Materie prime
Rame verso i massimi storici: lo sciopero in Cile e le scorte LME al collasso spingono i prezzi. Allarme deficit per il 2026
Prezzi verso i 13.000 dollari. UBS avverte: in arrivo un deficit di 400mila tonnellate nel 2026. Volano anche alluminio e stagno.
Il mercato delle materie prime torna a surriscaldarsi, e questa volta il protagonista indiscusso è il “Dottor Rame”. I prezzi del metallo rosso sono schizzati verso nuovi massimi storici questo lunedì, spinti da una tempesta perfetta: timori crescenti sull’offerta, uno sciopero strategico in Cile e magazzini del London Metal Exchange (LME) che si stanno svuotando a vista d’occhio.
Uno scenario che analizziamo con attenzione, perché quando il rame corre, spesso l’inflazione industriale non è lontana.
La scintilla in Cile e la reazione dei mercati
Il benchmark del rame all’LME ha registrato un balzo del 2,7%, toccando quota 12.811 dollari la tonnellata nella mattinata di lunedì, avvicinandosi pericolosamente al record di 12.960 dollari segnato la scorsa settimana.
La causa scatenante? Uno sciopero presso la miniera Mantoverde di Capstone Copper, nel nord del Cile. Sebbene la produzione prevista per quest’anno si attesti tra le 29.000 e le 32.000 tonnellate — una frazione rispetto ai 24 milioni di tonnellate della produzione globale — l’evento ha un forte valore psicologico. In un mercato già teso, ogni singola tonnellata mancante rafforza la narrativa della scarsità.
Scorte in calo e previsioni di deficit strutturale
Non è solo una questione di scioperi. A gettare benzina sul fuoco c’è il crollo verticale delle scorte nei magazzini approvati dall’LME: siamo a 142.550 tonnellate, un calo del 55% dalla fine di agosto.
Dove finisce tutto questo rame? Gran parte sta prendendo la via degli Stati Uniti. Qui i prezzi rimangono elevati, sostenuti anche dalle incertezze sulle tariffe, nonostante le esenzioni entrate in vigore lo scorso agosto.
Le prospettive per il futuro prossimo, inoltre, non sono rosee per chi sperava in un calo dei prezzi. Gli analisti di UBS hanno tracciato un quadro inequivocabile:
- 2026: Crescita della domanda del 3% contro una crescita dell’offerta raffinata inferiore all’1%. Risultato? Un deficit tra le 300.000 e le 400.000 tonnellate.
- 2027: Il deficit potrebbe salire a 500.000 tonnellate.
Non solo Rame: il punto sugli altri metalli
Mentre il rame corre, anche il resto del comparto metallurgico mostra i muscoli, con l’alluminio che tocca i massimi dall’aprile 2022 a causa del tetto alla produzione cinese (il famoso “cap” a 45 milioni di tonnellate). Come nota Gregory Wittbecker di Wittsend Commodity Advisors, il mercato deve smettere di guardare alla Cina per i costi di capitale e iniziare a preoccuparsi degli investimenti in aree come l’Indonesia.
Ecco una sintesi dell’andamento degli altri metalli industriali:
| Metallo | Prezzo (USD/Ton) | Variazione | Note |
| Alluminio | $ 3.060 | +1,5% | Massimi dal 2022, timori offerta Cina |
| Zinco | $ 3.171 | +1,4% | Trend positivo |
| Stagno | $ 41.925 | +3,5% | Forte rialzo per coperture short |
| Piombo | $ 2.011 | +0,2% | Stabile |
| Nickel | $ 16.885 | +0,4% | Leggero rialzo |
Un mercato in fermento, dunque, che segnala come la “fame” di materie prime dell’economia reale sia tutt’altro che saziata, con buona pace di chi prevedeva rallentamenti drastici. Con questo boom dei prezzi delle materie prime c’è da aspettarsi un calo dei consumi e anche un peggioramento dei costi della cosiddetta transizione energetica.
Domande e risposte
Perché uno sciopero in una miniera relativamente piccola influenza così tanto il prezzo globale?
In economia, quando l’offerta è rigida e le scorte sono basse, il prezzo viene determinato “al margine”. Anche se la miniera di Mantoverde produce una quota piccola del totale mondiale, il suo blocco avviene in un momento in cui i magazzini sono vuoti (-55% all’LME). I trader temono che non ci sia “cuscinetto” per assorbire anche minime interruzioni, scatenando così acquisti dettati dal panico o dalla speculazione per assicurarsi la materia fisica.
Cosa significa il deficit previsto da UBS per i consumatori e le imprese?
Un deficit di 400.000 tonnellate nel 2026 implica che la domanda supera l’offerta disponibile. Per le imprese manifatturiere, specialmente quelle legate alla transizione energetica (cavi, auto elettriche) e all’edilizia, questo si traduce in costi di produzione più alti. Questi costi verranno quasi certamente scaricati sul consumatore finale o, in alternativa, comprimeranno i margini aziendali. È un classico segnale di inflazione da costi che potrebbe persistere fino al 2027 se non verranno aperti nuovi impianti.
Perché il prezzo dell’alluminio sta salendo insieme a quello del rame?
L’alluminio sta vivendo una dinamica simile di restrizione dell’offerta, ma per motivi politici e strutturali. La Cina ha imposto un tetto alla produzione (45 milioni di tonnellate) per motivi ambientali ed energetici. Essendo la Cina il produttore dominante che per vent’anni ha dettato i prezzi bassi, questo limite costringe il mercato a cercare metallo altrove (es. Indonesia), dove i costi di investimento e produzione sono diversi e spesso più alti, spingendo le quotazioni verso l’alto.








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