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REFERENDUM IN GRECIA: TSIPRAS RIPRENDE PER MANO IL SUO POPOLO (di Giuseppe Palma)

 


referendum2Nell’ultimo mese ho scritto tantissimo sulla questione greca. E molto ho scritto su cosa sia questa Europa, palesatasi in tutta la sua tirannide proprio nella gestione della crisi ellenica e nell’atteggiamento che le Istituzioni creditrici (UE, BCE e FMI) hanno avuto nei confronti del Governo di Atene.

Domenica scorsa (21 giugno), dopo continui tira e molla delle settimane precedenti, Tsipras presentava ai creditori una proposta che – a mio parere – non solo avrebbe causato un peggioramento delle condizioni economico-sociali del popolo greco, ma non sarebbe stata risolutiva neppure da un punto di vista finanziario. A tal proposito sono stato molto critico nei confronti del Governo ellenico, tant’è che ho scritto un articolo molto duro contro la proposta di Tsipras (https://scenarieconomici.it/carotsipras-hai-perso-e-con-te-anche-il-tuo-popolo-di-giuseppe-palma/).

 

Ma in questa settimana, nonostante tutti pensassero (io compreso) che la situazione si sarebbe “risolta” con un accordo sulla base della proposta greca, ecco il primo colpo di scena: le Istituzioni creditrici, che in un primo momento sembravano concordi nell’accettare la proposta di Tsipras, l’hanno rigettata presentando una contro-proposta (irricevibile) lacrime e sangue!

Del resto, e non è la prima volta che lo scrivo, questa è l’Europa: salvaguardare l’Euro, strumento indispensabile per tutelare il capitale internazionale a scapito del lavoro, della democrazia e dei diritti fondamentali!

 

Questi ultimi cinque giorni sono quindi trascorsi tra estenuanti trattative e continui penultimatum, intervallati da rifiuti reciproci, rilanci e messaggi di finto ottimismo!

 

Ma ecco che giovedì sera (25 giugno) arriva una specie di ultimatum (l’ennesimo) dell’ex Troika (oggi Brussels Group, composto sempre da UE, BCE e FMI) alla Grecia, con rinvio a sabato (oggi) per una nuova riunione dell’Eurogruppo che approvasse l’eventuale accordo raggiunto tra le Istituzioni creditrici e il Governo ellenico.

Tsipras, di fronte ad una proposta lacrime e sangue edulcorata da qualche concessione capestro, decide di tornare ad Atene e di convocare un Consiglio dei ministri straordinario che – chiamato a decidere se accettare o meno l’ultimatum posto dai creditori –  nella tarda serata di ieri delibera un referendum popolare che consenta al popolo greco di esprimersi democraticamente sulla cappio-proposta delle Istituzioni creditrici!

La consultazione referendaria si terrà domenica 5 luglio, cioè tra appena 8 giorni.

Nel frattempo, ed esattamente il 30 giugno (tra 3 giorni), scade il termine ultimo per un nuovo pagamento da 1,6 miliardi di euro che Atene deve restituire alle Istituzioni creditrici, ma, senza un accordo, la Grecia rischia per davvero il default!

 

Ricordate quante volte ho scritto che l’Euro è una moneta criminale? Tante, forse troppe! Ma non mi sottrarrò dalla responsabilità e dall’onere di spiegarvelo – seppur in parte – per l’ennesima volta: ciascuno Stato dell’Eurozona è privo di sovranità monetaria e la BCE (Banca Centrale Europea) non è una vera e propria banca centrale, infatti non funge da prestatrice di ultima istanza, quindi non garantisce e non può finanziare i debiti pubblici di nessuno degli Stati della zona euro. Ciò premesso, ciascuno Stato è costretto ad andare a prendere la moneta dai propri cittadini (tasse, lotta giacobina all’evasione fiscale, tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili etc…) oppure a farsela prestare dai mercati dei capitali privati ai quali deve restituirla (con gli interessi) andandola a prendere sempre dai cittadini! Questo meccanismo criminale è dovuto proprio all’Euro, infatti negli Stati a moneta sovrana i Governi creano moneta dal nulla e possono “acquistare” l’intero ammontare del proprio debito pubblico senza massacrare cittadini e imprese.

Il crimine dell’Euro – nel caso della Grecia – è addirittura ancora più evidente rispetto al meccanismo sopra descritto, che comunque è uguale per tutti i 19 Stati che hanno aderito alla moneta unica.

La Grecia ha fatto ricorso al fondo salva-Stati (oggi MES), il quale ha acquistato Titoli di Stato ellenici il cui ammontare non solo è sottratto alla giurisdizione greca (principio della Lex Monetae), ma il Governo di Atene deve restituire all’UE l’intera somma equivalente ai Titoli acquistati (sia sul mercato primario che su quello secondario), più gli interessi. Poi c’è l’esposizione nei confronti del FMI, il quale, avendo prestato denaro al Governo ellenico, ne pretende la puntuale restituzione, più gli interessi. E dire che, se la Grecia (come tutti gli altri Paesi della zona euro) avesse sovranità monetaria, questi problemi neppure esisterebbero!

 

Ciò premesso, considerata la rigidità nelle pretese e l’inflessibilità del modus operandi delle Istituzioni creditrici, Tsipras ha deciso di rimettere la cappio-proposta dei creditori alla volontà del popolo sovrano.

Con la decisione di indire il referendum popolare, il premier greco ha ripreso per mano il suo popolo! E un eventuale respingimento democratico della cappio-proposta aprirà scenari interessantissimi tutti da scoprire, non solo per la Grecia ma per l’intero assetto dell’UE!

 

L’Unione Europea, attraverso i suoi Trattati e tramite l’Euro, ha esautorato – oltre alla legalità costituzionale di ciascuno degli Stati membri – i processi democratico-elettorali, ritenuti un serio pericolo per la salvaguardia del capitale internazionale. Potete quindi immaginare cosa rappresenti per l’apparato eurocratico un referendum popolare di questa portata: un’eresia, un attentato al crimine!

 

In Grecia è nata la DEMOCRAZIA!

In Grecia, e non solo, l’hanno uccisa!

In Grecia, forse, sta rinascendo!

 

Leonida, con appena 300 uomini, resistette a Serse, che ne aveva 6.000! Il topolino greco fa tremare il pachiderma europeo!

Con l’augurio che la sovranità popolare, il lavoro, la democrazia costituzionale e i diritti fondamentali riprendano il loro posto: la supremazia sull’economia e sul mercato.

 

 

Giuseppe Palma

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