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Ratisbona, quando il cemento svela il mistero: scoperto un antico tempio di Mitra in Baviera

Scoperto nel centro di Ratisbona il più antico tempio di Mitra della Baviera: un cantiere edile svela reperti unici del culto misterico romano risalenti al II secolo.

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Dalle fondamenta di un progetto residenziale emerge una scoperta che riscrive la storia romana del Danubio: il culto del “Dio Salvatore” era presente ben prima di quanto credessimo.

Spesso ci troviamo a commentare l’impatto dei grandi progetti infrastrutturali o edilizi sull’economia reale, ma c’è una certa, sottile ironia quando la modernità, nella sua corsa al “mattone”, finisce per inciampare letteralmente nella storia profonda. È esattamente ciò che è accaduto a Ratisbona (Regensburg), dove quella che doveva essere una banale operazione di routine si è trasformata nella “nuova scoperta” archeologica più rilevante dell’ultimo decennio per la regione.

Nel cuore della città bavarese, precisamente lungo la Stahlzwingerweg, gli archeologi hanno portato alla luce non semplici cocci, ma il più antico tempio dedicato al dio Mitra di tutta la Baviera. Una scoperta che non solo arricchisce il patrimonio culturale tedesco, ma costringe gli storici a rivedere le tempistiche della penetrazione dei culti orientali lungo il Limes danubiano.

Statua di Mitra al British Museum

Un cantiere, tre condomini e un mistero romano

Tutto ha avuto inizio con un copione piuttosto classico per le città europee di fondazione antica. Al numero 6 di Stahlzwingerweg era prevista la costruzione di tre nuovi edifici residenziali. Come da prassi normativa, che a Ratisbona viene applicata con teutonico rigore, l’azienda ArchäoTeam è stata incaricata di condurre le indagini preventive.

Inizialmente, lo scenario sembrava confermare le aspettative standard per un sito del centro storico:

  • Tracce di insediamenti preistorici;
  • Resti generici di epoca romana;
  • Stratificazioni medievali.

Nulla che facesse gridare al miracolo. Tuttavia, la complessità è emersa in fase di scavo. Lo spazio ristretto della fossa, lavorata in diverse fasi tra la primavera e l’autunno del 2023, ha restituito reperti di grandi dimensioni la cui interpretazione è rimasta un rebus fino alla fine dei lavori. Non si trattava di una semplice abitazione, né di un magazzino militare standard.

La certezza scientifica: il culto del “Sol Invictus”

La svolta è arrivata grazie al lavoro meticoloso del Dr. Stefan Reuter. Solo dopo aver incrociato tutti i dati e valutato l’insieme dei frammenti, le prove circostanziali si sono cristallizzate in una certezza storica: in quel punto sorgeva un tempio dedicato a Mitra, divinità di origine persiana popolarissima tra i legionari.

L’identificazione non è stata semplice, poiché la struttura originaria era in legno, un materiale che difficilmente sopravvive ai millenni se non in condizioni anaerobiche particolari. Eppure, gli indizi raccolti non lasciano spazio a dubbi:

  1. La pietra votiva: Sebbene l’iscrizione sia stata erosa dal tempo rendendola indecifrabile, la tipologia del manufatto è inequivocabile.
  2. Placche e arredi: Sono emersi frammenti di placche votive e elementi strutturali del santuario che trovano precisi riscontri in altri luoghi di culto mitraici noti (i cosiddetti Mithräum).
  3. Ceramica rituale: Frammenti di vasi decorati con motivi a forma di serpente — animale simbolico fondamentale nella cosmogonia mitraica — insieme a incensieri e brocche.
  4. Frammenti di vasi emersi dallo scavo

Una datazione che sorprende

L’aspetto tecnicamente più interessante, quello che fa drizzare le orecchie agli storici (e agli appassionati di storia economica e militare dell’Impero), è la datazione. Grazie al rinvenimento di monete in loco, il santuario è stato datato tra l’80 e il 171 d.C.

Perché è importante? Perché colloca il tempio nell’epoca del forte di coorte di Kumpfmühl e del relativo insediamento civile, ben prima della fondazione del grande accampamento legionario che renderà Ratisbona (Castra Regina) un bastione difensivo cruciale.

Maximilian Ontrup, esperto di archeologia romana provinciale presso i Musei Civici di Ratisbona, ha sottolineato l’unicità del ritrovamento con due punti chiave:

  • È il primo santuario di epoca romana identificato all’interno del centro storico della città.
  • È il più antico dei nove templi di Mitra scoperti finora in Baviera.

Questo anticipa la presenza del culto in un periodo in cui si pensava fosse meno radicato in questa specifica area di frontiera. Il mitraismo, infatti, raggiunse il suo apice solitamente verso la fine del II secolo, per poi essere gradualmente soppiantato dal Cristianesimo tra il IV e l’inizio del V secolo.

Moneta dell’imperatore Adriano (II secolo) trovata in loco

Il contesto: banchetti, soldati e il “Salvatore”

Per comprendere la portata del ritrovamento, bisogna ricordare cosa rappresentasse Mitra. Era una religione misterica, di origine indiana, riservata agli iniziati, che prometteva la salvezza dell’anima ed era strutturata su sette gradi di iniziazione. Era, per eccellenza, la religione dei soldati e dei funzionari imperiali: gerarchica, leale, rigorosa.

I reperti di Ratisbona confermano la prassi liturgica: i banchetti rituali. Le brocche e i recipienti per bere ritrovati non erano stoviglie domestiche, ma strumenti sacri usati dai fedeli per condividere il pasto in memoria del banchetto mitico tra Mitra e il Sole. La presenza di decorazioni a serpente rimanda direttamente alla simbologia del ciclo di vita e rinascita.

Dallo scavo al museo: un asset culturale

In un’ottica di valorizzazione del territorio, questo ritrovamento è un asset formidabile. La città di Ratisbona e l’Ufficio Statale Bavarese per la Conservazione dei Monumenti, in collaborazione con la società SDI GmbH (promotrice degli scavi), hanno finanziato un progetto di valutazione e recupero.

Il Dr. Sebastian Karnatz, Direttore del Museo, ha espresso un entusiasmo che va oltre la semplice accademia. L’obiettivo è inserire questi reperti nel nuovo concept museale cittadino. Non si tratterà di esporre freddi oggetti in vetrina, ma di “contestualizzare e visualizzare” la scoperta, rendendo vivo un culto che ancora oggi mantiene un alone di mistero.

Questo ricorda che le radici europee, anche in parte della Germania, sono nella Roma antica. Ratisbona ci offre una nuova prospettiva su come vivevano, credevano e speravano gli uomini che, quasi duemila anni fa, presidiavano il confine del mondo civilizzato. E, forse, ci insegna che anche un cantiere edile può diventare la porta verso l’eternità

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