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Regno Unito: la disoccupazione tocca il 5,2%, i massimi dal 2021. L’effetto boomerang delle nuove politiche sul lavoro
La disoccupazione nel Regno Unito sale al 5,2%, il livello più alto dal 2021. Tra aumento delle tasse sui salari, nuove rigidità burocratiche e frenata delle assunzioni, le politiche del governo presentano il conto. Ecco perché la Bank of England potrebbe tagliare i tassi già a marzo.

I dati macroeconomici in arrivo d’Oltremanica non sorridono all’attuale governo britannico. Nel trimestre tra ottobre e dicembre 2025, il tasso di disoccupazione nel Regno Unito è inesorabilmente salito al 5,2%. Un dato che supera le aspettative del mercato, ferme al 5,1%, e che segna il livello più alto dagli inizi del 2021, un periodo in cui l’economia globale tentava ancora di smaltire le scorie della pandemia.
Ecco un grafico di Tradingeconomics su orizzonte triennale:
Come si evince chiaramente dal grafico, il trend rialzista è costante dall’inizio del 2024. Il mercato del lavoro britannico sta palesemente scricchiolando, , ma per comprenderne le ragioni non basta guardare la superficie. Occorre analizzare l’interazione tra le recenti scelte politiche e le reazioni del tessuto produttivo.
I numeri del raffreddamento
La fotografia scattata dall’Office for National Statistics (ONS) mostra un quadro in progressivo allentamento. Ecco una sintesi dei dati principali:
| Indicatore | Dato attuale (Trimestre Ott-Dic 2025) | Variazione / Dettagli |
| Tasso di disoccupazione | 5,2% | Massimo dal 2021 |
| Disoccupati totali | 1,883 milioni | +94.000 unità su base trimestrale |
| Lavoratori a libro paga | In calo | -46.000 unità (con stima di ulteriori -11.000 a gennaio) |
| Tasso di occupazione | 75,0% | -0,1 punti percentuali |
| Crescita salari (escl. bonus) | 4,2% | In calo dal 4,4% precedente |
Se da un lato l’occupazione totale ha registrato un lievissimo incremento statistico (+52.000 unità), il calo drastico dei lavoratori a libro paga riflette una dinamica chiara: le aziende assumono meno e con contratti meno stabili.
Le cause: l’ironia delle tutele che frenano le assunzioni
Cosa sta bloccando le assunzioni? Il dito degli analisti è puntato direttamente contro le nuove politiche governative, in particolare quelle promosse dal Cancelliere dello Scacchiere, Rachel Reeves. Le imprese britanniche si trovano oggi a dover fronteggiare una miscela di maggiori costi fissi, causati dall’aumento delle tasse sui libri paga (payroll taxes) e dall’incremento del salario minimo.
A questo si aggiunge l’incertezza generata dal nuovo Employment Rights Act. Con una certa ironia della sorte, una normativa nata per tutelare i lavoratori sta spingendo circa un terzo delle aziende a dichiarare di voler ridurre le assunzioni. L’eccesso di rigidità normativa e l’aggravio fiscale, , ma soprattutto la paura di non poter gestire con flessibilità i cicli economici, stanno congelando le risorse umane (HR) del settore privato, il tutto in un momento in cui l’automazione e la AI comunque intervengono limitando le assunzioni.
La mossa della Bank of England
Dal punto di vista della teoria economica, un raffreddamento dell’occupazione porta con sé un rallentamento della dinamica salariale. E infatti, la crescita media degli stipendi (compresi i bonus) è scivolata al 4,2% contro il 4,6% precedente. Il settore privato registra la crescita salariale più debole degli ultimi cinque anni, mentre i dati del settore pubblico restano “drogati” dagli adeguamenti contrattuali passati.
Questa frenata della domanda aggregata e la conseguente discesa delle pressioni inflazionistiche salariali cambiano le carte in tavola per la politica monetaria. L’assenza di “germogli di ripresa”, come sottolineato da diversi economisti della City, spiana la strada a un intervento della Bank of England. Le probabilità di un taglio dei tassi di interesse già a marzo (anziché in aprile) sono in netto aumento. I mercati lo hanno già intuito: non a caso, a seguito della pubblicazione di questi dati, la sterlina ha ceduto lo 0,3% nei confronti del dollaro.
L’esecutivo cerca di rassicurare sbandierando investimenti futuri per l’occupazione giovanile, , ma la realtà dei numeri ci racconta un’altra storia: appesantire le imprese con tasse e burocrazia in una fase di stagnazione economica produce esattamente ciò che si vorrebbe evitare. La strada che dovrebbe essere percorsa è l’opposto di quella di Starmer, ma non lo capisce….








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