forzate (lasciando all’ascoltatore il ragionevole dubbio se parlava di crisi economiche o sociali) diverse testate più o meno importanti, più o meno virtuali, si stanno scatenando col “più Europa” toccando un tema che dai tempi dell’istituzione della PESC (Politica Europea di Sicurezza Comune; 1992) non si era mai discusso se non che timidamente ed arrossendo le guance: l’esercito unico europeo. L’esercito europeo dovrebbe essere la risultante di tutti i 28 eserciti nazionali degli stati componenti la UE nel suo complesso, portando ad un totale di 1’500’000 – 2’000’000 gli effettivi, senza contare i mezzi e riserve varie. Un numero considerevole, che supera i nord americani e russi, ma non i cinesi: 2’300’000 soldati all’attivo, con possibilità di reclutare fino a 700’000’000 di cittadini in caso di conflitto armato. Insomma, una gara a chi ce l’ha più grosso. Perdonandomi per la battuta puerile e tralasciando gli altri eserciti, soffermiamoci sulla realtà europea.

2) PESC, SEAE, Frontex, EDA, PEV, UEO, EUSC, EUISS E L’ALTO RAPPRESENTANTE PER GLI AFFARI ESTERI E LA POLITICA DI SICUREZZA

La UE ha a disposizione, tra politica estera e di sicurezza, svariati strumenti: la PESC, la SEAE, il Frontex, l’EDA, la PEV, l’UEO, l’EUSC, l’EUISS ed il “commissario agli affari esteri della UE”. Tante sigle ed organi, ma con le medesime funzioni (e poi dicono dell’Italia…).Andiamo per gradi.

2.1) Politica Europea di Sicurezza Comune

Secondo pilastro della UE disegnata dal trattato di Maastricht ’92, essa attua è la politica estera della UE ed è gestita e promossa dall’Alto Rappresentate per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Comune dell’UE (da ora ARPESC) mentre i principi e gli orientamenti sono dettati dal Consiglio Europeo. È trattata nel Titolo V del TUE. Nasce negli anni ’70 come Cooperazione Politica Europea per integrare gli stati membri non solo da un punto di vista economico e rimanendo congelata fino al 1992 tranne che per delle dichiarazioni congiunte. Si arriverà col trattato di Amsterdam ’99 e la creazione dell’ARPESC e della PESC che oggi conosciamo, permettendo all’Unione di poter svolgere missioni di peace keeping (un esempio è la missione EULEX in Kosovo del 2008 che ha affiancato le forze ONU della missione UNMIK, la EUFOR ALTHEA in Bosnia, la EUFOR RD Congo, EUJUST LEX in Iraq e la EUPOL in Afghanistan). All’interno della PESC la gestione della difesa rientra nella PSDC, acronimo di Politica Sicurezza e Difesa Comune. Essa è lo strumento della PESC per poter fronteggiare crisi internazionali ed dentro agli (o tra gli) stati membri. Dopo il Consiglio Europeo di Nizza del 2000 la PSDC è coordinata da un Comitato Politico e di Sicurezza (CPS), dallo Stato Maggiore dell’UE (SMUE) e dal Comitato Militare dell’UE (EUMC), tutte dirette dall’ARPESC. Nello specifico:

  1. Comitato Politico e di Sicurezza (CPS): affianca l’ARPESC nel seguire gli sviluppi della politica internazionale ed è composto da personale militare e civile. Coadiuva il lavoro del Consiglio dei ministri degli esteri quando interpellato;
  2. Stato Maggiore dell’UE (SMUE): svolge attività di pianificazione della gestione delle crisi all’infuori della UE. Su di esso ricadono il coordinamento e lo sviluppo delle missioni di peace keeping. È subordinato all’EUMC ed assicura il collegamento tra le varie forze armate nazionali. Ha sede a Bruxelles;
  3. Comitato Militare dell’UE (EUMC): direttamente dipendente dall’ARPESC e dal CPS, esso è l’organo deputato a gestire la politica estera e di sicurezza comune della UE. È composto dai capi di stato maggiore dei singoli paesi membri;

2.2) Servizio Europeo per l’Azione Esterna

Gestisce il servizio diplomatico e le relazioni esterne della UE coi paesi terzi. Istituito nel 2011,SEAE
il direttore è l’ARPESC. Le sue funzioni sono: collaborare con le organizzazioni internazionali; consolidare la pace (in ambito PESC, quindi PSDC) e mantenere relazioni mediante la politica di buon vicinato. Ha sede a Bruxelles e si avvale di risorse interne che nazionali ed opera attraverso delegazioni sparse per il mondo (139 a fine 2015) ed il personale è composto da personale diplomatico. Affianca il Consiglio dei ministri degli esteri.

2.3) Frontex

Frontex è l’agenzia della UE che si occupa di controllare e gestire le frontiere esterne dellafrontex UE ed ha sede a Varsavia (Polonia) ed è autonoma dall’ARPESC. È stata istituita con Reg. (CE) 2007/2004 ed è divenuta famosa in Italia dopo che il ministro degli interni Alfano ha chiesto alla UE di dotarla di più risorse. Nel corso della sua esistenza ha respinto decine di migliaia di migranti ed ha arrestato centinaia di scafisti e trafficanti d’esseri umani.

2.4) EDA

 

È l’acronimo di European Defense Agency (Agenzia Europea per la Difesa).EDA Istituita nel 2004, questa agenzia ha il compito di promuovere lo sviluppo delle capacità difensive europee, di implementare la ricerca e la tecnologia nel comparto difesa e di creare un mercato unico per le attrezzature difensive. Il direttore è l’ARPESC.

2.5) PEV

La Politica Europea di Vicinato, come dice il nome, è quell’insieme di azioni con le quali la UE cerca di intrattenere relazioni coi paesi prossimo, ad oriente specialmente. Consta di aiuti economici (12 mld € dal 2007 al 2012), spostamenti facilitati e supporto tecnico e politico per implementare lo stato di diritto e la democrazia (strano questo proposito, quando si fatica ad accettare il risultato delle elezioni polacche o lusitane). Sempre sulla PEV aggiungo le parole dell’ex commissario all’allargamento Verneughen sull’Azerbaijan: “Per l’UE si tratta di un partner strategico per la sicurezza energetica, più che di un paese con cui condividere valori e prospettive comuni”.

2.6) UEO

La Unione Europea Occidentale era un’organizzazione di sicurezza militare regionale nata UEOnel 1954 e disciolta nel 2011 ed assorbita nella PESC. Sotto il suo controllo c’era il Centro Satellitare dell’Europa Occidentale e l’Istituto dell’Unione europea occidentale per gli studi sulla sicurezza (ved. punti seguenti)

2.7) EUSC

Il Centro Satellitare dell’UE è un organo deputato a raccogliere ed analizzare i dati satellitari per satcenprevenire crisi umanitarie e conflitti vari. È sotto le dipendenze del Segretario Generale del Consiglio dell’UE. Ha sede a Torrejon (Spagna).

2.8) EUISS

Nata nel 2001, è un’agenzia della UE deputata allo studio ed alla ricerca su tutte le questioni
inerenti alla sicurezza. Ha sede a Parigi ed è autonoma.ISS

2.9) Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza

Il Commissario agli Affari Esteri della UE, detto anche Alto Rappresentate per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza (officiosamente conosciuto come Mr / Lady Pesc) guida la politica di estera e di sicurezza della UE e rappresenta il Consiglio Europeo nelle sedi internazionali; attua per suo conto tale politica. Succeduto terminologicamente all’ Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, col trattato di Lisbona assume questo nome. mogheriniÈ il primo vice presidente della Commissione (introdotto col trattato di Amsterdam), presiede le sedute del consiglio dei ministri degli esteri. È nominato dal Consiglio Europeo in accordo con i vari commissari; il presidente della commissione ha la facoltà di rimuoverla dall’incarico. Il suo ruolo è pressoché consultivo e propositivo (per quanto Renzi si sia sbracciato nel decantarne l’importanza) e la sua funzione più importante è, oltre a rappresentare le istituzioni dell’UE nel mondo, dirigere la PESC e tutti gli “affari esteri” europei, coordinando anche le missioni di peace keeping della UE. Presiede e/o collabora con le istituzioni precedentemente riportate (in particolare il Servizio Europeo per l’Azione Esterna). Attualmente la carica la ricopre l’italiana Federica Mogherini dal novembre 2014.

3) BRACCI ARMATI DELLA UE: EUROCORPS, EGF ED EUROMARFOR

La UE dispone di due forze militari, composte da reparti di alcuni dei paesi membri: l’Eurocorps, la EGF e la Euromarfor.

3.1) EUROCORPS

È una forza multinazionale nata nel 1992 con sede a Strasburgo e facente capo alla UE. Sotto le dirette dipendenze della NATO è una forza composta da circa 1300 uomini ed ha come compito quello eurocorpdi intervenire durante le crisi umanitarie, difesa luoghi sensibili, mediazione e di sicurezza del Parlamento Europeo di Strasburgo. È a disposizione anche della OSCE e dei singoli stati che la richiedono. Gli stati partecipanti sono: Francia, Germania, Spagna, Belgio, Italia (tanto per non farsi mancare niente è entrata nel 2011), Lussemburgo, Polonia e Turchia. È la prima forza multinazionale europea. Ha all’attivo le missioni SFOR in Bosnia, KFOR in Kosovo, ISAF in Afghanistan e quella di addestramento in Mali EUTM MALI. È il corpo armato che permette le missioni di peace keeping marcate UE.

3.2) EGF

La European Gendarmerie Force (Forza di Gendarmeria Europea) è una forza di polizia multinazionale militare della UE nata ne 2007 col famigerato Trattato di Velsen. Gli stati partecipanti sono 7 e sono quelli che sul suolo europeo sono dotati di una polizia a carattere militare: la Spagna (con la Guardia Civil), la Francia (con la Gendarmerié), l’Italia (coi Carabinieri e la Gdf), Paesi Bassi (con la Koninklijke Marechaussee), Eurogendforil Portogallo (Guardia Nacional Republicana), Romania (Jandarmaria Romana) e la Polonia (Żandarmeria Wojskowa); la Viesojo Saugumo Tarnyba lituana ha compiti di supporto pur non facendone parte. Ha sede a Vicenza ed è retta dal CIMIN: Comitato Interministeriale dei ministri della difesa appartenenti alla forza. I compiti preposti sono la partecipazione alle missioni NATO e/o ONU di un paese membro se viene richiesto e conducono operazioni di sicurezza, vigilanza ed ordine pubblico, oltre che ad attività di intelligence e di controllo delle frontiere.
L’aspetto più controverso è la sua tanto sfacciata quanto sfacciata “antidemocraticità” in quanto dal trattato si evince che: possono supervisionare e guidare le forze di polizia nazionali (art.4); le strutture ed i servizi a disposizione sono tutti a spese dello stato ospitante (art.10); il personale ed i famigliari dei membri non sono soggetti alle leggi nazionali (art.14); i beni acquistati sono in regime di esenzione fiscale perenne, potendo richiedere persino un rimborsi (art.19); i locali, gli archivi e le comunicazioni sono inviolabili dalle autorità del paese ospitante (art.21); tutte le proprietà e pertinenze dell’EGF sono immuni da provvedimenti esecutivi (art.22); le comunicazioni non possono essere oggetti di intercettazione (art.23); le parti rinunciano ad eventuali pretese di indennizzi in caso di danno (art. 28). Per ora consta di un migliaio di poliziotti. Per ora…

3.3) EUROMARFOR

È una forza navale non permanente composta da Italia, Francia, Portogallo e Spagna per quanto concerne tutte le missioni navali e/o anfibie. È nata nel 1995 e come compiti ha la prevenzione di crisi aaaumanitarie, pattugliamento confini marittimi e peace keeping. Può essere impiegata dalla NATO e dall’OCSE se richiesto e riesce a dispiegare da piccole imbarcazioni a porta aerei. Il comando operativo si chiama COMEUROMARFOR ed i capi sono selezionati tra gli alti graduati delle rispettive marine nazionali ogni due anni. Ad oggi ha condotto per lo più operazioni di pattugliamento antipirateria nell’Oceano Indiano.

4) CONCLUSIONI E CONSIDERAZIONI

La UE ha tutti gli strumenti in regola e le forze operative per poter gestire delle crisi, questo è sicuro. Ma è nata dichiarandosi portatrice degli ideali dello stato di diritto e della democrazia. Siamo sicuri che un suo richiamo alle armi di tutti i cittadini europei sia una cosa saggia? I cittadini europei si sentirebbero pronti a combattere per la bandiera dodecastellata? Gli embrioni istituzionali ed armati per la nascita delle future istituzioni militari europee sono stati posti, ma alcune premesse (obbligo di assistenza in caso di aggressione di uno stato membro o il trattato di Velsen stesso, per non parlare della pena di morte prevista dal Trattato di Lisbona) lasciano grossi dubbi riguardo la democraticità della stessa. Recentemente Hollande ha richiesto modifiche costituzionali volte ad un maggior controllo dei cittadini al limite della libertà ed ha fatto una dichiarazione di guerra “velata” chiedendo l’appoggio degli alleati e della UE rispondendo così ad un atto terroristico con una (futura) guerra che indiscriminatamente colpisce tutti (a Raqqa, città siriana di 220’000 persone, c’erano al 90% dei civili ed è stata bombardata pochi giorni fa). Sarebbe preferibile, ad avviso dell’autore, più che implementare una forza unica europea, cominciare a dotarsi di un’intelligence che coordina tutte le altre nazionali, in modo da rendere più efficace ed accurato lo svolgimento delle missioni. Altrimenti si rischia di entrare in una III guerra mondiale tra applausi, belle parole, foto profilo e “Mi Piace” su Facebook al suono ipocrita del “Più Europa” o “USE” senza nemmeno provare a fermare le cause (o i soggetti stessi interpretanti a piacimento versi che muovo intere masse o facendo sì che testi sacri diventino ordinamenti giuridici strictu sensu) che alimentano questo fenomeno obbrobrioso. Vorrei ricordare che le Radiose Giornate di maggio 1915 portarono all’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale che seppur è stata vinta ha provocato grossi guai tanto politici quanto economici ed il resto è storia. Un’ottima maestra, ma con dei pessimi allievi.

*quella persona era Goya

 

Fonti

http://www.euromarfor.org/

http://www.eurocorps.org/

http://eeas.europa.eu/enp/about-us/index_en.htm

http://www.eusc.europa.eu/index.php

http://eur-lex.europa.eu/

http://eeas.europa.eu/delegations/switzerland/key_eu_policies/common_foreign_security_policy/index_it.htm

http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/eeas/index_it.htm

http://frontex.europa.eu/

http://www.globalfirepower.com/

Daniele, Diritto della UE, Giuffre, 2014

Martinelli, Manuale di diritto dell’Unione Europea, XXII edizione, editore Simone, 2014

 

 

 

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